Conciliazione obbligatoria nelle cause civili

Chasnik

Da lunedì prossimo diviene obligatoria la conciliazione stragiudiziale nelle cause civili. Prima di iniziare una causa in Tribunale, le parti sono obbligate a rivolgersi ad un mediatore al fine di tentare una conciliazione che eviti il giudizio. I mediatori sono privati cittadini abilitati ed iscritti ad apposito albo la cui prestazione è a carico delle parti coinvolte nella vertenza. Solo in caso di fallimento del tentativo, la parte danneggiata può adire la magistratura ordinaria.

Si compie così un ulteriore passo nel processo di privatizzazione delle funzioni statali. Al di là di quelli che saranno gli esiti di questa novità, si tratta di un esempio della rinuncia del nostro legislatore a far funzionare l’apparato statale. La conciliazione, infatti, è prevista anche dal codice vigente, ed è attribuita al giudice che prima dell’instaurazione del processo può tentare la via dell’accordo fra le parti. Ma invece di potenziare questo strumento, e di risolvere alla radice il problema dell’eccessiva durata dei processi e della farraginosità della procedura, il legislatore ha scelto di lasciare incancrenire il tribunali nella loro ormai cronica inefficienza, affidando ai privati il compito di dirimere le controversie.

I casi in cui è obbligatoria la conciliazione sono i seguenti.

– diritti reali (ad esempio usufrutto, diritto di abitazione, uso esclusivo)
– divisione
– successioni ereditarie
– patti di famiglia
– locazione
– comodato
– affitto di aziende
– contratti assicurativi, bancari e finanziari
responsabilità medica
– diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità.
Dal 20 marzo 2012, poi, la mediazione obbligatoria riguarderà anche le cause condominiali e il risarcimento danni da incidenti stradali.

Interessante l’ipotesi di conciliazione nelle cause di responsabilità medica, nelle quali le parti sono il malato e l’azienda ospedaliera responsabile di un episodio di malasanità. In questo caso la vittima dell’errore medico è obbligata a rivolgersi ad un mediatore fra lui e la controparte. Da un lato un soggetto debole, un malato, che deve sostenere le proprie ragioni con i propri mezzi. Dall’altra un colosso politico-economico che dispone di strutture medico-legali create appositamente per difendersi dalle richieste di risarcimento dei malati danneggiati. A mio modesto parere porli sullo stesso piano senza l’interposizione di una figura terza, imparziale ed autorevole come è (dovrebbe essere) il giudice ordinario, significa pregiudicare i diritti del malato.

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