Giusto e breve? Magari.

marzo 30, 2011

Le opposizioni gridano allo scandalo. La maggioranza sta procedendo a tappe forzate nel varo della legge sul cosiddetto “processo breve” che, come tutti sanno, significa in realtà “processo morto”. Ovvero, quando la legge sarà in vigore, diverrà quasi impossibile celebrare processi penali e buona parte di quelli in corso (anche per reati gravissimi) cadranno sotto la mannaia di questa nuova nozione di “prescrizione del processo”. Come se non bastasse, a garantire l’impunità a fior di delinquenti, la prescrizione brevissima dei reati introdotta con la legge ex Cirielli.

E’ vero, è uno scandalo; ma è uno scandalo che viene da lontano, e non coinvolge solamente i partiti che ora fanno parte della maggioranza.

Torniamo al 1997 quando, con il centrosinistra al governo, il Parlamento votò a larga maggioranza la riforma dell’articolo 111 della Costituzione, detto ora (con sinistra comicità) “giusto processo”. Ecco il testo dell’art. 111 prima e dopo la riforma.


Art. 111 (vecchio).

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 111. (nuovo)

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.
Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Come si vede la riforma ha introdotto una serie di garanzie a tutela dell’accusato che, a mio modestissimo parere, avrebbero trovato naturale accoglimento nel codice di procedura penale e non nella Carta costituzionale. Alcuni maligni sostengono che la modifica fu tenacemente voluta per impedire ai Tribunali di processare i politici coinvolti in tangentopoli ed in altre indagini che riguardavano figure di primo piano. Ma sono solo maldicenze.

Una cosa, però, mi sento di dire. Già che si metteva mano ad una riforma in tal senso, a me sarebbe venuto in mente di aggiungere all’art. 111 anche un capoverso di questo tipo:

Il processo assicura un equo risarcimento alla persona offesa dal reato.

Oppure, a voler essere più blandi,

La legge assicura un equo risarcimento alla persona offesa dal reato.

Infatti, se ci si preoccupa tanto dei diritti dell’accusato, già che ci si è, si potrebbe dedicare una postilla anche alla vittima. Non costava niente dirlo e, sinceramente, come si fa a non essere d’accordo con un principio del genere?

Mi si potrebbe dire che una tale norma è già prevista dall’ordinamento; sta scritta nell’art. 185 del codice penale:


Art. 185.

Restituzioni e risarcimento del danno.
Ogni reato obbliga alle restituzioni a norma delle leggi civili.
Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui.

Il fatto è che le leggi sono ordinate gerarchicamente, e le norme ordinarie (gli articoli del codice penale lo sono) soccombono davanti ai precetti costituzionali. Ne consegue che nel processo penale i diritti dell’accusato garantiti dall’art. 111 prevalgono sui diritti della persona offesa, che la Costituzione ignora.

Già questo mi pare una grossa ingiustizia. Ma veniamo all’oggi. Cosa c’entra questo discorso con il processo breve?

Come si sa, la norma che sta per essere varata assicura la “prescrizione del processo” e quindi l’estinzione del reato una volta trascorso un dato tempo. La persona offesa, quindi, dopo aver subito la vessazione di un lungo iter processuale (la legge parlerebbe di sei anni che, sommati ai tempi dell’indagine preliminare, sono pur sempre una discreta durata) si vede beffata dalla prescrizione del procedimento e deve rinunciare alla propria pretesa di giustizia e di risarcimento. Per tacere dei denari che ha eventualmente speso per costituirsi parte civile.

Ora rifletto: se nell’articolo 111 della Costituzione fosse stato inserito il capoverso che ho suggerito, che ne sarebbe della legge sul processo breve? A occhio, a occhio di profano, direi che sarebbe risultata manifestamente incostituzionale, in quanto avrebbe violato il precetto a tutela della persona offesa.

Ma a quel capoverso, ai diritti della vittima del reato, nessuno pensò. Come nessuno continua a pensare ora. Di fatto i nostri parlamentari, di destra, di sinistra e di centro, sono talmente abituati ad essere essi stessi indagati/imputati o comunque a frequentare indagati/imputati, che del processo penale vedono solo una parte, quella del reo. E ne parlano come se l’esercizio della giurisdizione fosse una questione privata fra magistrati ed imputati. Lo si coglie anche nel linguaggio politico-giuridico (ovvero quello dei politici che parlano di giustizia penale), ove la parola “cittadino” assume automaticamente la funzione di sinonimo di “imputato”; mai che si parli del cittadino “vittima”. Non solo. Quando si parla di eccessiva durata dei processi, i politici la trattano come di un torto esclusivamente nei confronti dell’imputato. Che sì ha diritto ad un processo di ragionevole durata, ma tale diritto dovrebbe valere a maggior ragione per il danneggiato, che dal procedimento attende un legittimo risarcimento. Ma niente: il danneggiato non esiste: paga l’avvocato, assiste, subisce, ed alla fine si vede deridere dal colpevole che la fa franca con la prescrizione (del reato o del processo).

Ecco allora perché lo strepito delle attuali opposizioni mi suscita profonda indignazione. Potevano pensarci prima. Invece di rincorrere le esigenze processuali “del leader dell’opposizione” o “del premier voluto dagli italiani” (a seconda delle legislature), ovvero dei vari politici sotto processo per tangenti, potevano continuare a pensare alla Costituzione come la carta fondamentale a tutela della collettività, di tutti.

E taccio – per ora – di tutte le altre leggi votate dal Parlamento (spesso con maggioranze bipartisan) a tutela esclusiva degli indagati/imputati/condannati. L’elenco è più lungo di quello che si pensi: legge sui pentiti (a tutela dei boss e dei politici collusi con la mafia); indagini difensive (per agevolare i falsi testimoni); patteggiamento allargato (patteggiamento esteso a reati gravi, ed il patteggiamento preclude la costituzione di parte civile della persona offesa e quindi il suo risarcimento); legge Boato-Simeone (sulle pene alternative al carcere che vengono concesse a chiunque); legge Valentino (sulla revisione processuale); indulto 2006 (che condona interamente o riduce le pene a tutti, indiscriminatamente); legge Cirielli (che accorcia la prescrizione); legge sull’evasione fiscale (che fissa una soglia economica al di sotto della quale l’evasione non è reato penale); legge sulle rogatorie internazionali (che le avrebbe rese impossibili, se non fosse intervenuta la corte europea); depenalizzazione del falso in bilancio (che consente agli imprenditori di fare quello che vogliono); concordato preventivo (un regalo ai bancarottieri). E cito a memoria le prime che mi sovvengono.

Se gli italiani che sono stati vittime di reati si rivolgessero in massa alla Corte europea per i diritti dell’uomo, lamentando l’incapacità dello Stato italiano di assicurar loro la giustizia e chiedendo adeguato risarcimento, la bancarotta dell’Italia sarebbe assicurata.


Articolo 92.

marzo 23, 2011

Articolo 92 Costituzione della Repubblica italiana.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

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Dal sito web del Quirinale.
Nota a proposito della nomina a Ministro dell’on. Romano

NOTA

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’on. Romano a ministro dell’agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. Essendo risultato che il giudice per le indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisioni nelle prossime settimane, il Capo dello Stato ha espresso riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionale. A seguito della odierna formalizzazione della proposta da parte del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro.

Roma, 23 marzo 2011

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Servono commenti?


Conciliazione obbligatoria nelle cause civili

marzo 19, 2011

Chasnik

Da lunedì prossimo diviene obligatoria la conciliazione stragiudiziale nelle cause civili. Prima di iniziare una causa in Tribunale, le parti sono obbligate a rivolgersi ad un mediatore al fine di tentare una conciliazione che eviti il giudizio. I mediatori sono privati cittadini abilitati ed iscritti ad apposito albo la cui prestazione è a carico delle parti coinvolte nella vertenza. Solo in caso di fallimento del tentativo, la parte danneggiata può adire la magistratura ordinaria.

Si compie così un ulteriore passo nel processo di privatizzazione delle funzioni statali. Al di là di quelli che saranno gli esiti di questa novità, si tratta di un esempio della rinuncia del nostro legislatore a far funzionare l’apparato statale. La conciliazione, infatti, è prevista anche dal codice vigente, ed è attribuita al giudice che prima dell’instaurazione del processo può tentare la via dell’accordo fra le parti. Ma invece di potenziare questo strumento, e di risolvere alla radice il problema dell’eccessiva durata dei processi e della farraginosità della procedura, il legislatore ha scelto di lasciare incancrenire il tribunali nella loro ormai cronica inefficienza, affidando ai privati il compito di dirimere le controversie.

I casi in cui è obbligatoria la conciliazione sono i seguenti.

– diritti reali (ad esempio usufrutto, diritto di abitazione, uso esclusivo)
– divisione
– successioni ereditarie
– patti di famiglia
– locazione
– comodato
– affitto di aziende
– contratti assicurativi, bancari e finanziari
responsabilità medica
– diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità.
Dal 20 marzo 2012, poi, la mediazione obbligatoria riguarderà anche le cause condominiali e il risarcimento danni da incidenti stradali.

Interessante l’ipotesi di conciliazione nelle cause di responsabilità medica, nelle quali le parti sono il malato e l’azienda ospedaliera responsabile di un episodio di malasanità. In questo caso la vittima dell’errore medico è obbligata a rivolgersi ad un mediatore fra lui e la controparte. Da un lato un soggetto debole, un malato, che deve sostenere le proprie ragioni con i propri mezzi. Dall’altra un colosso politico-economico che dispone di strutture medico-legali create appositamente per difendersi dalle richieste di risarcimento dei malati danneggiati. A mio modesto parere porli sullo stesso piano senza l’interposizione di una figura terza, imparziale ed autorevole come è (dovrebbe essere) il giudice ordinario, significa pregiudicare i diritti del malato.


Fukushima: worst case scenario

marzo 17, 2011

Cerco di capire cosa sta accadendo in Giappone e rifletto sul worst case scenario: la fusione del nocciolo.

Contrariamente a quello che qualcuno dice, la “fusione del nocciolo” non è un processo di fusione nucleare con cui si intende il fenomeno nel quale due nuclei di atomi di un elemento si fondono per dare vita al nucleo di un elemento diverso. La fusione del nocciolo è semplicemente la fusione delle barre di zirconio (acciaio) e di uranio che si trovano nel reattore e delle barre di assorbimento che vengono inserite per rallentare o fermare il processo di fissione nucleare provocato dai neutroni prodotti dal decadimento naturale dell’uranio.

Una centrale a fissione nucelare funziona quando i neutroni emessi dal decadimento dell’uranio provocano, urtando altri nuclei, ulteriori fissioni, innescando la reazione a catena; i decadimenti conseguenti liberano energia termica che scalda l’acqua in cui è immerso il combustibile e ciò (attraverso un liquido scambiatore) genera il vapore acqueo che alimenta le turbine.

Per fermare la reazione vengono inserite fra le barre di acciaio che contengono le capsule di uranio le suddette barre di assorbimento che hanno il compito di “catturare” i neutroni vaganti smorzando fino ad arrestare la reazione a catena. Vale a dire: se l’uranio è “rarefatto”, “non concentrato”, non c’è reazione a catena e lentamente il reattore si raffredda.

Come ho spiegato nel precedente post, nei reattori di Fukushima si è totalmente bloccato il sistema di raffreddamento dei reattori e quindi si sta innescando la fusione delle barre di acciaio che contengono le capsule di uranio. Tale fusione non è dovuta alla reazione a catena, che è stata fermata dalle barre di assorbimento, ma dallo spontaneo decadimento (che genera energia termica) del materiale radioattivo che si trova nel reattore.

La domanda è: perchè la fusione del nocciolo dovrebbe risultare così catastrofica? Non ho trovato nulla nei siti che ho finora consultato.

Tento una risposta. Se tutto il materiale che si trova all’interno del nocciolo fondesse, esso, liquefacendosi, si depositerebbe sul fondo del reattore. Poichè l’uranio non lega con l’acciaio ed è molto più pesante, si depositerebbe sul fondo, mentre sopra di esso si creerebbero strati di metalli più leggeri fusi. In questo modo la concentrazione di uranio fissile tornerebbe a livelli tali da riattivare la reazione di fissione a catena (mancando della rarefazione dei nuclei di uranio 138 che espellono neutroni all’atto del decadimento garantita dall’inserimento delle barre di assorbimento), con la produzione di energia termica in quantità enormi ed incontrollabili anche nel caso in cui si riattivassero i sistemi di raffreddamento. Ciò provocherebbe, probabilmente, la fusione dell’involucro in acciaio del reattore, il collasso della struttura, una specie di liquefazione totale e la creazione di una massa metallica liquida ad altissima temperatura, con conseguenze che nessuno può prevedere. Nel film “la sindrome cinese” si formulava l’ipotesi che una tale massa fusa ed incandescente potesse addirittura perforare il globo terrestre da un capo all’altro. Fantascienza, ma in effetti non credo che alcuno possa prevedere cosa succederebbe.

In breve: l’incubo consisterebbe nel pericolo che con la fusione del nocciolo si riattivi la reazione nucelare di fissione, che a quel punto diverrebbe incontrollabile.


Soffocato dall’ignoranza.

marzo 17, 2011

Non riesco più a scrivere qui, perchè mi sento soffocare dall’ignoranza. Leggo ed ascolto gli organi di informazione su quanto avviene in Giappone e registro – del tutto a caso – alcune mie impressioni.

1. La porzione di costa investita dallo tsunami sarebbe (dico sarebbe, perchè nessun giornale lo dice!) di circa 500 chilometri, l’equivalente della costa adriatica da Trieste ad Ancona. Considerato che i centri abitati sono stati travolti nell’arco di venti minuti e che il Giappone ha una densità abitativa doppia riispetto all’Italia (128 milioni di persone su un’area di poco superiore), la popolazione interessata dal maremoto è stimabile in centinaia di migliaia, forse milioni. Ma ancora non vedo alcuna stima, nemmeno approssimativa, dei dispersi. Incredibile.

2. Relativamente all’incidente di Fukushima – ed anche qui pesco a caso – ieri sera Mentana (il grande giornalista!) ha confuso la fusione del nocciolo (cioè la fusione delle barre di acciaio che contengono l’uranio radioattivo che alimenta la fissione) con il processo di fusione nucleare, che è tutt’altra cosa, e non c’entra un fico secco.

3. Circa la dinamica dell’incidente nessun telegiornale, fra quelli che ho sentito, ha spiegato cosa è accaduto effettivamente, cioè il doppio guasto al circuito di raffreddamento. Il sistema di sicurezza automatico della centrale ha funzionato alla perfezione arrestando la reazione nucleare nel nocciolo con l’inserimento delle barre di assorbimento, ma il problema è stato un altro. Il sisma ha bloccato la fornitura di energia elettrica al circuito di raffreddamento ed è entrato in funzione quello di emergenza azionato dai motori diesel. Ma poichè i motori a gasolio si trovano a sette metri sul livello del mare, sono stati investiti dall’onda di tsunami che li ha messi fuori uso. Quindi i quattro reattori sono rimasti totalmente privi di sistemi di raffreddamento e, anche se la reazione nucleare era stata fermata, hanno continuato a surriscaldarsi per effetto del decadimento dei prodotti di fissione presenti nelle barre. Di qui la produzione di vapore acqueo in eccesso, di ossigeno ed idrogeno (prodotti dalla scissione delle molecole d’acqua venute a contatto con l’acciaio in prefusione a teemperatura di circa 2000 gradi) che hanno causato le esplosioni e le fuoriuscite.

Vorrei essere chiaro: a Fukushima è successo quello che capita in un’automobile cui si rompe la pompa dell’acqua: il motore non viene raffreddato e quindi, dopo un po’, fonde. Per avere un’idea plastica della magnifica tecnologia nucleare nipponica, provate ad immaginare un automobilista che guida una macchina con il radiatore guasto e per raffreddare il motore versa secchiate d’acqua sul cofano.

3. A difesa del nucleare italico si sono pronunciati il ministro Prestigiacomo (grande esperta in materia) ed il ministro Romani (detto anche ministro Colpo Grosso). Si attende l’intervento del predecessore Scajola (che fino a pochi mesi fa percorreva il paese assicurando l’assoluta sicurezza delle nuove centrali che ci vuole sbolognare la Francia) il quale lamenterà che lo tsunami è stato causato a sua insaputa.

Per non essere da meno il Corriere della Sera ha affidato un articolo in difesa dell’atomo ad Edoardo Boncinelli, un genetista. Ma che cacchio ne sa?

4. Proliferano informazioni sul livello di millisievert registrati nei pressi della centrale. Nessuno spiega cosa è un Sievert.

5. A sentire la televisione, questo sarebbe il secondo (o terzo) disastro nucleare di sempre. Prima di esso si citano Three Miles Island e Chernobyl come unici casi in cui sono stati immessi in atmosfera radionuclidi di produzione umana. Qualcuno arriva a dire che siamo di fronte ad una catastrofe epocale che muterà il mondo, che intaccherà la catena alimentare, che sconvolgerà il pianeta. Nessuno ricorda le decine e decine di esperimenti nucleari in atmosfera compiuti negli anni 50 e 60, quando Stati Uniti e Francia (nelle isole del Pacifico) e Unione Sovietica (in Kazakhstan) facevano espodere bombe atomiche (a fissione e poi anche a fusione, le cosiddette bombe H) in superficie, con la produzione e la diffusione in atmosfera di quantitativi enormi di materiale radioattivo che si è ovviamente diffuso su tutto il globo.

Mi fermo qua, mi sento soffocare.