La giornata della memoria.

gennaio 27, 2011

Dramma domestico in un atto.

Lui: Ti sei ricordata che domani è la giornata della memoria?
Lei: No! Mi sono dimenticata! Perché non me lo hai ricordato?
– Sai che ho poca memoria per le giornate della memoria…
– Ma tu ti ricordi quante giornate della memoria bisogna ricordarsi?
– A memoria non mi ricordo. Ma mi ricorderò di farmi il promemoria delle giornate della memoria.
– Ma io mi ricordo che lo avevi fatto.
– Si ma non mi ricordo mai dove lo metto.
– Allora imparalo a memoria il promemoria delle giornate della memoria.
– Hai ragione: devo ricordarmi di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria. Ma tu ricordamelo!
– Cosa?
– Ricordami di ricordarmi di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria.
– Se avessi memoria, mi ricorderei io di ricordarmi di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria. Ma lo sai che non ho memoria.
– Ma mi sembra di ricordare di essermi ricordato di ricordarti di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria. Ma tu mi ricordasti che le giornate della memoria non esistono più!
– Non esistono più? Io non mi ricordo che non esistono più le giornate della memoria; ma non mi ricordo nemmeno se esistono ancora.
– Ma tu ti ricordi di quando c’erano le giornate della memoria?
– Mi ricordo che ti chiedevo di ricordarmi di ricordarmi di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria.
– E te lo ricordavo?
– Non mi ricordo.
– Ma almeno ti ricordi cosa si ricorda nella giornata della memoria?
– Non mi ricordo se si ricorda la stessa cosa della giornata del ricordo.
– Ah già! La giornata del ricordo. Devi ricordarmi di ricordarmi la giornata del ricordo.
– Anche quella della memoria.
– Ti ricordi di quando dovevi ricordarmi di ricordarmi di memorizzare le giornate del ricordo e di ricordarmi di imparare a memoria il promemoria delle giornate della memoria?
– Sì! Mi ricordo!!!
– Allora ti ricordi cosa si ricorda nella giornata del ricordo e nella giornata della memoria?
– No quello non me lo ricordo. Ma mi ricordo che si imparava a memoria un disco di canti della memoria.
– Sì, mi ricordo. Lo comprammo da Ricordi. Ti ricordi quando c’era Ricordi e andammo a comprare il disco della memoria per il giorno del ricordo da imparare a memoria? … Quanti ricordi…

– Comunque domani devi ricordarti di vedere se è il giorno della memoria o del ricordo.
– Hai ragione. Ricordamelo.
– Ok. Memorizzo.


Indagini difensive. Libro V, titolo VI bis c.p.p. e L. 397/2000

gennaio 22, 2011

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Il caso Ruby riporta (dovrebbe riportare) alla nostra attenzione una delle peggiori leggi in materia di procedura penale varata in anni recenti: quella sulle indagini difensive.

La sua principale finalità è quella di consentire ai difensori delle parti private coinvolte in un procedimento penale di assumere informazioni da testimoni trascurati dall’autorità giudiziaria requirente. Ispirato a principi di “garantismo” è la classica legge pensata per un mondo perfetto, nel quale gli avvocati difensori hanno a cuore l’accertamento della verità e non la tutela ad ogni costo del loro assistito ed il conseguente onorario.

In pratica, invece, si tratta di un modo per far confluire nell’indagine penale il ricorso ai testimoni falsi che, come documentato da una recente inchiesta del corsera, è prassi consolidata nel processo civile.
Ricopio l’articolo che prevede e regola l’interrogatorio del testimone da parte del difensore.

La materia è disciplinata dal titolo VI bis del Libro V del codice di procedura penale ed il testo della legge è reperibile qui:

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00397l.htm

http://www.penale.it/legislaz/l_7_12_00_397.htm


Art. 391-bis.
Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni da parte del difensore.

1. Salve le incompatibilità previste dall’articolo 197, comma 1, lettere c) e d), per acquisire notizie il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici possono conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa. In questo caso, l’acquisizione delle notizie avviene attraverso un colloquio non documentato.

2. Il difensore o il sostituto possono inoltre chiedere alle persone di cui al comma 1 una dichiarazione scritta ovvero di rendere informazioni da documentare secondo le modalità previste dall’articolo 391-ter.

3. In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici avvertono le persone indicate nel comma 1:

a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;

b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere informazioni indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;

c) dell’obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato;

d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;

e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero e le risposte date;

f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione.

4. Alle persone già sentite dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero non possono essere richieste notizie sulle domande formulate o sulle risposte date.

5. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da una persona sottoposta ad indagini o imputata nello stesso procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato, è dato avviso, almeno ventiquattro ore prima, al suo difensore la cui presenza è necessaria. Se la persona è priva di difensore, il giudice, su richiesta del difensore che procede alle investigazioni, dispone la nomina di un difensore di ufficio ai sensi dell’articolo 97.

6. Le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte in violazione di una delle disposizioni di cui ai commi precedenti non possono essere utilizzate. La violazione di tali disposizioni costituisce illecito disciplinare ed è comunicata dal giudice che procede all’organo titolare del potere disciplinare.

7. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da persona detenuta, il difensore deve munirsi di specifica autorizzazione del giudice che procede nei confronti della stessa, sentiti il suo difensore ed il pubblico ministero. Prima dell’esercizio dell’azione penale l’autorizzazione è data dal giudice per le indagini preliminari. Durante l’esecuzione della pena provvede il magistrato di sorveglianza.

8. All’assunzione di informazioni non possono assistere la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa e le altre parti private.

9. Il difensore o il sostituto interrompono l’assunzione di informazioni da parte della persona non imputata ovvero della persona non sottoposta ad indagini, qualora essa renda dichiarazioni dalle quali emergano indizi di reità a suo carico. Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese.

10. Quando la persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa abbia esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, il pubblico ministero, su richiesta del difensore, ne dispone l’audizione che fissa entro sette giorni dalla richiesta medesima. Tale disposizione non si applica nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o imputate nello stesso procedimento e nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o imputate in un diverso procedimento nelle ipotesi previste dall’articolo 10. L’audizione si svolge alla presenza del difensore che per primo formula le domande. Anche con riferimento alle informazioni richieste dal difensore si applicano le disposizioni dell’articolo 362.

11. Il difensore, in alternativa all’audizione di cui al comma 10, può chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza o all’esame della persona che abbia esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, anche al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 392, comma 1.

Questa disposizione consente appunto al difensore (dell’indagato o della parte offesa) di sostituirsi alla Polizia Giudiziaria per interrogare persone informate sui fatti, ma, come chiunque può comprendere, presenta alcuni palesi vizi ontologici.

A differenza della Polizia e del Pubblico Ministero, il difensore non ha “obbligo di verità”, anzi. Egli ha prima di tutto il dovere di difendere il proprio cliente; quindi se il testimone che egli interroga riferisce circostanze sfavorevoli all’indagato, non verbalizza; oppure distrugge il verbale, lo nasconde, lo cestina. A differenza del pubblico ufficiale, che porta all’attenzione del magistrato tutti gli elementi che raccoglie, siano essi favorevoli o sfavorevoli all’indagato.

Ma la domanda più critica è altra: cosa impedisce al difensore di suggerire le risposte al testimone? Di “manipolare” il verbale, di concordarlo, in spregio della verità dei fatti? Di fatto niente, perché non vi è norma che lo stabilisca e, quand’anche ci fosse, sarebbe del tutto inefficace perché in caso si instauri un accordo fra testimone e difensore per tutelare l’indagato con falsità, nessuno ne verrebbe a conoscenza. L’immagine di Ghedini che convoca le ragazze del premier nella villa di Arcore e le interroga su quello che lì vi accadeva, descrive plasticamente quale valore processuale possono avere simili “indagini”.

E’ chiaro a cosa serve questa legge: a gettare sabbia nell’ingranaggio delle investigazioni del P.M., ad inquinarle, a prolungarle indefinitamente, come è ormai prassi forense consolidata.

Un ulteriore elemento riguarda la possibilità dell’indagato di ricorrere ad indagini difensive che risultano essere, ovviamente, costosissime e quindi riservate ai soggetti particolarmente facoltosi. Fra questi il nostro presidente del consiglio, il cui legale Ghedini ha fatto larghissimo uso della legge oltre che nel presente caso Ruby , anche nel processo Mills, a soli fini dilatorii.

Non mi dilungo sulle aberrazioni che vedo in questa legge, che il Pubblico Ministero Spataro definì (giustamente) come una delle peggiori mai votate in Italia. E non mi dilungo sui problemi deontologici che pone agli avvocati seri ed onesti, divisi fra il rigore morale e professionale nell’uso di un simile strumento ed il desiderio di favorire in ogni modo il loro assistito, anche a costo di falsità (ben remunerate).

Non ricordando bene però chi la volle, sono andato a fare una piccola ricerca in rete scoprendo che fu introdotta con la Legge 7 dicembre 2000, n. 397. Il presidente del consiglio in carica era Giuliano Amato, il presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati era Anna Finocchiaro ed il ministro della Giustizia era Piero Fassino.

Bravi, bene, bis.


Prostituzione e potere.

gennaio 19, 2011

Nel mare di reazioni sul caso Ruby mi è capitata questa perla che dobbiamo al genio politico di Veltroni.

“Ora basta. Non è il momento di opportunismi politici e silenzi. Le donne del Pdl devono parlare e pretendere la verità su questa storia. E’ in gioco la dignità del Paese e di tutte le donne. Penso a colleghe di valore come Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Giorgia Meloni, Annagrazia Calabria, Beatrice Lorenzin e tante altre. Questo è il momento di alzare la voce e dire basta. Sarebbe un gesto di grande libertà e dignità civile. Chi tace, in questo momento, si rende complice”, ha detto Marianna Madia, deputata del Pd.

Ma care donne del pd, progressiste ed emancipate, rispondetemi a questa domanda: qual è, esattamente, la differenza fra le fanciulle che si esibiscono nella discoteca di villa San Martino e quelle di voi che, essendo amanti, mogli o fidanzate di qualcuno, e grazie a quote rosa e liste bloccate, hanno scalato le gerarchie politiche? Vedo bene la differenza dei comportamenti, ma il discrimine chi lo traccia, chi lo stabilisce? E con quale criterio?

Ed ancora. Quando Beppe Grillo definì “zoccole” (senza nominarle) alcune parlamentari, non foste voi ad esplodere contro di lui, per difendere le colleghe, accusate “in quanto donne”? Non siete voi a difendere strenuamente proprio la Carfagna, accusata “in quanto donna” perché si parla di lei come antesignana dei bunga bunga o di qualcosa del genere?

Se si accetta che la promozione sociale di una donna passi per l’uso del suo corpo, in una forma qualsiasi, anche tenue, che può anche concretizzarsi in “relazione occasionalmente stabile”, si accetta il principio in via generale, si “sdogana” la prostituzione come strumento per la conquista del potere (politico e non solo).

In una parola, se si legittimano le puttane, si legittimano anche i puttanieri.


Ruby, salvaci tu.

gennaio 16, 2011

Donne, giovani ed immigrati salveranno l’Italia, si sente dire. E allora chi meglio di Karima El Mahrough (Ruby), giovane donna figlia di immigrati, rappresenta la nostra salvezza? Ed infatti se alla Repubblica italiana sarà risparmiata la iattura di una presidenza di Silvio Berlusconi lo dovremo probabilmente a lei ed alla spregiudicatezza della sua infantile condotta, che ha spalancato davanti ai nostri occhi la realtà preilluministica di un potere di coloritura medievale, premoderno, basato sull’arbitrio, sul sopruso e sul disprezzo di ogni legge. L’immagine di un premier che la sera, anziché partecipare ad impegni istituzionali, o prepararli, si ritira nella propria reggia, contornato da biechi cortigiani, per abusare sessualmente (ed analmente?) di una minorenne sbandata e senza famiglia, approfittando della sua precaria condizione esistenziale con promesse e donazioni in denaro, ci fa precipitare in un lugubre antro culturale, dove potere, arbitrio, abuso, dominio sessuale, disprezzo dei più deboli e oscena esibizione della perversione raffigurano una società ispirata a vieti modelli feudali scevri di moralità.

E’ la rappresentazione esemplare del primato del privato sul pubblico, dell’imprenditorialità sulla politica, dell’individualismo sullo spirito collettivo. Il lento ma inesorabile cammino intrapreso da tempo dall’intellettualità e dalla politica nostrane, finalizzato a convincerci che i principi cardine della Costituzione repubblicana sono (erano?) cascami social-comunisti da superare per lasciare spazio al primato dell’interesse privato – celebrato e voluto come unico motore del mondo – ci ha condotto a questa oscena rappresentazione orgiastica dell’egoismo più smodato e sfrontato che, paradossalmente, finisce per travolgere perfino le alte cariche della Stato nei gorghi di una legislazione pensata ipocritamente per “ripulire le strade“ da quella che ci si vuole descrivere come la feccia barbarica che immonda la nostra società.

Non è un caso che Berlusconi rischi di finire vittima delle tagliole giudiziarie introdotte nella legislazione penale con il cosiddetto decreto sicurezza, perché quando il disprezzo della legge diviene l’unico criterio di selezione della classe dirigente, è quasi automatico che il Capo finisca impigliato nelle sue stesse leggi. Come il bracconiere di mare che, calando reti a strascico, finisce inevitabilmente per pescare una specie protetta dalla legge.

Appaiono inutili e probabilmente non serviiranno le innumerevoli barriere che, in nome di un falso garantismo criminogeno, il legislatore ha introdotto in questi ultimi lustri nella legislazione penale. Non la legge sui (in realtà contro) i collaboratori di giustizia (nel caso Ruby non ci sono pentiti, finora); non la legge Cirami (inapplicabile); non i lodi Schifani e Alfano (incostituzionali); non la legge sulle rogatorie internazionali (decaduta per decisione della corte europea di giustizia); non la depenalizzazione del falso in bilancio (le prostitute non sono libri contabili); non la legge Pecorella (incostituzionale); non la sostanziale depenalizzazione della falsa testimonianza (ci sono ancora le intercettazioni telefoniche, grazie al cielo); non l’orribile legge sulle indagini difensive (le innumerevoli testimonianze fasulle raccolte dal povero Ghedini sembrano non servire a nulla, salvo forse a inguaiare chi le ha rese); non ancora (per il momento) l’oscena legge Cirielli sulla prescrizione breve; non l’indulto del 2006 (che non copre i reati commessi successivamente); non le tante e cavillose modifiche procedurali introdotte in omaggio al “giusto processo” inserito addirittura in Costituzione; non il nuovo fallimento e concordato preventivo. E nemmeno, grazie ad un tardivo rigurgito di coscienza di qualcuno, la mostruosità mai entrata in vigore del processo breve, mentre altri obbrobri come la legge Boato-Simeone sulle pene alternative non eviteranno al premier la catastrofe di immagine di una condanna per un fatto tanto vergognoso.

Ma ciò non toglie che l’elenco (parziale) di leggi criminali e criminogene che ho riepilogato sia stato pensato, voluto, votato e applicato ad un’intera generazione di delinquenti grandi e piccoli, che grazie ad esse hanno fatto dell’Italia un paese di malviventi assurti a rango di feudatari dell’economia e di loro vassalli, governati dall’alto dal più spregiudicato di tutti. L’oscenità del bunga bunga è la stessa dei bilanci falsi, delle frodi fiscali, dei fondi esteri, dei capitali esportati illecitamente, del colossale riciclaggio del denaro mafioso, dei mafiosi entrati in politica, del traffico di stupefacenti usato come fonte di finanziamento, della bancarotta come naturale operazione economica, della corruzione dei pubblici ufficiali, degli amministratori locali senza scrupoli, della privatizzazione dei servizi pubblici intesa come rapina dei cittadini, dell’uso del lavoro nero, della contraffazione, dei laboratori clandestini, dello sfruttamento selvaggio dei lavoratori immigrati e della prostituzione, appunto.

La divisione fra chi sta dentro o fuori la villa di Arcore è il paradigma della divisione fra chi rispetta la legge (faticosamente, da tanto è complessa e talvolta capziosa), condannandosi con ciò ad una vita da stupido e povero illuso (povero anche materialmente), e chi invece rompe il diaframma della legalità per entrare nel circuito della ricchezza economica. A prezzo però della propria corruzione morale e dell’esposizione al rischio di precipitare nel baratro, sull’orlo del quale sembra ora più che mai Silvio Berlusconi.

La cifra del declino del nostro paese è in questa obbligatoria sintonia fra illegalità e guadagno, in questo legame sempre più stretto e quasi necessario fra affermazione personale e illiceità. In una frase, nella coincidenza fra immoralità e successo. Un successo che può però trasformarsi in rovinoso fallimento.


Serviva fare una legge?

gennaio 13, 2011

Vi ricopio qui l’articolo del codice di procedura penale che disciplina il legittimo impedimento per qualsiasi (ripeto, qualsiasi) imputato.

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Art. 420-ter.
Impedimento a comparire dell’imputato o del difensore.

1. Quando l’imputato, anche se detenuto, non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d’ufficio, rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l’avviso all’imputato, a norma dell’articolo 419, comma 1.

2. Con le medesime modalità di cui al comma 1 il giudice provvede quando appare probabile che l’assenza dell’imputato sia dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito o forza maggiore. Tale probabilità è liberamente valutata dal giudice e non può formare oggetto di discussione successiva né motivo di impugnazione.

3. Quando l’imputato, anche se detenuto, non si presenta alle successive udienze e ricorrono le condizioni previste dal comma 1, il giudice rinvia anche d’ufficio l’udienza, fissa con ordinanza la data della nuova udienza e ne dispone la notificazione all’imputato.

4. In ogni caso la lettura dell’ordinanza che fissa la nuova udienza sostituisce la citazione e gli avvisi per tutti coloro che sono o devono considerarsi presenti.

5. Il giudice provvede a norma del comma 1 nel caso di assenza del difensore, quando risulta che l’assenza stessa è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per legittimo impedimento, purché prontamente comunicato. Tale disposizione non si applica se l’imputato è assistito da due difensori e l’impedimento riguarda uno dei medesimi ovvero quando il difensore impedito ha designato un sostituto o quando l’imputato chiede che si proceda in assenza del difensore impedito.

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Serve che commenti? Era già tutto scritto.


Tutte chiacchiere.

gennaio 4, 2011

Come ho già avuto modo di scrivere il dibattito politico in corso tocca tutti i punti tranne l’unico che veramente interessa e sul quale si sono consumate rotture e si tessono intese: il federalismo.

Della scuola, dell’università, della giustizia, della moralità, della sanità, a questi non frega una beata fava: per loro può andare tutto in malora. Il problema è solo uno: se passa uno schema di federalismo fiscale gradito alla Lega Nord, la maggior parte delle regioni e dei comuni vedranno drasticamente ridotti i trasferimenti statali e conseguentemente il principale (talvolta unico) strumento di mantenimento del consenso da parte del ceto politico locale (dai piccoli assessori fino a senatori e deputati).

Su questo si stanno lacerando trasversalmente maggioranza e opposizione e attendiamo di vedere quando Bossi e Tremonti capiranno che il PdL non può rimanere unito su questo punto. Il resto è chiacchiera.


Le parole che non vorresti eccetera – 2° round.

gennaio 3, 2011

Hanno superato il turno le voci che hanno riportato almeno 10 preferenze (1,5%). Avete fino a quindici scelte possibili.