Fini a Perugia

novembre 7, 2010

suicidio

Ho ascoltato stoicamente il discorso del presidente della Camera, appena terminato.

Se fosse stato il testo di un monologo teatrale lo spettacolo avrebbe dovuto concludersi con l’autore che si inginocchia in favore di pubblico, sguaina la sciabola e fa harakiri.

Fini ha elencato alcuni mali del berlusconismo vigente, eludendo i peggiori e tacendo i particolari più scabrosi ed esiziali. Ha accusato platealmente la Lega di essere un movimento subpolitico, antinazionale. Ha descritto il governo come giunto al termine della sua esperienza. Ne è uscito un quadro desolante di cui lui è uno dei principali responsabili, perché di questi due fenomeni egli è stato dal 1994 il puntello più saldo, il compagno più fedele, il servo più ubbidiente. Se tutte le critiche che ha mosso sono giuste, se tutte le analisi che ha svolto sono esatte, dovrebbe ritirarsi dalla vita politica. Invece, incredibilmente, non ho udito alcuna autocritica. Avrebbe dovuto dire: “amici (camerati?), in sedici anni abbiamo sbagliato tutto! Chiediamo scusa agli italiani!” Niente di tutto ciò.

Fini ha incredibilmente lasciato aperta la porta alla prosecuzione della vita della maggioranza a condizione che “riscriva l’agenda”, invocando come base un fantomatico “tavolo di lavoro per la crescita”. Tatticismi, mi si insegnerà, “per lasciare il cerino acceso in mano a B.”. Sarà.

Quello che ho sentito parlare è un mezzo leader (anche meno) che dopo aver tracciato un quadro desolante del suo paese, sa solo appellarsi al vecchio capo senza avere il coraggio di trarre le adeguate conseguenze. Minacciare il ritiro della delegazione di governo ed il ricorso all’appoggio esterno è infatti una trovata da vecchio democristiano.

Capisco però per cosa nasce Futuro e Libertà: ereditare il consenso di Berlusconi una volta che questi sarà eclissato (se e quando avverrà). Come il Msi ereditò i consensi residui del Pnf ed Alleanza nazionale quelli del Msi. Come il Pds ereditò quelli del Pci, il Ppi quelli della Dc ed il Pd quelli delle rispettive mutazioni. Questo sanno fare i leader politici nazionali, salvo qualcuno: ereditare. Come figli inetti ed inferiori ai genitori che aspettano di prenderne il posto per gestirne il patrimonio.

Ma chi eredita senza saper osare in proprio non fa che impoverirsi, esattamente come l’Italia, guardacaso.


Ruby o Noemi?

novembre 6, 2010

Ma quale Fini; ma quale Renzi. Sentieri e Pensieri lancia il sondaggio del momento.


Uso politico della giustizia

novembre 5, 2010

maiotti

– Lei è un mafioso, non può fare politica.
– Mi denunci e ci vediamo a processo, se sarò condannato mi dimetterò.
– Ma ci vorranno quindici anni, e nel frattempo?
– Vale la presunzione di innocenza, continuerò a fare quel che faccio.


La morale

novembre 5, 2010

fanciulla

Frequentare minorenni non è reato. Pagare prostitute non è reato. Frequentare mafiosi non è reato. Falsificare i bilanci non è (più) reato. Evadere il fisco e corrompere sì, ma c’è la prescrizione, oppure manca la prova. Avere società offshore non è reato. Mentire non è reato. Farsi votare dai mafiosi non è reato. Fare pressioni sui funzionari dello Stato non è reato.

Non serve che continui, avete capito.

Ad ogni puntata di Annozero gli indignati dell’opposizione vanno sempre a sbattere contro Ghedini il quale dimostra che B. è candido come un giglio, e se si accaniscono a voler dire che invece forse il reato c’è, ecco che forniscono l’assist: “uso politico della giustizia”.

La verità è che il dibattito politico dovrebbe riposare su una morale pubblica (e non sul codice penale) che non esiste più perchè tutti ce ne siamo disinteressati. Basta far caso al lessico; si usano talvolta le parole “immorale”, “amorale”, “etico”, ma “morale”, mai. Quasi fosse una bestemmia pensare di dire cosa è “morale” e cosa no.

Da decenni ormai abbiamo abbandonato l’idea che il vivere del singolo e della collettività necessita dell’elaborazione continua di criteri di discernimento fra bene e male, illudendoci che il perseguimento dell’interesse personale incanalato nella fredda normativa protocollare (ispirata poi da cosa? Da rapporti sociali di forza? Da dogmi parareligiosi?) sia sufficiente a regolare i comportamenti singoli e collettivi. Una scelta che oltre ad essere di moda (brutta parola “morale”, fin dagli anni settanta, soprattutto se qualcuno ci vuole appiccicare l’aggettivo “sessuale”) è anche comoda da adottare. Perchè chiedersi ogni volta cosa è bene e cosa è male è faticoso. E’ faticoso decidere da se stessi come essere buoni cittadini, buoni lavoratori, buoni studenti, buoni genitori, brave persone. Molto meglio farsi prescrivere un protocollo comportamentale e rispettarlo alla lettera (almeno in apparenza).

No. Non è mai stato così, e così non può funzionare.