Fini a Perugia

suicidio

Ho ascoltato stoicamente il discorso del presidente della Camera, appena terminato.

Se fosse stato il testo di un monologo teatrale lo spettacolo avrebbe dovuto concludersi con l’autore che si inginocchia in favore di pubblico, sguaina la sciabola e fa harakiri.

Fini ha elencato alcuni mali del berlusconismo vigente, eludendo i peggiori e tacendo i particolari più scabrosi ed esiziali. Ha accusato platealmente la Lega di essere un movimento subpolitico, antinazionale. Ha descritto il governo come giunto al termine della sua esperienza. Ne è uscito un quadro desolante di cui lui è uno dei principali responsabili, perché di questi due fenomeni egli è stato dal 1994 il puntello più saldo, il compagno più fedele, il servo più ubbidiente. Se tutte le critiche che ha mosso sono giuste, se tutte le analisi che ha svolto sono esatte, dovrebbe ritirarsi dalla vita politica. Invece, incredibilmente, non ho udito alcuna autocritica. Avrebbe dovuto dire: “amici (camerati?), in sedici anni abbiamo sbagliato tutto! Chiediamo scusa agli italiani!” Niente di tutto ciò.

Fini ha incredibilmente lasciato aperta la porta alla prosecuzione della vita della maggioranza a condizione che “riscriva l’agenda”, invocando come base un fantomatico “tavolo di lavoro per la crescita”. Tatticismi, mi si insegnerà, “per lasciare il cerino acceso in mano a B.”. Sarà.

Quello che ho sentito parlare è un mezzo leader (anche meno) che dopo aver tracciato un quadro desolante del suo paese, sa solo appellarsi al vecchio capo senza avere il coraggio di trarre le adeguate conseguenze. Minacciare il ritiro della delegazione di governo ed il ricorso all’appoggio esterno è infatti una trovata da vecchio democristiano.

Capisco però per cosa nasce Futuro e Libertà: ereditare il consenso di Berlusconi una volta che questi sarà eclissato (se e quando avverrà). Come il Msi ereditò i consensi residui del Pnf ed Alleanza nazionale quelli del Msi. Come il Pds ereditò quelli del Pci, il Ppi quelli della Dc ed il Pd quelli delle rispettive mutazioni. Questo sanno fare i leader politici nazionali, salvo qualcuno: ereditare. Come figli inetti ed inferiori ai genitori che aspettano di prenderne il posto per gestirne il patrimonio.

Ma chi eredita senza saper osare in proprio non fa che impoverirsi, esattamente come l’Italia, guardacaso.

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