Fumo negli occhi

settembre 26, 2010

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Appartamenti, legalità, cognati, dossier, paradisi fiscali e società offshore. Fumo negli occhi. La maggioranza di Berlusconi è andata in crisi per lo scarto di Fini, ma il nemico più pericoloso per il governo è, oggi come nel 1994, la Lega di Bossi. E il contendere è lo stesso di allora, il nodo cruciale della storia d’Italia fin dall’unità: il trasferimento di risorse al sud ed il consenso elettorale meridionale.

La vera partita si gioca su quello che viene chiamato federalismo, e che i politici del mezzogiorno vedono come il fumo negli occhi, poichè li priverebbe del loro tradizionale strumento di raccolta del consenso: il trasferimento clientelare di risorse al sud. La solidità di Fini, che ha apparentemente sorpreso molti, si basa proprio su questo, sulla capacità di consolidare attorno a sè, in prospettiva, l’appoggio dei parlamentari meridionali, che vedono in lui il principale antidoto ai progetti leghisti. Qui, e solo qui, è la sua forza, il resto sono chiacchiere.

E’ sempre l’eterno ricatto del voto meridionale, clientelare, non libero, inquinato; ma indispensabile per gli equilibri parlamentari e per la vita dei governi. Il nodo gordiano della politica nazionale, quale che sia il sistema elettorale.


Salvatore Borsellino a Cordenons

settembre 25, 2010

Salvatore Borsellino parla nella sala consiliare di Cordenons (PN)

“Ma pensate come mi sento io, quando vedo che l’uomo sospettato di aver ordinato l’omicidio di mio fratello rappresenta lo stato italiano ai massimi livelli!” Queste parole, pronunciate quasi al termine del suo intervento, danno la misura dello spessore shakespeariano dell’uomo che le ha pronunciate: Salvatore Borsellino.

Venerdì scorso ero a Cordenons, all’incontro con il fratello del magistrato ucciso in via d’Amelio organizzato dalle Agende Rosse del Friuli Venezia Giulia (cioè Daniele, Davide, Maria Grazia ed io). Non riassumo il contenuto del discorso, perché nella frase che ho riportato c’è tutta l’intensità di una narrazione che Borsellino porta in giro per l’Italia, nell’indifferenza dei mezzi di informazione.

Chi pensa che il mondo contemporaneo abbia rimosso il dramma, il senso della tragedia, del conflitto, dovrebbe leggere le storie di mafia. Tremila sono i morti della guerra mafiosa degli anni ottanta che vide i corleonesi sconfiggere le famiglie palermitane facenti capo a Bontade. Decine e decine sono i poliziotti ed i magistrati caduti sotto i colpi delle mafie, e centinaia i familiari colpiti dai lutti. E la grottesca pantomima della politica nazionale altro non è che il riflesso pubblico di una lunga guerra di conquista dell’economia nazionale che le organizzazioni criminali stanno conducendo con successo da decenni.

La vera storia d’Italia è oscura ed indicibile, e i veri attori ci sono sconosciuti, nei loro veri ruoli. Ogni tanto ne intravediamo qualcuno, senza però capirne appieno l’importanza, senza saperli collocare. Ogni tanto si scorge una breccia e vale la pena tentare di aprirla. La verità sul 19 luglio 1992 è una di questa e l’agenda rossa di Paolo Borsellino né è il simbolo. Come è il simbolo degli infiniti misteri della Repubblica, della nostra pessima Repubblica che però, ahimè, è l’unica che abbiamo.

Il gazebo delle Agende Rosse a Pordenone (19.09.2010)


La figuraccia di Fini

settembre 24, 2010

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Ho sempre pensato che Gianfranco Fini fosse un uomo meno che mediocre. Ma la conferma che mi ha dato oggi è di un nitore sorprendente. Afferma il presidente della Camera dei deputati, in riferimento alla nota vicenda monegasca : “Dirò la mia verità in un video. La dichiarazione andrà in linea domani in tarda mattinata sui siti di Generazione Italia e del Secolo”.

Non sono esperto di comunicazione ma.

1. La locuzione “la mia verità” lascia intendere che non è “la verità”. Trattandosi di un bene (l’appartamento monegasco) già di proprietà del suo partito egli è tenuto a dire “la verità”. La scelta lessicale denota già debolezza.

2. La “sua verità” verrà rivelata in “un video”. Peggio di Scajola. L’ex ministro scelse la via della conferenza stampa-comunicato, sottraendosi alle domande ma almeno mettendoci la faccia senza mediazioni. Fini opta per un video costruito ad arte, sottraendosi alle riprese dei media, alle domande dei giornalisti, alle legittime contestazioni. Segno non solo di debolezza ma di paura.

3. Il video apparirà domani. Lasciando campo libero per tutta la sera odierna e per la giornata di domani alla verità di oggi, ovvero che l’appartamento è di suo cognato. In pratica le sue parole diverranno pubbliche quando ormai si sarà consolidata la versione avversaria.

Era difficile, in così poche parole, racchiudere così tanti errori comunicativi.

Fini, vergognati, va.


Da via d’Amelio a Montecarlo, patacche e depistaggi

settembre 23, 2010

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Faccio molta fatica a reggere le notizie che giornali e televisioni ci rovesciano addosso: dovrei chiedermi se è possibile che esponenti dei servizi segreti hanno o no fabbricato una finta lettera del ministro di un microstato caraibico nel quale si riferisce della proprietà di un bilocale a Montecarlo.

Proprio in questi giorni sto rileggendo la tragica storia di Vincenzo Scarantino, il balordo del quartiere della Guadagna di Palermo, sulle cui accuse sono state incardinate le sentenze Borsellino uno e Borsellino due. Arrestato nell’immediatezza della strage di via d’Amelio, Scarantino rimase a lungo detenuto e, dopo mesi e mesi di silenzio, si decise a “pentirsi”, accusando se stesso ed altri complici di aver partecipato alla strage. Quindi proseguì la collaborazione indicando alcuni boss di Cosa nostra come mandanti dell’attentato. Dichiarazioni che hanno portato a svariati ergastoli e ad altre pesantissime condanne.

Ma pochi sanno che la famiglia di Scarantino ha ripetutamente denunciato le torture, le sevizie cui egli fu sottoposto per indurlo a “pentirsi” ed egli stesso ritrattò ripetutamente le proprie accuse, dichiarando di essersi inventato tutto su suggerimento della polizia e dei pubblici ministeri, chiedendo con insistenza di essere arrestato e la cessazione del programma di protezione.
Ed infatti sono attualmente sotto inchiesta alcuni poliziotti della squadra mobile di Palermo per aver pilotato le deposizioni di Scarantino.

Mettiamo a fuoco: per la strage di via d’Amelio, uno dei fatti più gravi della storia della Repubblica italiana, sono attualmente in carcere numerosi innocenti (anche se alcuni di essi, in verità, sono boss mafiosi che sarebbero comunque detenuti); i reali esecutori ed i mandanti della strage sono ancora sconosciuti; numerosi pentiti indicano in Silvio Belrusconi e Marcello dell’Utri i referenti esterni a Cosa nostra “interessati” all’attentato; poliziotti e magistrati sono sospettati di aver deliberatamente seguito una falsa pista investigativa per distrarre se stessi, i colleghi, l’opinione pubblica e la stampa.

E noi siamo qui, con Santoro, Castelli e Bocchino a parlare di patacche caraibiche.


Le ovvietà di Fini a Mirabello

settembre 6, 2010

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Il commento più lucido al discorso di Fini a Mirabello va attribuito a Berlusconi: “sembra di ascoltare Di Pietro”. E’ vero, in queste parole c’è tutto. Il presidente della Camera ha infilato una sconvolgente serie di ovvietà, di cose che chi ha un briciolo di discernimento conosce da sempre. Ed è quantomeno straniante prendere atto che il principale evento politico degli ultimi anni consista in un discorso fatto di banalità.

Quel discorso avremmo potuto farlo tutti, nei contenuti, e costituisce la più limpida autoaccusa che un politico può fare; Fini ha di fatto rinnegato tutta la sua storia di leader politico: dall’accordo del 1994 sul “Polo del Buongoverno” fino alla nascita del PdL, passando per Fiuggi. Il cortocircuito che si è creato non può lasciare indifferente nessuno, men che meno quelli che sono stati (apparentemente) dall’altra parte.

La denuncia totale e radicale del berlusconismo ora deve venire da chi ha diretto il centrosinistra in tutti questi anni, orchestrando un’opposizione fasulla. Non mi aspetto né pretendo suicidi politici o autocritiche in stile vetero marxista, ma l’ammissione dei propri imperdonabili errori, delle tragiche debolezze, dei vergognosi compromessi, delle oscene ipocrisie che hanno consentito al Cavaliere di impadronirsi del paese e della mente di tanti italiani, quello sì.