I meriti del pd

654507813_023Per quanti sforzi faccia non riesco a trovare commenti positivi sul guppo dirigente del pd. Ovunque legga, trovo critiche. Eppure, mi son detto, qualcosa di buono ci dovrà essere, visto che sembra si sia arrivati all’epilogo del berlusconismo.

In effetti a voler cercare qualcosa si trova. Cancellando dal parlamento le forze dell’estrema sinistra (operazione qualificata come “semplificazione del quadro politico”) il pd (anzi, bisognerebbe dire Veltroni e l’ineffabile Franceschini) ha privato Berlusconi di uno dei suoi principali argomenti di propaganda: lo spettro dei comunisti al governo. La scelta di Veltroni di far correre il partito da solo o quasi ha consegnato al centrodestra una maggioranza larghissima, e con essa un senso di onnipotenza in tutti i suoi membri, ivi compresi gli oppositori interni al Cavaliere. Ne segue che la pattuglia dei finiani (cospicua anche grazie alla larghezza del successo elettorale del pdl) ha trovato la forza e la consapevolezza per fare gruppo autonomo. In altre parole la debolezza del pd si è tradotta in forza per Fini il quale, non a caso, da due anni occhieggia a sinistra per captare i favori di quell’elettorato, appropriandosi della bandiera (facciamo bandierina) della legalità che il pd gli ha gentilmente regalato. Basta questo per dire che il pd ha avuto finora avuto una funzione notevole nella crisi del berlusconismo. Proponendo poi un vertice incapace di esprimere un leader credibile (perfino Vendola riscuote più favori di Bersani all’interno dell’elettorato) il pd alimenta la competizione dei possibili alleati, favorendo l’emersione di nuovi possibili leader e movimenti.

Bene. Se così è, la strada futura è tracciata: possono cancellarsi, autoannientarsi, sparire. In tal modo Fini sarà ancora più forte, i possibili antagonisti di Berlusconi avranno ancora più voti cui attingere, e nessuno potrà evocare la paura della sinistra al governo a fini elettoralistici. Un sogno. Il sogno dei d’Alema, dei Veltroni, dei Franceschini e compagnia. Un’Italia in cui nessuno li critica più, in cui Cicchitto, Bondi, La Russa, Castelli, Maroni, Stracquadanio e compagnia non vanno in tv a parlare male di loro, dei governi di Prodi, delle loro (poche e brutte) riforme. Un’Italia in cui la sinistra non esiste più e quindi nessuno la critica più e non le chiede di fare qualcosa come una legge sul conflitto di interessi, l’abrogazione di leggi vergogna o l’opposizione al governo.

Insomma, la semplificazione del quadro politico non è ancora finita: possono anche far sparire il pd e quel che resta della sinistra in Italia e lasciare che siano Fini, Casini e Rutelli (ahahahah!) a occupare la parte non privatizzata del parlamento.

Qualcuno però li avvisi che quel giorno non avranno più lo stipendio da parlamentari e nessuno li inviterà a dire le loro scemenze in tv.

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