Perchè l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Sono passati due anni e tre mesi dalle ultime elezioni politiche che videro la sfida ad esito scontato fra le alleanze PDL+Lega e PD+IdV. Alcune delle parole d’ordine dello schieramento sconfitto a priori, guidato, se la memoria non mi inganna, da un certo Veltroni, erano “reciproco riconoscimento” (senza curarsi che gli altri dicessero alcunché di simile, e quindi reciproco un corno), “si può fare” (non ci credeva nessuno, nemmeno loro, nemmeno Veltroni) e “vocazione maggioritaria” (alla luce della considerazione precedente, si sarebbe dovuto dire “vocazione minoritaria”).

Nel generale clima mistificatorio, la campagna elettorale fu insignificante, giudicata tutti i commentatori come “noiosa”. La ragione è che mancava in essa l’argomento principe: la Giustizia. Che il centrodestra sia refrattario al tema lo si sa e lo si comprende. Meno chiara (ma anche no) è l’avversione del centrosinistra, che sembra irrimediabilmente folgorato dalla sindrome per cui l’argomento giustizia coincide con l’antiberlusconismo che, nella diabolicamente contorta filosofia imperante, favorirebbe Berlusconi stesso. Sta di fatto che il problema della Giustizia, sia nei due anni di governo Prodi che nel corso della campagna elettorale, sembrava accantonato, pur avendo animato il quinquennio delle leggi vergogna (2001-2006).
Nell’illusione che il confronto fra i due schieramenti si sarebbe articolato sulla “politica”, sui “programmi”, sulle “cose che interessano gli italiani” (come se agli italiani non interessasse la giustizia) i partiti omisero di affrontare la questione, dedicandosi ad altro.

Ma il risveglio, ed il successivo tunnel di incubi, lo conosciamo. Sebbene il paese sia attanagliato da una crisi economica pesantissima che ha imposto licenziamenti di massa, fallimenti, riduzioni dei redditi, tagli indiscriminati a servizi essenziali come scuola e sanità; sebbene siano entrati in vigore principi devastanti come la privatizzazione dell’acqua ed il ritorno all’energia nucleare, il dibattito politico si è acceso sui seguenti argomenti: Lodo Alfano, processo breve, legittimo impedimento, revisione (abolizione) delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, Lodo Alfano bis, “riforma della giustizia”; nonché dai reiterati ed inaccettabili attacchi della maggioranza di governo alla magistratura (quella che indaga e processa, non certo quella che insabbia). Infine siamo stati travolti dalle indagini sulla cricca, sul G8 della Maddalena (quando ancora non si sono chiusi i processi sui fatti del G8 di Genova), sulla Protezione Civile e sulla cosiddetta P3. Inchieste che più che degenerazioni del sistema, sembrano rivelare la sua irrimediabile putrescenza: l’impressione è che gli indagati siano solo malcapitati membri di un sistema intrinsecamente corrotto, nel quale tutti vìolano la legge e càpita a qualche sventurato di essere pizzicato. Davanti a queste evidenze non si può far altro che prendere atto che la questione politica nazionale è una questione giudiziaria e giurisdizionale. Punto e basta. So che fa storcere il naso a politologi e menti raffinate, e non c’è nessun gusto personale nel dirlo, ma è così.

Se vogliamo capire qualcosa del paese in cui viviamo dobbiamo partire da qui: dalla diffusione della cultura dell’illegalità e del delitto nella classe dirigente.

In tutti i paesi del mondo esistono la corruzione e si arrestano politici, in tutti i paesi del mondo membri della classe dirigente (non solo politica) commettono reati; ma solo in pochi, e l’Italia è uno di questi – l’unico del G8 e forse l’unico del G20 – si assiste alla crescita del tasso di illegalità con il progredire del grado di responsabilità pubblica. Se nei paesi europei evoluti il grado di illegalità è grosso modo il medesimo in tutte le fasce sociali, in Italia no: al salire del rango, aumenta. Tanto che il Parlamento è il luogo di lavoro nazionale (forse anche a livello mondiale) con la più elevata percentuale di persone indagate/condannate.

Esistono ragioni storiche profonde che spiegano questo fenomeno. Basti pensare che la classe dirigente italica si è evoluta dal quinto secolo dopo Cristo sopravvivendo a una serie di dominazioni senza eguali nel pianeta (a partire dagli Unni per finire agli Asburgo, ai Borboni ed a Napoleone). E basti pensare che il Regno d’Italia nacque da un compromesso (i plebisciti nei quali si votò con la legge sabauda che conferiva l’elettorato attivo solo al 3% della popolazione, ovvero alla classe dirigente) fra potentati locali e Casa Savoia; compromesso in base al quale i primi (poteri economici, ecclesiastici, aristocratici, militari) accettavano la sovranità piemontese a condizione di poter continuare ad autogovernarsi secondo la “loro” legge, anziché quella dello Stato cui andavano ad assoggettarsi.

La doppia obbedienza alla legge dello Stato ed alla propria (ed in caso di conflitto prevale la seconda) è il germe dell’illegalità della classe dirigente, che neppure il suffragio universale, il fascismo, la resistenza, e la transizione repubblicana (realizzata da partiti portatori di ideologie spesso conflittuali con la nozione di legalità) hanno soppresso. E se il fenomeno è diffuso su scala nazionale, al sud esso ha sempre trovato la sua espressione apicale, con la sopravvivenza, il consolidamento e l’affermazione dell’aristocrazie e della borghesia massoniche e mafiose, affiancate di recente dalle associazioni criminali di nuova generazione (camorre e ‘ndrine).

La cronica, storica, miseria economica del meridione, la tumultuosa crescita economica del nord nel dopoguerra, la preminenza dello Stato nella grande industria e soprattutto nel credito, il centralismo amministrativo, lo spirito corporativo e conservatore della magistratura, un clero attivo sul territorio, la presenza di un grande partito comunista fortemente legalitario (anche se per ragioni più propagandistiche che ideali) avevano arginato il dilagare della criminalità nei palazzi della politica, nei gangli dell’economia, nelle stanze della pubblica amministrazione, nei vestiboli delle curie, nei collegi professionali, nelle corsie degli ospedali e nei corridoi degli atenei. Il venir meno di questi elementi negli ultimi due decenni ha dato il via libera ai poteri occulti ed anticostituzionali, ed oggi gli italiani si trovano davanti questo macigno: la classe dirigente (politica, imprenditoriale, finanziaria, giudiziaria, accademica ed amministrativa) agisce largamente in deroga e/o in violazione delle leggi della Repubblica.

Tralascio forme e dettagli di come ciò avvenga e di come il sistema legislativo abbia creato gli strumenti, le forme ed i metodi di realizzazione; prenderebbe spazio ed ogni italiano avveduto se ne è fatto un’idea vagolando per uffici pubblici ed interagendo con gli imprenditori “di successo”.

Il fatto è che sembra di essere arrivati ad un punto di non ritorno, al discrimine; oltre il quale non è dato comprendere esattamente cosa ci sia, se non una società regolata dalla legge del più forte, del più violento, del più spregiudicato, del più corrotto.

Se vogliamo evitare di superare quel discrimine, o almeno salvare la nostra coscienza, dobbiamo invocare per noi stessi e per i nostri concittadini i principi di Verità e di Giustizia per tutto quello che è accaduto nella nostra storia, recente e meno recente.

L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, la sua scomparsa fra le fiamme di via d’Amelio in quel 19 luglio 1992, e la conseguente richiesta di conoscerne la sorte, sono la plastica rappresentazione di questa estrema esigenza. Ormai è chiaro, a chiunque si sia documentato, che quel tragico giorno si ruppe il diaframma che conteneva al di fuori della vita della maggioranza degli italiani la più potente organizzazione criminale del mondo (Cosa Nostra) e le sue propaggini continentali. Da quel giorno i pupari di Riina, di Provenzano (giù giù fino a Spatuzza), nonché le loro ramificazioni sul territorio, hanno preso a marciare verso il controllo dell’economia nazionale, e, conseguentemente, del paese. Anche i nostri attuali governanti altro non appaiono se non miseri burattini. Solo così si spiegano la demenziale, assurda, illogica, insensata (agli occhi di un cittadino onesto) attività legislativa della maggioranza parlamentare e del governo in materia di giustizia e la politica sugli appalti statali e sulla privatizzazione improduttiva dei servizi pubblici, finalizzata unicamente a favorire gli investimenti parassitari invocati e voluti dall’economia illegale.

E’ per questo che ieri, rivendicando autonomia da chiunque, ho trascinato in piazza Cavana un gazebo, un tavolo e due sedie (presi a prestito), nonché un trolley di libri (miei), per organizzare la prima manifestazione pubblica della mia vita; per testimoniare, prima di tutto a me stesso, la mia consapevolezza di ciò che ho scritto e di cosa questo paese necessita. Solo la verità accertata dei fatti accaduti in sessanta anni di storia repubblicana, dagli episodi storico-politici remoti alle responsabilità penali personali; solo l’individuazione precisa e personale delle fortune economiche illecitamente accumulate (si sente parlare di 600 miliardi di euro detenuti all’estero, più di un terzo del debito pubblico nazionale); solo l’epurazione definitiva della classe dirigente dai suoi membri dediti all’illegalità ed al crimine – o collusi con esso – e la loro sostituzione con soggetti (uomini o donne, giovani o vecchi) animati da passione civile e da tensione morale potranno ridare speranza all’Italia; che è e resta un paese potenzialmente ricco e prospero, se solo la sua gente avesse la volontà di prendere in mano il proprio futuro.

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12 Responses to Perchè l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

  1. maria ha detto:

    Sandro, sei una GUIDA. Inoltrerò il tuo scritto a qualcuno che ha commentato in modo serio la mia piccola nota stizzita di stamattina.

    • ferrari gianni remo ha detto:

      L’agenda rossa di Paolo Borsellino è soltanto la punta di un iceberg della politica italiana che rappresenta la mafia nostrana nelle sue variegate ramificazioni.Ci sono uomini di governo e non che siedono in parlamento da qurantanni di cui molti di loro processati per mafia e poi assolti, dicono, anche se sanno benissimo che prescrizione non è assoluzione.Il nostro sistema politico è malato alla radice e solo con una pulizia totale si potrà ricominciare a sperare in uno stato di diritto, solo spazando via l’attuale classe dirigente,peraltro mediocre nelle strategie politiche e culturalmente frustrata.Solo cosi l’agenda rossa di Borsellino avrà compiuto il suo dovere,solo cosi avrà un senso compiuto!!!

  2. sandro zagatti ha detto:

    Grazie Maria, è un piacere e un onore averti come lettrice.

  3. Lila ha detto:

    Ci ho messo un po’ a leggerla tutta e sono tornata indietro e poi avanti, cmq complimenti, quello che hai scritto lo condivido e in più ti ammiro perchè tu sei stato capace di scriverlo così bene…!!
    🙂
    Bravo!

  4. Lisa ha detto:

    1 e 2 dipendono da 3. Cioè: emersione della verità sui fatti degli ultimi 6o anni di storia repubblicana e individuazione delle fortune “illecite” sono due passi che, nel nostro Paese, dipendono dalla possibilità di epurazione della classe dirigente, nella sua parte corrotta. Quindi il punto di partenza è questo. Come si fa senza correre il rischio della lotta armata?

    • sandro zagatti ha detto:

      Eh non lo so. La storia d’Italia insegna che la speranza è un colpo di reni di una minoranza molto determinata e coesa, capace di smuovere le coscienze non della maggiornanza degli italiani (è impossibile) ma di fette consistenti della classe dirigente stessa.

      La costituzione repubblicana fu creata ed accettata così, in un paese che non aveva consapevolezza collettiva del suo valore.

      Sono speranze, illusioni a cui ci si attacca per non rassegnarsi.

      • Lisa ha detto:

        OK, quindi – se non ho capito male – l’azione di cambiamento e di epurazione spetterebbe comunque alla classe dirigente stessa e non direttamente alla popolazione. Questo senz’altro potrebbe impedire alla solita oligarchia di spacciare per rivoluzione “dal basso” un sovvertimento ben orchestrato e che “dal basso” prende solo la carne da cannone… E la strategia di smuovere le coscienze di chi ha già una posizione di potere potrebbe in fondo essere l’unica strada perchè sono molto più pericolosi quelli che il potere non ce l’hanno ma lo desiderano. Quando ne entrano in possesso, pur di mantenerlo sono disposti a tutto. Quindi, a chi si deve mirare, oggi nel nostro Paese?

  5. sandro zagatti ha detto:

    Non lo so, sinceramente. Alla rivoluzione dal basso non credo. Se durante il ventennio gli antifascisti si fossero posti l’obiettivo di sconfiggere il fascismo convincendo gli italiani che era una cosa brutta, a quest’ora saremmo ancora qui, con i nipoti di farinacci e di pavolini alle telecomunicazioni ed alle attività produttive. Il regime di allora implose per propria responsabilità, minato internamente dalla corruzione (anche se tutti fanno finta di dimenticarlo) ma la spinta dcisiva venne dal tracollo militare, dalla doppia occupazione e dalla volontà degli alleati di imporci un governo amico.

    Ora dovremmo fare tutto da soli (non sono alle viste sbarchi in Sicilia, anche se non sarebbe poi una brutta idea), e non so se ce la faremo. Quello che dico è che una minoranza della classe dirigente (non tanto quella politica, che è corrotta, pavida ed incapace) fatta di magistrati, imprenditori, funzionari statali, giornalisti, intellettuali (…) ha interesse a invertire la tendenza, saldandosi magari con settori (pure minoritari) dell’opinione pubblica.

    Mani Pulite, in fondo fu questo. Il pool di Milano non aveva certo il sostegno delle masse, ma solo della parte più consapevole dell’opinione pubblica, oltre a settori evoluti della classe dirigente. Quella stagione, non a caso, fu fermata a suon di bombe. Cosa ci aspetta oggi non lo so.

  6. gianna ha detto:

    leggo solo ora del banchetto… come è andata? la gente come ha reagito? in questo momento ho difficoltà anche a commentare tutto ciò che hai scritto e che ho trovato come sempre di grande interesse, è che sto arrancando tra il lavoro “dell’estiva”faticosissimo e i problemi materni. E poi non ho ben chiaro cosa si possa fare e come farlo anche perchè se la maggioranza del potere è corrotta… mah! un abbraccio. Gianna

  7. sandro zagatti ha detto:

    Un sommario resoconto anche fotografico (che vale più di qualsiasi narrazione) è sulla mia bacheca di facebook. Se hai un account chiedimi amicizia e puoi vedere lì.

  8. Rosolino ha detto:

    “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.
    Bertold Brecht

  9. Rosolino ha detto:

    Chi ha sottratto l’agenda dal luogo dell’incidente per celare gli appunti, in accordo con la mafia, è stato assolto nonostante la documentazione fotografica e videografica: sentenza inammissibile.

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