Democrazia e giurisdizione

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Qualche tempo fa partecipai ad una discussione online sul blog “Toghe rotte” di Bruno Tinti, il quale criticava la tesi del senatore Stefano Pedica (radicale eletto nel pd), favorevole alla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Dall’utilità e sensatezza di una tale proposta (che il senatore sosteneva senza argomentare con l’arrogante protervia tipica dei nostri rappresentanti) si scivolò a parlare in generale di giustizia ed io tentai di sostenere l’impellente necessità si ripristinare l’efficacia giurisdizionale come strumento ineluttabile per l’efficacia della politica nonché come elemento fondamentale di una democrazia compiuta. Ovviamente (mi sarò anche espresso male) non scalfii minimamente le convinzioni del senatore Pedica che liquidò i suoi contraddittori come dei deficienti unicamente dediti a compiacere “l’idolo dipietrista” (parole testuali sue) Bruno Tinti. E vabbè.

Ieri ho ritrovato il senatore Pedica in una clip postata sul (belissimo) sito del Fatto Quotidiano. Lo riprendeva, al pari di un qualsiasi inviato de Le Iene o di Annozero, davanti al portone del ministero al decentramento-federalismo-oquelcheè che Napolitano (su consiglio del presidente del consiglio) ha affidato a quel certo Brancher di cui tutti sapete. Il sen. Pedica chiedeva con insistenza al personale del ministero di sapere ove si trovasse il neoministro che, per quel giorno, era atteso dal Tribunale di Milano per l’udienza preliminare del processo Mediatrade. Egli intendeva mostrare plasticamente a tutti noi quello che già ben sappiamo, ovvero che la nomina del suddetto era stata concepita al solo scopo di sottrarlo al processo grazie alla legge sul legittimo impedimento. E bravo il senatore.

Ma considerato che Brancher si è già salvato in cassazione da due condanne certe grazie alle leggi cosiddette ad personam volute da Berlusconi; considerato che, se condannato, nessuno avrebbe osato nemmeno proporlo come ministro e che quindi non servirebbe per i senatori improvvisarsi provocatori anziché fare il mestiere di legislatori; mi chiedo se anche il sen. Pedica non sia sfiorato da dubbio su cosa possa intendere un idiota come me rivendicando l’efficacia della giurisdizione come precondizione per la funzione legislativa e per la democrazia stessa. Mi chiedo eh…

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3 Responses to Democrazia e giurisdizione

  1. Lisa ha detto:

    Non so se ho capito bene… però, se ho capito… anche tu, cosa combini, eh? In epoca di veline e teledittatori vai a rubare la scena a un senatore con il sogno di fare l’inviato speciale?!? Poi dimmi che non te le cerchi 🙂
    Il fatto è che la malafede di chi ci rappresenta in casi come questo bene si manifesta. Poi sono gli stessi che quando non si può più sfruttare la provocazione per piccoli e miseri tornaconti di potere sono pronti a leccare di nuovo le suole dei (veri) potenti.

    • sandro zagatti ha detto:

      No no, non rubo scene, solo intervengo, rarissimamente, su qualche blog, registrando la sordità dei politici, anche quelli che sembrerebbero più sensibili ed intelligenti..

      • Lisa ha detto:

        Infatti non volevo accusarti di protagonismo ma solo sottolineare che i politici, anche quelli che sembrano più “sensibili e intelligenti” in realtà sono comunque delle “prime donne” e se gli fai notare qualcosa che merita attenzione, ben che vada la strumentalizzano per i loro giochi di potere.
        Odio fare di tutta l’erba un fascio, ma di questi tempi le smentite in proposito scarseggiano.

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