Sette anni a Dell’Utri

giugno 29, 2010

salvador

Tutto il processo Dell’Utri, dal dibattimento di primo grado alla sentenza di Cassazione, che arriverà fra non meno di un anno, andranno prese ad esempio della malattia italiana, del malvagio intreccio fra politica e giustizia in un paese governato da una classe dirigente che, in larga misura, fa dell’illegalità una strumento imprescindibile e dove i processi durano decenni. Dove le condotte criminose vanno di pari passo con i processi che le devono reprimere.

Le letture offerte dalla stampa di oggi, appena uscito il dispositivo, non mi convincono affatto. E’ vero che Dell’Utri è stato assolto per le condotte successive al 1992 e che la corte ha più volte manifestato fastidio per le istanze istruttorie della procura generale volte a comprovare la partecipazione dell’imputato alla trattativa fra Stato e Cosa Nostra negli anni 1992-1993 ed in seguito. Ma secondo me non per volontà di assolvere l’imputato, bensì per rispetto della natura del processo d’appello così come codicisticamente delineato. Compito della corte era verificare la congruità della sentenza di primo grado rispetto alle prove prodotte, e l’introduzione di nuovi elementi era evidentemente una forzatura dettata dall’urgenza della procura generale di aprire varchi di verità investigativa su fatti di rilevanza giudiziaria, politica e storica assoluta. La corte, secondo me giustamente, ha limitato al minimo queste possibilità, ritenendo che per provare un condotta criminosa di tale portata sia necessaria una approfondita attività investigativa di polizia giudiziaria e della procura (e, parallelamente, una equivalente attività difensiva) che non trova spazio in un processo d’appello. Così si spiegano i rifiuti di ascoltare Massimo Ciancimino e lo scarso o nullo peso dato alle parole di Gaspare Spatuzza.

Quel che resta assodato è che Dell’Utri fu strumento di Cosa Nostra fino al 1992 nei rapporti con la Fininvest di Silvio Berlusconi, e questa verità getta un macigno nella vita pubblica del paese.

Ora sarà interessante, fra le tante cose, capire se le motivazioni della sentenza, relativamente alla trattativa Stato-mafia, faranno di Dell’Utri un imputato assolto in via definitiva (in base al ne bis in idem), ovvero se egli manterrà la posizione di imputato di reato connesso, con facoltà di non rispondere. Nel primo caso, trovandosi obbligato a parlare a i magistrati a pena di ulteriori procedimenti per falsa testimonianza o per reticenza, saranno in molti, e molto in alto, a temere per le sue parole. Ed egli per la sua vita.

Avremo da parlare di questo processo, e tanto.

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Democrazia e giurisdizione

giugno 28, 2010

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Qualche tempo fa partecipai ad una discussione online sul blog “Toghe rotte” di Bruno Tinti, il quale criticava la tesi del senatore Stefano Pedica (radicale eletto nel pd), favorevole alla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Dall’utilità e sensatezza di una tale proposta (che il senatore sosteneva senza argomentare con l’arrogante protervia tipica dei nostri rappresentanti) si scivolò a parlare in generale di giustizia ed io tentai di sostenere l’impellente necessità si ripristinare l’efficacia giurisdizionale come strumento ineluttabile per l’efficacia della politica nonché come elemento fondamentale di una democrazia compiuta. Ovviamente (mi sarò anche espresso male) non scalfii minimamente le convinzioni del senatore Pedica che liquidò i suoi contraddittori come dei deficienti unicamente dediti a compiacere “l’idolo dipietrista” (parole testuali sue) Bruno Tinti. E vabbè.

Ieri ho ritrovato il senatore Pedica in una clip postata sul (belissimo) sito del Fatto Quotidiano. Lo riprendeva, al pari di un qualsiasi inviato de Le Iene o di Annozero, davanti al portone del ministero al decentramento-federalismo-oquelcheè che Napolitano (su consiglio del presidente del consiglio) ha affidato a quel certo Brancher di cui tutti sapete. Il sen. Pedica chiedeva con insistenza al personale del ministero di sapere ove si trovasse il neoministro che, per quel giorno, era atteso dal Tribunale di Milano per l’udienza preliminare del processo Mediatrade. Egli intendeva mostrare plasticamente a tutti noi quello che già ben sappiamo, ovvero che la nomina del suddetto era stata concepita al solo scopo di sottrarlo al processo grazie alla legge sul legittimo impedimento. E bravo il senatore.

Ma considerato che Brancher si è già salvato in cassazione da due condanne certe grazie alle leggi cosiddette ad personam volute da Berlusconi; considerato che, se condannato, nessuno avrebbe osato nemmeno proporlo come ministro e che quindi non servirebbe per i senatori improvvisarsi provocatori anziché fare il mestiere di legislatori; mi chiedo se anche il sen. Pedica non sia sfiorato da dubbio su cosa possa intendere un idiota come me rivendicando l’efficacia della giurisdizione come precondizione per la funzione legislativa e per la democrazia stessa. Mi chiedo eh…


Sentenza d’appello per Marcello Dell’Utri

giugno 25, 2010

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Fra oggi e domenica la storia del nostro paese varcherà un discrimine molto importante, forse decisivo: è attesa la sentenza d’appello al processo Dell’Utri. Estraggo un brano da Antimafia2000:

Prima di terminare, rivolto alla Corte, Nino Gatto si è detto convinto “che questa vicenda si inserisca nella stagione delle stragi del ’92 con le morti di Falcone e Borsellino”. E “che oggi è il potere ad essere giudicato”. Per questo “non vorrei essere nei vostri panni, perché dovete prendere una decisione storica che attiene non solo alla storia giudiziaria ma alla storia del Paese. Con la vostra sentenza – ha conluso – si potrà costruire un gradino, salito il quale si possono percorrere ulteriori scalini per accertare la verità che ha dilaniato e insanguinato il nostro Paese”.

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Il marciume restaurato

giugno 25, 2010

melma

Nei commenti all’eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali sudafricana non ho letto l’unica considerazione che mi viene da fare. Il commissario tecnico Lippi fu richiamato dopo gli europei 2008 dal presidente della Federcalcio Abete, in preda allo spasmodico desiderio di cancellare la parentesi di Guido Rossi e la vergogna di calciopoli, che aveva sfiorato lo stesso Lippi (o meglio, suo figlio). Il risultato della restaurazione è quello che vediamo, il dimissionario reintegrato che ammette di essere stato umiliato da squadrette che faticherebbero in serie B. L’Italia è questa: marciume coperto a da un velo.


La maturità delle foibe e degli UFO

giugno 22, 2010

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Lo ricorderemo così, l’esame di Stato del 2010, che supera per surrealtà quello del 2008 con traccia sul ruolo salvifico e consolatorio della donna.

Questa la traccia.

Ai sensi della legge 30 marzo 2004, n. 92, “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Il candidato delinei la “complessa vicenda del confine orientale”, dal Patto (o Trattato) di Londra (1915) al Trattato di Osimo (1975), soffermandosi, in particolare, sugli eventi degli anni compresi fra il 1943 e il 1954.

La “complessa vicenda del confine orientale” è un argomento storico interessantissimo, per chi lo ha approfondito, ma è specialistico, e non si capisce perchè gli studenti dovrebbero conoscerlo meglio di altri ben più rilevanti. Ma quel che mi irrita è la chiosa: “soffermandosi in particolare sugli eventi degli anni compresi fra il 1943 3 il 1954”. Il ché obbliga il candidato a delineare il vittimismo nazionalistico e non già la vicenda del confine orientale. Più che il tema in sè, è la spudoratezza dell’imposizione ideologica che si dà alla Storia, come se l’esame di maturità fosse luogo di propaganda.

Se la destra postfascista esulta, si associa ad essa Roberto Giacobbo, che vede riconosciute a livello scolastico le colossali minchiate che propina ai telespettatori di raidue su un argomento suggestivo quanto si vuole, ma che di scientifico possiede NULLA. Così i ragazzi si convinceranno che non serve andare a scuola e tanto vale stare a casa davanti alla tv, chè lì si impara come svolgere i temi per la maturità.

Non oso pensare cosa dobbiamo attenderci nei prossimi anni. A occhio i Templari ed i miracoli di Padre Pio. Amen.


Robin Hood

giugno 16, 2010

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Capisco che Ridley Scott sia convinto che Russell Crowe possa reggere da solo un film di tre ore.
Capisco che dopo “Il Gladiatore” sia convinto di poter fare cassetta con un qualsiasi polpettone di cazzate.
Capisco che in un soggetto del genere si possano citare “Il primo cavaliere”, “Il gladiatore”, “Braveheart” ed “Elizabeth”.

Ma che si pretenda di citare anche “Salvate il soldato Ryan” con una invasione francese della Cornovaglia nel dodicesimo secolo (!!) a bordo di mezzi da sbarco lignei identici a quelli dell’operazione Overlord mi pare davvero troppo.


Mi è sempre sembrata una scemenza

giugno 15, 2010

donnaleonardo

Qualche tempo fa ho sentito e letto Luciana Littizzetto ribadire un concetto che ho ricordo fin dall’adolescenza: l’emancipazione femminile (e quindi il progresso dell’umanità intera) potrà dirsi realizzato quando una donna stupida avrà rovinato la vita di (almeno) un uomo intelligente. A parte che a me il risultato sembra che sia stato ampiamente raggiunto e superato. A parte che, tanto per fare un esempio, guardando la composizione del governo e le conseguenze dell’operato di alcuni elementi, non si dovrebbe che convenire con tale mia opinione. A parte tutto ciò, mi è sempre sembrata una idiozia colossale.