Coraggio, Scajola, racconta tutto!

colosseo

Adesso bisogna sperare che Scajola non diventi il capro espiatorio temporaneo.

Leggendo (con la lente di ingrandimento) i giornali di questi mesi ci accorgiamo di essere in una situazione paragonabile a quella del 1992, quando l’arresto di Mario Chiesa fu il catalizzatore di una catena di inchieste sulla corruzione che rovesciò, in apparenza, un sistema di potere che dopo una breve transizione ha saputo rigenerarsi. E come spesso accade ha saputo produrre anche gli anticorpi contro i possibili nuovi attacchi della parte sana del paese. Se nel 1992 un arresto fu sufficiente a far crollare alcuni palazzi e a farne tremare molti altri questa volta non è così. L’assessore al Comune di Milano Pennisi è finito a San Vittore, come il suo collega alla Regione Lombardia Piergianni Prosperini. Sempre a Milano Abelli e la moglie sono finiti sotto processo ed hanno in parte ammesso le loro responsabilità. Balducci, Anemone, De Santis sono in carcere per ordine del GIP competente sull’indagine G8. Ora tocca a Scajola, ma l’effetto sisma ancora non è partito. Il sistema di corruzione che sta dietro a questi episodi tiene. La ragione è che da quel 1992 ad oggi la politica ha prodotto una serie di leggi “ad castam” che proteggono i potenti dagli effetti delle indagini e li inducono a resistere alla tentazione di vuotare il sacco ai magistrati, nella convinzione che, passata la (breve) nottata, potranno ritornare a fare affari. Questo è il discrimine su cui si muovono questi signori: davanti al dilemma se raccontare tutto agli inquirenti o confidare nello stellone della politica che sempre ha protetto i corrotti, rimangono attaccati alla seconda ipotesi, in ciò confortati da fatto che chi in passato a confessato ha avuto peggior sorte di chi resistette. E un esempio preclaro viene proprio dall’immancabile Scajola, che nei primi anni novanta si fece settanta giorni di carcerazione preventiva perché coinvolto (ma fu poi prosciolto) in una brutta storia di riciclaggio che riguardava il Casinò di San Remo.

Forse per noi italiani è venuto il momento di tifare per una nuova stagione di Mani Pulite, che squarci questa volta definitivamente il velo di omertà che cela il marcio di una politica corrotta e collusa con poteri criminali. Quello che poteva avvenire 18 anni fa e che non si verificò per ragioni non del tutto ancora note.

E allora mi rivolgo a Scajola: non accettare di essere l’unico a pagare, racconta tutto, vuota il sacco. Parla di tutti gli altri che hanno mangiato come e più di te. E lo stesso facciano i Bertoladri e gli altri indagati. Se ci aiuteranno a scoprire la verità su questo paese malato, che potrebbe essere ricco e felice ma si ritrova in miseria, perdoneremo loro tante cose.

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