Santa Prescrizione

maggio 1, 2010

prigione

La spavalderia di Scajola è più che giustificata. Qualunque reato abbia eventualmente commesso accettando assegni per novecentomila euro da Zampolini, esso sta per cadere in prescrizione grazie alla cosiddetta legge Cirielli.

Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla funzione di tale legge, il caso Scajola la illustra alla perfezione. Dalla sua entrata in vigore un reato risulta perseguibile solamente se viene denunciato immediatamente dopo la sua commissione. Se invece la notizia di reato giunge alla procura competente dopo qualche anno dal fatto, il reato ipotizzabile risulta prescritto prima ancora che inizi il processo. E siccome un processo dura non meno di sette anni è facile trarre la conclusione. Chiunque comprende che con tale disciplina della prescrizione gli unici reati perseguibili divengono i delitti di strada (rapine, scippi, spaccio di droga, stupri…) dei quali l’autorità giudiziaria viene tempestivamente informata. Al contrario reati da colletti bianchi (falsità, riciclaggio, truffa, eccetera) divengono di fatto improcedibili, poiché ben difficilmente chi li commette è tanto maldestro da farsi cogliere sul fatto. In tali casi (e quello di Scajola ne è limpido esempio) la notizia di reato si forma anni dopo il fatto ed il pubblico ministero è indotto a non avviare neppure indagini conoscitive e ad archiviare ab origine le eventuali denunce; tanto sa che il processo non si celebrerebbe mai e non avrebbe senso procedere.

Questa è l’Italia degli anni dieci. Nella quale la settima città per numero di abitanti è priva di un sindaco per via di qualche cresta sui rimborsi spese ma dove un ministro può evadere il fisco ed accettare centinaia di migliaia di euro in nero da un collettore di appalti governativi, svillaneggiando chi osa chiedergliene conto. Santa Prescrizione, protettrice dei potenti.