Poniamoci una domanda

aprile 1, 2010

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Leggo, nell’opposizione, analisi affannate sull’esito del voto. Smarriti non capiscono dove hanno sbagliato. Perché alla fin fine non è sufficiente dare la colpa a Berlusconi alle sue reti televisive; anzi comincia a diventare anche noioso. Forse li potrebbe aiutare l’analisi marxiana per cui il potere risiede nel denaro e non nelle urne, nelle televisioni, nel web, nelle piazze od in altri luoghi reali o virtuali. Il potere, da sempre, è prima di tutto economico, ed assume le forme politiche adeguate in accordo con i modelli culturali e sociali del momento. Quindi, se vogliono capire perché la gente vota in un certo modo, invece di ripetere la stessa litania che ripetono da sedici anni (le televisioni del cavaliere, l’egoismo ed il localismo razzista della lega, il nostalgismo postfascista, l’inguaribile particolarismo antistatale degli italiani eccetera eccetera) si potrebbero domandare chi detiene il potere economico in questo paese. Non lo Stato, che ha svenduto le sue aziende ed è indebitato fino al collo; non nelle grandi imprese, che non ci sono più; non nelle piccole e medie, che non fanno sistema; neppure nelle tasche di Silvio Berlusconi, che sembra onnipotente ma non lo è, visto che perfino di mediaset possiede solo il 30%. E allora dove sta la ricchezza (residua) dell’Italia? Trovata la risposta a questa domanda, forse ci si farà un’idea più sensata di dove sta andando il paese.