Morali e protocolli.

protocollo

L’esclusione di alcune liste di centrodestra per vizio di forma mi suona come un limpido contrappasso. Se penso a quale è stato il mutamento culturale e sociale più profondo degli ultimi lustri mi sembra di individuarlo nella sostituzione della morale con un combinato disposto di egoismo e di legalismo protocollare.

La cosiddetta “fine delle ideologie” in realtà ha prodotto un risultato abbastanza preciso. Le ideologie, ci piaccia o no, hanno una pretesa: stabilire cosa è bene e cosa è male, ovvero fissare principi morali. Esattamente quelli di cui ciascuno di noi non può fare a meno. Ci tengo a dirlo. Il sostantivo e l’aggettivo “morale” sono da anni rinchiusi in un recinto lessicale di utilizzabilità parziale e quasi vergognosa. Tanto che ne vengono usati maggiormente i vocaboli neganti (immorale, amorale..) ovvero li si sostituisce con i derivati di “etica” che invece è un’altra cosa (l’etica è lo studio della morale). Mi sembrano anche alquanto generiche e confuse le opinioni che circolano sulla ormai fantomatica e mitologica “questione morale” invocata da Enrico Berlinguer nella notte dei tempi. Chiedere ma soprattutto imporsi comportamenti morali sembra essere una pretesa vetusta, noiosa, polverosa quando non addirittura reazionaria. Ma in realtà il punto non è questo. La morale, dizionario alla mano, è il complesso di convinzioni, principi, idee, ideali, precetti (eccetera) cui l’uomo attinge per distinguere il bene dal male; in una parola, per decidere come comportarsi. Pertanto è impossibile farne a meno: ciascuno di noi ha una sua morale e ogni collettività ha una sua morale collettiva, più o meno definita. Il problema è che abbiamo smesso di interrogarci su cosa e quale sia, di discuterne, di confrontarci su di essa e ciò ha segnato un regresso sociale. E’ come se davanti alla scelta cruciale sul bene e sul male (personale e collettivo) fossimo degli analfabeti, dei principianti senza una guida, dei gattini ciechi.

Quante volte abbiamo sentito usare argomenti del tipo “non è reato e quindi si può fare”. A pensarci bene, è un concetto primitivo, primordiale ed aberrante. Decidere di/come agire/non agire solo in ragione del timore di una pena è una logica da cavernicoli. Eppure – a ben pensarci – è così che stiamo costruendo il nostro vivere civile, da quando abbiamo detto che erano “cadute le ideologie” e che il “mercato” avrebbe governato l’economia e quindi le nostre vite. Ne è derivato il principio che in ogni ambito della nostra vita sociale il motore delle azioni è l’egoismo, l’interesse personale, contemperato da normative protocollari che dovrebbero contenere gli abusi e regolare il vivere comune nell’interesse collettivo.

Il magistrato deve preoccuparsi di rispettare la procedura più che di stabilire se l’imputato è colpevole o innocente; il medico deve preoccuparsi di rispettare il protocollo previsto per quella patologia, non di curare il malato; il docente deve compilare ordinatamente registri e schede, rispettare orari e calendari, e non importa se le sue lezioni fanno vomitare; l’imprenditore deve puntare al profitto, e non importa se evade il fisco, se inquina, se distrugge le vite degli operai, se delocalizza l’attività ed abbandona le fabbriche.

E’ questa la catastrofica conseguenza dell’idea assolutamente demenziale in base alla quale il mondo procede liberando gli istinti dei singoli all’interno di un quadro regolatorio, come per lo scorrere dell’acqua di un fiume in un sistema di dighe e di chiuse.

No. Il mondo non può funzionare così. Perché ciascuno di noi e ciascuna collettività – e datemi pure del reazionario – HA e deve avere una morale. Ogni genitore sa cosa è bene e cosa e male per i suoi figli, e se non lo sa se lo deve chiedere, e se non se lo chiede non può educare i suoi figli. Un insegnante sa come fare bene la sua lezione e capisce quando la fa male. Un giudice sa e deve sapere come gestire un procedimento nell’interesse della Giustizia, quella con la G maiuscola che sta a discriminare quello che è giusto da quello che è ingiusto. Un medico ha la missione di curare i malati, non di far funzionare una “azienda ospedaliera”. Un imprenditore sa e deve sapere se sta creando ricchezza, lavoro e benessere o se li sta distruggendo. Perché ognuno di noi, davanti ai casi della vita dice a se stesso mille volte “è giusto” o “non è giusto”. E la motivazione non viene, non può venire, non verrà mai da un codice, da un protocollo e tantomeno dal conseguimento di un qualche vantaggio per chicchessia.

Questo è il senso del principio di moralità ed anche di giustizia che, parimenti, viene sostituita col principio più debole di “legalità” o stemperato con l’aggettivo “sociale”. Anche qui non ci siamo: invocare solo e semplicemente la legalità non basta, perché facendolo si ricade nella logica protocollare e non si deve dimenticare che la legge può essere ingiusta.

Parlando di morale si allude spesso (per ipocrisia o superficialità) alla morale sessuale, esercitandosi accademicamente sull’idea che predicare una morale sessuale è retaggio da anni ’50: ognuno vive la sessualità come vuole ed una morale sessuale collettiva non può esistere. E’ il pensiero più semplice ed anche il più comodo. Ma purtroppo è solo il più comodo, perché in realtà, anche se rifiutiamo di riconoscerlo, esiste una morale sessuale collettiva. La prova l’ho avuta di recente quando ho scoperto che un politico che va a puttane va capito, mentre quello che va a trans va cacciato. Quindi a puttane sì ma a trans no: me lo sono segnato.

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5 Responses to Morali e protocolli.

  1. maria ha detto:

    Molto ben spiegato, Sandro, il senso più semplice e trasparente e ovvio della parola MORALE…e il perchè semplice e ovvio della sua degenerazione, quando all’ideologia (ma direi semplicemente ad un’idea) si sostituisce l’interesse e l’egoismo.
    Oggi, per tutto il giorno sono stata sotto l’impressione devastante delle parole di Schifani che vede la Democrazia in pericolo, perchè sostituita dalla Burocrazia e vede (beato lui!) la prevalenza della Forma sulla Sostanza. Allora mi dico: “magari così fosse!, al mio interesse personale è sufficiente una buona e formale burocrazia, basta che non mi rompano i coglioni…”

  2. sandro zagatti ha detto:

    In realtà ho fatto un polpettoncino. Su questi temi ci sarebbe da scrivere per pagine e pagine, visto il totale abbandono dell’argomento. Ma non ce l’ho fatta a trattenermi. Sono stanco di sentire argomenti alla Lupi per cui “gli italiani ci hanno votato, noi governiamo e fra 5 anni ci giudicheranno”. STO CAZZO! Voi dovete governare per il bene collettivo, rispettando non i vostri programmi del cazzo, ma i principi della buona politica. E questo dal primo all’ultimo giorno.

  3. Alessandra D. ha detto:

    Caro Sandro,
    condivido pienamente quanto hai commentato sopra.
    Gli italiani ci hanno votato e tra 5 anni ci giudicheranno…
    Intanto tranquillamente si fanno i ca…i loro e tra 5 anni gli italiani forse … si renderanno conto di quanto sono stupidi.
    E’ una continua presa in giro.
    Io non accendo piu’ la televisione, mi sento presa in giro in continuazione e la cosa che mi da’ piu’ fastidio e vedere tanta gente “stupida” che ancora crede a Lupi, Schifani e sopratutto a Berlusconi.
    Non nascondo la mia delusione nei confronti del
    Presidente della Repubblica…
    Servitore dello stato??!! si sic :-))))))))))))0

  4. Alessandra D. ha detto:

    Pensavo di vivere in uno stato ” democratico ”
    ma o io non ho compreso bene il significato della parola Democrazia o, qualche cosa non torna…
    Siamo soto dittatura altro che democrazia.
    Ho il voltastomaco…
    E non nascondo la mia delusione nei confronti del nostro Presidente della Repubblica…
    Mai il coraggio di prendere una decisione …
    Lui firma.. firma… qualsiasi cosa firma….

  5. Alessandra D. ha detto:

    caro Sandro,
    e’ sempre un piacere rileggere quanto scrivi.
    Nelle tue parole ritrovo tutto cio’ in cui credo, i miei valori, i miei principi, penso che se ci fossero piu’ uomini come TE… potremmo sperare in un paese migliore. Grazie per la “splendida” persona che sei.

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