Riforma della Giustizia.

Il processo breve è solamente uno dei punti di una più ampia riforma della giustizia che governo e maggioranza intendono varare e che, al momento, non è ancora stata resa pubblica pur essendone stati individuati con precisione alcuni punti la cui definizione è in stato di avanzata elaborazione da parte dei tecnici. Sentieri e Pensieri è in grado di fornire in esclusiva alcune anticipazioni sui principi cardine della legge di riforma che fra poche settimane approderà alle commissioni giustizia delle due camere, alcuni dei quali hanno forma di articoli già sottoponibili al voto dell’aula.

E’ ovvio che fissare un limite temporale al processo non ha senso se, parallelamente, non si sveltiscono le singole fasi processuali. Gli articoli da 1 a 5 vanno  in tale direzione, accelerando le fasi processuali.

Art. 1 (Udienza breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e introduzione sul territorio nazionale di generi alimentari adulterati, le udienze dibattimentali in ciascun grado di giudizio, ivi comprese quelle dell’udienza preliminare o per l’incidente probatorio in fase di indagine preliminare, devono avere durata non eccedente i 30 minuti.

II) Esaurito il lasso temporale previsto dal comma I, il giudice dichiara conclusa l’udienza e ammette le prove del Pubblico Ministero e ne valuta le istanze solamente se prodotte e formulate entro il suddetto termine; quindi rigetta ogni altra richiesta dell’accusa. Le istanze rigettate non possono essere reiterate in udienze successive.

III) Al fine di non ledere i diritti della difesa, il giudice ammette come prova, senza eccezioni e senza contraddittorio, tutti i documenti ed i reperti prodotti dalla difesa.

IV- 1) Qualora la difesa abbia indicato un testimone o un perito di parte che non è stato sentito nel lasso temporale stabilito dal comma I, il giudice ammette come prova il testo scritto della testimonianza/perizia assunta privatamente dal difensore dell’imputato in forma dettagliata o sintetico-riassuntiva.

IV-2) Qualora non sia possibile fornire il testo scritto previsto dal n. 1, il giudice ammette come prova il giudizio testimoniale/peritale difensivo in forma dicotomica, sotto una delle seguenti formulazioni: “l’imputato è innocente” ovvero “l’imputato è colpevole”.

La pesantezza dei fascicoli processuali è un altro elemento che ostacola lo svolgimento dei processi. Enormi faldoni cartacei composti da atti inutili che gravano sulle cancellerie e rendono fisicamente oneroso lo smaltimento dei processi. I seguenti articoli vanno nella giusta direzione.

Art. 2 (Verbale breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e abbandono su ciglio di strada vicinale di taniche non sigillate contenenti materiale chimico tossico-nocivo, ogni verbale redatto da personale di polizia giudiziaria o di cancelleria avente valore di prova o di elemento di prova deve essere redatto, a pena di nullità, su un unico foglio di formato A4.

II) Per gli operatori afflitti da calligrafia ampia è previsto un canale di assunzione privilegiato in altri settori della Pubblica Amministrazione.

Art. 3. (Sentenza breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed impianto abusivo di vigna in area sottoposta a vincolo ambientale, i decreti, le ordinanze e le sentenze emessi dal giudice di ogni ordine e grado devono essere redatti, a pena di nullità, su un unico foglio di formato A4. Nei casi di particolare complessità tecnica o di elevato numero degli imputati o dei capi di imputazione, è ammesso il ricorso al fronte/retro.

II) Qualora uno degli atti prodotti secondo le modalità previste dal comma II venga riformato in un grado di giudizio superiore per difetto di motivazione su richiesta della difesa dell’imputato, il giudice estensore è punito con l’estromissione dall’ordine giudiziario.

Art. 4. (Arringa breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed asciugatura in pubblico di bucato non ammorbidito, l’arringa del Pubblico Ministero non può avere durata superiore a minuti dieci.

II) Le parti civili non hanno diritto a pronunciare arringa.

III) Qualora il Pubblico Ministero ecceda il limite temporale previsto dal comma I, il giudice dichiara estinti tutti i reati contestati all’imputato e chiude il procedimento con sentenza orale immediata e assoluzione dell’imputato.

IV) Avverso la sentenza orale prevista dal comma III non è ammessa alcuna forma di impugnazione.

Art. 5.  (Reato breve)

Il presente articolo si propone di sanare la degenerazione giudiziaria consistente nell’attribuzione a cittadini retti e probi condotte criminose articolate nel corso di periodi temporali di spropositata lunghezza. Si dà il caso di un procedimento istruito a Palermo da alcuni magistrati iperpoliticizzati i quali, a meri fini persecutori nei confronti di un cittadino la cui unica colpa è l’impegno politico per la libertà e per la democrazia, hanno scandagliato la di lui esistenza nel corso di trent’ anni, espungendo da alcune occasionali frequentazioni dell’imputato, con spericolate congetture scaturite dalle loro menti deviate, l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Essendo evidente che, nell’arco di una intera esistenza, un soggetto libero di muoversi finisce inevitabilmente per imbattersi in qualche mafioso, tale persecuzione giudiziaria non può trovare accoglimento in un ordinamento garantista.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed apparizione pubblica con abbigliamento in contrasto con costumi e tradizioni locali, la condotta incriminata integrante gli estremi del reato contestato deve estrinsecarsi in un arco temporale non superiore a mesi sei.

II) In qualsiasi fase e grado del procedimento il giudice verifica la durata della condotta incriminata così come rappresentata dal Pubblico Ministero e, se risulta ecceduto il limite previsto dal comma I, assolve l’imputato perché il fatto non costituisce reato e chiude il procedimento con sentenza orale immediata.

III) Avverso la sentenza orale prevista dal comma II non è ammessa alcuna impugnazione.

Art. 5 bis. (Carcerazione breve)

Questo articolo è stato fortemente voluto dal Ministro Alfano per decongestionare le carceri. Consiste in una trovata geniale che consente di dimezzare i tempi di reclusione lasciandoli invariati. Infatti, come deducibile da una attenta valutazione del testo, i detenuti percepiranno la loro pena come effettivamente espiata per intero, in ottemperanza del principio della certezza della pena e della sua afflittività, ma al tempo stesso si avrà una consistente mole di scarcerazioni che alleggerirà il peso che grava sulle prigioni italiane.

I) E’ introdotto il “tempo carcerario” ottenuto dimezzando il tempo naturale.

II) La giornata carceraria dura 12 ore ed è scandita secondo i ritmi naturali dimezzati.

III) Le pene detentive sono misurate in tempo carcerario.

* * *

Non è sufficiente ridurre tempi e volumi cartacei. Servono anche formule processuali rapide e garantiste. In parole povere, processi brevi ma non sommari. Le proposte della maggioranza contengono elementi di genialità che risolveranno molti problemi.

Art. 6. (Prova certa e vera)

Il presente articolo è finalizzato ad avvicinare la giustizia al sentimento popolare. Troppo spesso le sentenze di condanna sono il frutto di astruse valutazioni da parte di magistrati che, per formazione e deviazione professionale, sono inclini a vedere il marcio ovunque ed a considerare prove a carico di onesti cittadini anche dei fatti che nel senso comune sono comportamenti perfettamente naturali. La Costituzione prescrive che la giustizia è amministrata in nome del popolo e pertanto la prova deve essere valutabile dal popolo secondo i propri genuini sentimenti e con gli strumenti intellettuali della gente comune. Il principio della prova certa e vera va in questa sacrosanta direzione.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e matrimonio misto con soggetto appartenente al regno animale, la prova prodotta dal Pubblico Ministero a carico dell’imputato deve essere sottoposta al vaglio popolare secondo le modalità descritte nei seguenti commi.

II) In apertura di dibattimento il giudice estrae dall’elenco degli ammessi al ruolo di giudice popolare i nominativi di tre cittadini che assistono alle udienze dibattimentali in qualità di “valutatori di prova certa e vera”.

III) Terminata l’esposizione degli elementi di prova a carico da parte del Pubblico Ministero, il difensore dell’imputato illustra ai valutatori di prova certa e vera la tesi del Pubblico Ministero, utilizzando un linguaggio scevro da tecnicismi giuridici ed appercepibile da soggetti di media cultura.

IV) Terminata l’esposizione di cui al comma III, il giudice rende edotti i valutatori che saranno chiamati a stabilire verità e certezza della prova in base al loro genuino buon senso popolare, avvisandoli sulle sanzioni previste in caso di pronuncia in malafede (comma VII).

V) Terminata la fase prevista dal comma IV il giudice sottopone formalmente ai valutatori di prova certa e vera la seguente domanda: “consapevoli della responsabilità morale e giuridica che vi assumete con la vostra risposta e che da essa può dipendere la condanna di un cittadino a molti anni di carcere, siete voi genuinamente ed autenticamente certi, oltre ogni ragionevole dubbio, che la prova prodotta dal Pubblico Ministero è Certa e Vera?”

VI) Se tutti i valutatori rispondono affermativamente il giudice ammette la prova. Se almeno uno di essi fornisce una risposta negativa o dubitativa il giudice non ammette la prova che non potrà quindi essere utilizzata in giudizio.

VII) I valutatori di prova certa e vera che forniscono risposta affermativa alla domanda di cui al comma V sulla base di convincimenti politici o ideologici, e non per autentico e genuino sentimento popolare, sono privati dei diritti civili e politici e, se lavoratori dipendenti, assoggettati ad ammenda pari ad un quinto dello stipendio per una durata non inferiore ad anni sei. Nei casi più gravi sono privati della potestà di genitori.

VIII) Se l’imputato è una delle quattro alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente del Senato e Presidente della Camera) ovvero soggetto che abbia ricoperto una delle suddette cariche per almeno due mandati non consecutivi, il numero dei valutatori di prova certa e vera è portato da tre a trenta.

Art. 7. (Patteggiamento assolutorio)

I magistrati sono mentalmente dei deviati, si sa. Essi si sono assunti un ruolo di supplenza morale rispetto alla politica e si ritengono investiti del diritto/dovere di giudicare i cittadini anche al di là dei limiti previsti dai codici. Ecco allora che si deve ristabilire che la moralità dei comportamenti non riguarda il giudizio penale.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e permanenza abusiva in fondo agricolo con abbigliamento succinto, l’imputato può richiedere il patteggiamento assolutorio secondo le modalità e le finalità dei commi successivi.

II) Se la difesa dell’imputato ritiene che la condotta incriminata presenti elementi censurabili dal punto di vista morale ma sia penalmente irrilevante, può chiedere il patteggiamento assolutorio, con il quale il giudice emette una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato e, contestualmente, ammonisce l’imputato a non reiterare la condotta.

III) L’istanza per il patteggiamento assolutorio è depositata dalla difesa dell’imputato venti giorni prima dell’udienza, ovvero formulata in aula, e può essere reiterata fino a tre volte per ciascun grado di giudizio.Se il giudice ritiene l’istanza non manifestamente infondata, fissa udienza per il patteggiamento assolutorio entro 15 giorni. Il Pubblico Ministero ed le parti civili non possono opporsi.

IV) Se il procedimento si trova in primo grado ed il giudice rigetta l’istanza, l’imputato ha facoltà di inoltrarla alla competente Corte d’Appello. Se vi è fondato motivo che a carico dell’imputato sia in atto una persecuzione politica, l’istanza può essere inoltrata a diversa Corte d’Appello a scelta dell’imputato.

V) Nel pronunciare la sentenza di patteggiamento assolutorio il giudice ha facoltà di far oscillare l’indice destro puntato verso l’alto.

Art. 8. (Patteggiamento assolutorio “per saltum”)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e pavimentazione di tavernetta con ammattonato trattato con olio di lino cotto di provenienza extra-UE, se l’imputato è uno dei soggetti indicati al comma VIII dell’art. 6 (Alte Cariche dello Stato e assimilato), la richiesta di patteggiamento assolutorio può essere formulata, in qualsiasi stato e grado del procedimento, al Presidente della Corte Suprema di Cassazione.

II) Il Presidente della Corte di Cassazione non può rigettare l’istanza e fissa udienza per il patteggiamento assolutorio entro 15 giorni dal deposito dell’istanza in cancelleria.

III) Sulla richiesta di patteggiamento assolutorio presentata ai sensi del comma I si pronuncia la Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

IV) L’imputato – se soggetto diverso dal Presidente della Repubblica – partecipa personalmente all’udienza ed ha facoltà di farsi accompagnare, in qualità di patrocinatore aggiunto, dal Capo dello Stato.

Art. 9. (Supertestimone)

Ci sono processi che si trascinano per anni ed anni a dispetto di prove inconfutabili a favore dell’imputato. E’ venuto il momento di dire basta.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e cambio di destinazione d’uso di biancheria intima femminile, la difesa dell’imputato può ricorrere a supertestimone, ovvero giocare il jolly su uno dei testi indicati ai sensi dell’art. 468 c.p.p.

II) La richiesta di supertestimonianza è presentata in aula dalla difesa alzando una paletta raffigurante la lettera “J” contornata da stelline color oro ed è reiterabile tre volte per ciascun grado di giudizio.

III) Il Pubblico Ministero e le parti civili non possono opporsi alla supertestimonianza ed il giudice la ammette senza ritardo. Il cancelliere appone sulla testa del supertestimone un copricapo da Joker ed il giudice, dopo la pronuncia del giuramento di rito, dà il via alla supertestimonianza con la frase “truà, dé, an, prt!”

IV) Il contenuto della supertestimonianza ha valore decisorio assoluto. Se da essa emerge l’innocenza dell’imputato relativamente ad uno o più dei reati contestati, il giudice li dichiara immediatamente estinti. Se da essa emerge l’innocenza dell’imputato per tutti i capi di imputazione, il giudice pronuncia immediatamente sentenza orale di assoluzione per non aver commesso il fatto e dichiara chiuso il procedimento.

V) Avverso la sentenza orale di cui al comma IV non è ammessa alcuna impugnazione.

VI) Se l’imputato è uno dei soggetti previsti dal comma VIII dell’art. 6 (Alte Cariche dello Stato e assimilato) può essere ammesso a supertestimonianza l’imputato stesso.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: