Verrà il giorno in cui ci direte..

novembre 21, 2009

Che Berlusconi non vi è mai piaciuto.

Che ad allearvi siete stati costretti.

Che in quel momento era l’unica cosa da fare.

Che voi eravate contrari ma in minoranza.

Che non sospettavate chi fosse in realtà.

Che non avete mai condiviso le sue idee.

Che non avete mai condiviso i suoi metodi.

Che l’avete fatto per limitare i danni.

Che senza di voi al suo fianco avrebbe fatto di molto peggio.

Che vi vergognavate per lui.

Che ogni colloquio era un calvario, ogni abbraccio un supplizio, ogni sorriso una menzogna.

Che sapevate benissimo che quelle leggi erano porcate, ma non c’era alternativa.

Che ad ogni riunione eravate sul punto di voltargli le spalle.

Che difendere le sue leggi vi dava il voltastomaco.

Che prima di parlarne in pubblico vi era necessario qualche “additivo”.

Che tutto il mondo che lo circondava vi faceva schifo.

Che non potevate immaginare cosa avrebbe scoperto la magistratura.

Che in fondo anche lui vi faceva schifo.

Che aveva ragione chi lo descriveva come una rovina per il Paese.

Ma non preoccupatevi, non agitatevi; non cercate giustificazioni, non affannatevi a trovare spiegazioni.

Vi sputeremo in faccia comunque.

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Incostituzionalità del processo breve.

novembre 20, 2009

Il disegno di legge sul cosiddetto processo breve è reperibile a questo indirizzo URL:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00444659.pdf

E’ comunque preferibile attingere alle sintesi, per esempio questa:

http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_7615.asp

Si tratta di una legge a mio parere incostituzionale in quanto vìola il principio di uguaglianza davanti alla legge.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

A solo titolo di esempio sottolineo solamente qualche punto. E’ evidente che laddove la legge prevede l’applicazione dell’estinzione del processo in base ai precedenti penali del reo, essa discrimina il trattamento penale dell’imputato e della persona offesa in ragione della condizione personale del primo: se esso è incensurato si applica la legge sul processo breve (e quindi si disapplica di fatto la legge penale), se invece è pregiudicato no. Se una persona resta vittima di una truffa, come si può ragionevolmente spiegare – senza violare la logica ed il naturale senso di equità che sottende all’articolo 3 – che il suo diritto ad avere riparazione del danno dipende dall’essere il truffatore incensurato o meno?

Anche l’applicazione differenziale per tipologia di reato viola l’articolo 3. Nel nostro ordinamento (come in quasi tutti quelli avanzati, peraltro) la procedura penale è la stessa (salvo rarissime eccezioni) per qualsiasi tipo di reato. La ragione è semplice. Il processo penale (e quindi il codice di procedura che lo regolamenta) ha una funzione primaria: impedire che venga condannato un innocente, ovvero che una persona venga condannata per un delitto più grave di quello effettivamente commesso. Soggettivamente, dal punto di vista dell’imputato innocente, poco rileva la gravità del fatto contestato, poiché accusare e condannare un innocente è un sopruso intollerabile anche se il reato e la pena sono lievi. Per tale ragione le garanzie processuali sono le medesime per tutti, e non esiste una loro gradazione in base alla gravità del fatto contestato; quindi ogni norma procedurale che discrimina fra reato e reato è tendenzialmente iniqua e incostituzionale. La maggiore gravità deve riflettersi unicamente sull’entità della pena e non già sulla forma processuale, poiché essa deve rimanere neutra rispetto alle caratteristiche dell’imputato e dei capi di imputazione.

Per rendere evidente la fondatezza di questo argomento, si pensi ad un processo per estorsione a carico di un incensurato. Poiché la pena massima edittale è di dieci anni, il progetto di legge non trova applicazione e pertanto è legittimo attendersi sentenza di primo grado anche ecceduti i due anni previsti dal ddl. Ma supponiamo che, nel corso del dibattimento, emerga che il fatto commesso sia di fattispecie meno grave – per esempio esercizio arbitrario delle proprie ragioni – alla quale si applica il principio del processo breve. Si arriverebbe quindi ad una sentenza di proscioglimento per eccessiva durata anche molto dopo il secondo e ci troveremmo di fronte ad una somma di ingiustizie. Il processo è durato oltre il limite di legge previsto per il reato, con danno per l’imputato che aveva diritto ad essere prosciolto dopo due anni; ma la parte civile è rimasta ugualmente in giudizio (a proprie spese ed in attesa di una riparazione) senza ottenere alcun riscontro poiché si è giunti a proscioglimento.

Per confermare il giudizio di iniquità ed irrazionalità, si pensi ad un reato commesso in concorso da due soggetti di cui solamente uno incensurato. Per esso diverrebbe possibile l’estinzione del reato per eccessiva durata del processo, mentre per il concorrente pregiudicato si andrebbe avanti fino a condanna. Un’ingiustizia, un’assurdità, una boiata pazzesca.

Siamo evidentemente nel terreno (irrazionalità ed irragionevolezza) nel quale si cade inevitabilmente quando si definiscono norme che derogano al principio di generalità e di astrattezza, e l’irrazionalità e l’irragionevolezza delle norme sono state più volte adottate dalla Corte Costituzionale come elementi di incostituzionalità.

A mio modo di vedere il ddl viola anche il proncipio di legalità previsto dai seguenti articoli.

Art. 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Scusatemi se sono brutale.

L’articolo 24 dice che Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti soggettivi e interessi legittimi. Non dice tutti possono agire in giudizio per farsi menare per il naso e ridere in faccia per tutta la vita. Perché questo accadrebbe in decine di migliaia di processi che andrebbero in fumo per impossibilità di concludere il dibattimento in tempo utile, con sommo scorno (e spesa inutile) della parte civile (che quasi sempre coincide con la persona offesa o vittima del reato) e massimo giubilo del colpevole. Il principio che si vuole introdurre avrà il solo effetto di moltiplicare gli artifici dilatori delle difese al fine di protrarre il dibattimento, con esito estintivo certo in tutti i processi che presentano una qualche articolazione per via del numero degli imputati, dei testimoni, dei periti, delle parti civili o dei capi di imputazione ovvero per la complessità tecnica per l’accertamento degli stessi. Si pensi ai processi per disastro colposo (e omicidio e/o lesioni colposi) da celebrarsi a L’Aquila per i crolli del terremoto. Le responsabilità penali sono individuabili a mezzo di complesse e vastissime perizie tecniche che devono essere esperite nel corso del dibattimento, poiché gli atti dell’indagine preliminare compiuti dalla procura sono utilizzabili come mezzo di prova e non già come prova. E’ quest’ultimo uno dei possibili strumenti dilatori inaggirabili introdotti nel processo penale come conseguenza dell’inserimento in Costituzione del cosiddetto “giusto processo” (l’ennesimo slogan berlusconiano che nasconde una trappola per la magistratura ed una frode per tutti noi) avvenuto con il colpevole concorso del centrosinistra.

E non posso non ribadire quanto da me già scritto più volte. Al momento di riformare l’art. 111 Cost: (ora detto appunto “giusto processo”) non costava molto aggiungere un semplice comma di questo tenore: “il processo assicura un equo risarcimento alla persona offesa dal reato”. Ma ai sommi giureconsulti che albergano nel nostro Parlamento non è passato nemmeno per la testa. Abituati come sono a frequentare od essere imputati, per loro il processo è una questione privata fra l’indagato/imputato e la magistratura.

I succitati articoli della Costituzione hanno chiara ispirazione garantista, ma, come ben si vede, possono e devono essere interpretati non come vantaggi unilaterali per i colpevoli (così come le leggi volute dal centrodestra berlusconiano) ma anche come obblighi per lo Stato di esercitare la legge penale. Nello spirito dei costituenti il significato del primo comma dell’art. 25 era il seguente. Nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale precostituito per legge ed affidato ad altro giudice deciso dal governo. Il pensiero andava ai tribunali speciali voluti per processare gli antifascisti. Ma è evidente che così può rileggersi: nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale precostituito per legge e lasciato libero di fare quel c. che gli pare. Perché va detto che questo avverrebbe per quasi tutti gli incensurati imputati di reati per i quali vale il processo breve.

I costituenti, che pure ne avevano viste di tutti i colori, non potevano certo immaginare che una banda di mafiosi e di camorristi si sarebbe impadronita della maggioranza parlamentare, ma tuttavia hanno fissato principi comunque applicabili.

Queste considerazioni si integrano con l’evidente irrazionalità ed irragionevolezza che pervadono il ddl e che, come detto, sono criteri ripetutamente assunti a base del giudizio di incostituzionalità.

Di certo i giudici costituzionali, qualora chiamati a giudicare questa legge (nella sciagurata ipotesi della sua entrata in vigore), non potranno usare gli argomenti ed i termini che ho usato io. Ma sono sicuro che pensano le stesse cose che ho scritto e troveranno il modo per esprimerlo in forma acconcia. D’altronde su questo blog scrissi più volte di essere certo della bocciatura del lodo Alfano e così è stato.


Cronache da Lobotlandia – 1.

novembre 19, 2009

Ascolto il leghista Cota al tg3 e non riesco a non cambiare canale. A domanda sul “processo breve”, il sottosegretario, al fine di riaffermare la bontà della legge, sostiene che “un cittadino ha diritto ad essere processato e condannato o assolto in un tempo ragionevole”.

La naturalezza con la quale questo argomento viene reiterato mostra come la nostra classe politica, nel momento in cui affronta il tema della giustizia, applica ormai automaticamente l’equazione “cittadino=imputato”. La compenetrazione fra politici e delinquenti è ormai talmente irrisolvibile che per i nostri rappresentanti i diritti del soggetto processuale denominato “persona offesa” (più comunemente vittima) che quasi sempre coincide con la parte civile nel processo, non esistono.

L’eccessiva durata del processo danneggia  l’imputato (forse, perchè io non ho mai sentito dire di un colpevole frettoloso di sentirsi condannare), ma non certo quando le lungaggini dipendono dalla strategie difensive da lui adottato. Al contrario danneggia sempre e sicuramente la vittima, sia che essa dipenda dalle carenze strutturali del Tribunale, dalle strategie della difesa o dalla neghittosità dei magistrati e del personale giudiziario ausiliario.

Ma di ciò nessuno si cura e si arriva ad accettare l’idea che un cittadino danneggiato da un reato debba subire, oltre all’offesa di una durata eccessiva del procedimento (ben superiore ai sei anni anche quando sarà in vigore la legge in oggetto per via dei tempi morti fra i diversi gradi di giudizio), la beffa di una sentenza di proscioglimento per eccessiva durata di una singola fase processuale, con grande gioia del colpevole che può deriderlo per tutta la vita, godendosi i vantaggi del reato commesso.

Ma nemmeno i membri della cosiddetta opposizione sembrano rendersene conto, né i giornalisti non allineati. Ci si concentra solo su Berlusconi e sul fatto che si tratterebbe di una legge ad personam. In realtà è una legge contro tutti noi, ma soprattutto contro le vittime dei reati. Cittadini ormai di serie B, anzi C, anzi Z.


Riforma della Giustizia.

novembre 16, 2009

Il processo breve è solamente uno dei punti di una più ampia riforma della giustizia che governo e maggioranza intendono varare e che, al momento, non è ancora stata resa pubblica pur essendone stati individuati con precisione alcuni punti la cui definizione è in stato di avanzata elaborazione da parte dei tecnici. Sentieri e Pensieri è in grado di fornire in esclusiva alcune anticipazioni sui principi cardine della legge di riforma che fra poche settimane approderà alle commissioni giustizia delle due camere, alcuni dei quali hanno forma di articoli già sottoponibili al voto dell’aula.

E’ ovvio che fissare un limite temporale al processo non ha senso se, parallelamente, non si sveltiscono le singole fasi processuali. Gli articoli da 1 a 5 vanno  in tale direzione, accelerando le fasi processuali.

Art. 1 (Udienza breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e introduzione sul territorio nazionale di generi alimentari adulterati, le udienze dibattimentali in ciascun grado di giudizio, ivi comprese quelle dell’udienza preliminare o per l’incidente probatorio in fase di indagine preliminare, devono avere durata non eccedente i 30 minuti.

II) Esaurito il lasso temporale previsto dal comma I, il giudice dichiara conclusa l’udienza e ammette le prove del Pubblico Ministero e ne valuta le istanze solamente se prodotte e formulate entro il suddetto termine; quindi rigetta ogni altra richiesta dell’accusa. Le istanze rigettate non possono essere reiterate in udienze successive.

III) Al fine di non ledere i diritti della difesa, il giudice ammette come prova, senza eccezioni e senza contraddittorio, tutti i documenti ed i reperti prodotti dalla difesa.

IV- 1) Qualora la difesa abbia indicato un testimone o un perito di parte che non è stato sentito nel lasso temporale stabilito dal comma I, il giudice ammette come prova il testo scritto della testimonianza/perizia assunta privatamente dal difensore dell’imputato in forma dettagliata o sintetico-riassuntiva.

IV-2) Qualora non sia possibile fornire il testo scritto previsto dal n. 1, il giudice ammette come prova il giudizio testimoniale/peritale difensivo in forma dicotomica, sotto una delle seguenti formulazioni: “l’imputato è innocente” ovvero “l’imputato è colpevole”.

La pesantezza dei fascicoli processuali è un altro elemento che ostacola lo svolgimento dei processi. Enormi faldoni cartacei composti da atti inutili che gravano sulle cancellerie e rendono fisicamente oneroso lo smaltimento dei processi. I seguenti articoli vanno nella giusta direzione.

Art. 2 (Verbale breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e abbandono su ciglio di strada vicinale di taniche non sigillate contenenti materiale chimico tossico-nocivo, ogni verbale redatto da personale di polizia giudiziaria o di cancelleria avente valore di prova o di elemento di prova deve essere redatto, a pena di nullità, su un unico foglio di formato A4.

II) Per gli operatori afflitti da calligrafia ampia è previsto un canale di assunzione privilegiato in altri settori della Pubblica Amministrazione.

Art. 3. (Sentenza breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed impianto abusivo di vigna in area sottoposta a vincolo ambientale, i decreti, le ordinanze e le sentenze emessi dal giudice di ogni ordine e grado devono essere redatti, a pena di nullità, su un unico foglio di formato A4. Nei casi di particolare complessità tecnica o di elevato numero degli imputati o dei capi di imputazione, è ammesso il ricorso al fronte/retro.

II) Qualora uno degli atti prodotti secondo le modalità previste dal comma II venga riformato in un grado di giudizio superiore per difetto di motivazione su richiesta della difesa dell’imputato, il giudice estensore è punito con l’estromissione dall’ordine giudiziario.

Art. 4. (Arringa breve)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed asciugatura in pubblico di bucato non ammorbidito, l’arringa del Pubblico Ministero non può avere durata superiore a minuti dieci.

II) Le parti civili non hanno diritto a pronunciare arringa.

III) Qualora il Pubblico Ministero ecceda il limite temporale previsto dal comma I, il giudice dichiara estinti tutti i reati contestati all’imputato e chiude il procedimento con sentenza orale immediata e assoluzione dell’imputato.

IV) Avverso la sentenza orale prevista dal comma III non è ammessa alcuna forma di impugnazione.

Art. 5.  (Reato breve)

Il presente articolo si propone di sanare la degenerazione giudiziaria consistente nell’attribuzione a cittadini retti e probi condotte criminose articolate nel corso di periodi temporali di spropositata lunghezza. Si dà il caso di un procedimento istruito a Palermo da alcuni magistrati iperpoliticizzati i quali, a meri fini persecutori nei confronti di un cittadino la cui unica colpa è l’impegno politico per la libertà e per la democrazia, hanno scandagliato la di lui esistenza nel corso di trent’ anni, espungendo da alcune occasionali frequentazioni dell’imputato, con spericolate congetture scaturite dalle loro menti deviate, l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Essendo evidente che, nell’arco di una intera esistenza, un soggetto libero di muoversi finisce inevitabilmente per imbattersi in qualche mafioso, tale persecuzione giudiziaria non può trovare accoglimento in un ordinamento garantista.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina ed apparizione pubblica con abbigliamento in contrasto con costumi e tradizioni locali, la condotta incriminata integrante gli estremi del reato contestato deve estrinsecarsi in un arco temporale non superiore a mesi sei.

II) In qualsiasi fase e grado del procedimento il giudice verifica la durata della condotta incriminata così come rappresentata dal Pubblico Ministero e, se risulta ecceduto il limite previsto dal comma I, assolve l’imputato perché il fatto non costituisce reato e chiude il procedimento con sentenza orale immediata.

III) Avverso la sentenza orale prevista dal comma II non è ammessa alcuna impugnazione.

Art. 5 bis. (Carcerazione breve)

Questo articolo è stato fortemente voluto dal Ministro Alfano per decongestionare le carceri. Consiste in una trovata geniale che consente di dimezzare i tempi di reclusione lasciandoli invariati. Infatti, come deducibile da una attenta valutazione del testo, i detenuti percepiranno la loro pena come effettivamente espiata per intero, in ottemperanza del principio della certezza della pena e della sua afflittività, ma al tempo stesso si avrà una consistente mole di scarcerazioni che alleggerirà il peso che grava sulle prigioni italiane.

I) E’ introdotto il “tempo carcerario” ottenuto dimezzando il tempo naturale.

II) La giornata carceraria dura 12 ore ed è scandita secondo i ritmi naturali dimezzati.

III) Le pene detentive sono misurate in tempo carcerario.

* * *

Non è sufficiente ridurre tempi e volumi cartacei. Servono anche formule processuali rapide e garantiste. In parole povere, processi brevi ma non sommari. Le proposte della maggioranza contengono elementi di genialità che risolveranno molti problemi.

Art. 6. (Prova certa e vera)

Il presente articolo è finalizzato ad avvicinare la giustizia al sentimento popolare. Troppo spesso le sentenze di condanna sono il frutto di astruse valutazioni da parte di magistrati che, per formazione e deviazione professionale, sono inclini a vedere il marcio ovunque ed a considerare prove a carico di onesti cittadini anche dei fatti che nel senso comune sono comportamenti perfettamente naturali. La Costituzione prescrive che la giustizia è amministrata in nome del popolo e pertanto la prova deve essere valutabile dal popolo secondo i propri genuini sentimenti e con gli strumenti intellettuali della gente comune. Il principio della prova certa e vera va in questa sacrosanta direzione.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e matrimonio misto con soggetto appartenente al regno animale, la prova prodotta dal Pubblico Ministero a carico dell’imputato deve essere sottoposta al vaglio popolare secondo le modalità descritte nei seguenti commi.

II) In apertura di dibattimento il giudice estrae dall’elenco degli ammessi al ruolo di giudice popolare i nominativi di tre cittadini che assistono alle udienze dibattimentali in qualità di “valutatori di prova certa e vera”.

III) Terminata l’esposizione degli elementi di prova a carico da parte del Pubblico Ministero, il difensore dell’imputato illustra ai valutatori di prova certa e vera la tesi del Pubblico Ministero, utilizzando un linguaggio scevro da tecnicismi giuridici ed appercepibile da soggetti di media cultura.

IV) Terminata l’esposizione di cui al comma III, il giudice rende edotti i valutatori che saranno chiamati a stabilire verità e certezza della prova in base al loro genuino buon senso popolare, avvisandoli sulle sanzioni previste in caso di pronuncia in malafede (comma VII).

V) Terminata la fase prevista dal comma IV il giudice sottopone formalmente ai valutatori di prova certa e vera la seguente domanda: “consapevoli della responsabilità morale e giuridica che vi assumete con la vostra risposta e che da essa può dipendere la condanna di un cittadino a molti anni di carcere, siete voi genuinamente ed autenticamente certi, oltre ogni ragionevole dubbio, che la prova prodotta dal Pubblico Ministero è Certa e Vera?”

VI) Se tutti i valutatori rispondono affermativamente il giudice ammette la prova. Se almeno uno di essi fornisce una risposta negativa o dubitativa il giudice non ammette la prova che non potrà quindi essere utilizzata in giudizio.

VII) I valutatori di prova certa e vera che forniscono risposta affermativa alla domanda di cui al comma V sulla base di convincimenti politici o ideologici, e non per autentico e genuino sentimento popolare, sono privati dei diritti civili e politici e, se lavoratori dipendenti, assoggettati ad ammenda pari ad un quinto dello stipendio per una durata non inferiore ad anni sei. Nei casi più gravi sono privati della potestà di genitori.

VIII) Se l’imputato è una delle quattro alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente del Senato e Presidente della Camera) ovvero soggetto che abbia ricoperto una delle suddette cariche per almeno due mandati non consecutivi, il numero dei valutatori di prova certa e vera è portato da tre a trenta.

Art. 7. (Patteggiamento assolutorio)

I magistrati sono mentalmente dei deviati, si sa. Essi si sono assunti un ruolo di supplenza morale rispetto alla politica e si ritengono investiti del diritto/dovere di giudicare i cittadini anche al di là dei limiti previsti dai codici. Ecco allora che si deve ristabilire che la moralità dei comportamenti non riguarda il giudizio penale.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e permanenza abusiva in fondo agricolo con abbigliamento succinto, l’imputato può richiedere il patteggiamento assolutorio secondo le modalità e le finalità dei commi successivi.

II) Se la difesa dell’imputato ritiene che la condotta incriminata presenti elementi censurabili dal punto di vista morale ma sia penalmente irrilevante, può chiedere il patteggiamento assolutorio, con il quale il giudice emette una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato e, contestualmente, ammonisce l’imputato a non reiterare la condotta.

III) L’istanza per il patteggiamento assolutorio è depositata dalla difesa dell’imputato venti giorni prima dell’udienza, ovvero formulata in aula, e può essere reiterata fino a tre volte per ciascun grado di giudizio.Se il giudice ritiene l’istanza non manifestamente infondata, fissa udienza per il patteggiamento assolutorio entro 15 giorni. Il Pubblico Ministero ed le parti civili non possono opporsi.

IV) Se il procedimento si trova in primo grado ed il giudice rigetta l’istanza, l’imputato ha facoltà di inoltrarla alla competente Corte d’Appello. Se vi è fondato motivo che a carico dell’imputato sia in atto una persecuzione politica, l’istanza può essere inoltrata a diversa Corte d’Appello a scelta dell’imputato.

V) Nel pronunciare la sentenza di patteggiamento assolutorio il giudice ha facoltà di far oscillare l’indice destro puntato verso l’alto.

Art. 8. (Patteggiamento assolutorio “per saltum”)

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e pavimentazione di tavernetta con ammattonato trattato con olio di lino cotto di provenienza extra-UE, se l’imputato è uno dei soggetti indicati al comma VIII dell’art. 6 (Alte Cariche dello Stato e assimilato), la richiesta di patteggiamento assolutorio può essere formulata, in qualsiasi stato e grado del procedimento, al Presidente della Corte Suprema di Cassazione.

II) Il Presidente della Corte di Cassazione non può rigettare l’istanza e fissa udienza per il patteggiamento assolutorio entro 15 giorni dal deposito dell’istanza in cancelleria.

III) Sulla richiesta di patteggiamento assolutorio presentata ai sensi del comma I si pronuncia la Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

IV) L’imputato – se soggetto diverso dal Presidente della Repubblica – partecipa personalmente all’udienza ed ha facoltà di farsi accompagnare, in qualità di patrocinatore aggiunto, dal Capo dello Stato.

Art. 9. (Supertestimone)

Ci sono processi che si trascinano per anni ed anni a dispetto di prove inconfutabili a favore dell’imputato. E’ venuto il momento di dire basta.

I) Fuori dei casi di mafia, terrorismo, immigrazione clandestina e cambio di destinazione d’uso di biancheria intima femminile, la difesa dell’imputato può ricorrere a supertestimone, ovvero giocare il jolly su uno dei testi indicati ai sensi dell’art. 468 c.p.p.

II) La richiesta di supertestimonianza è presentata in aula dalla difesa alzando una paletta raffigurante la lettera “J” contornata da stelline color oro ed è reiterabile tre volte per ciascun grado di giudizio.

III) Il Pubblico Ministero e le parti civili non possono opporsi alla supertestimonianza ed il giudice la ammette senza ritardo. Il cancelliere appone sulla testa del supertestimone un copricapo da Joker ed il giudice, dopo la pronuncia del giuramento di rito, dà il via alla supertestimonianza con la frase “truà, dé, an, prt!”

IV) Il contenuto della supertestimonianza ha valore decisorio assoluto. Se da essa emerge l’innocenza dell’imputato relativamente ad uno o più dei reati contestati, il giudice li dichiara immediatamente estinti. Se da essa emerge l’innocenza dell’imputato per tutti i capi di imputazione, il giudice pronuncia immediatamente sentenza orale di assoluzione per non aver commesso il fatto e dichiara chiuso il procedimento.

V) Avverso la sentenza orale di cui al comma IV non è ammessa alcuna impugnazione.

VI) Se l’imputato è uno dei soggetti previsti dal comma VIII dell’art. 6 (Alte Cariche dello Stato e assimilato) può essere ammesso a supertestimonianza l’imputato stesso.

 


Processi brevi.

novembre 11, 2009

Leggo che il “lodo Fini-Ghedini” sul processo breve prevederebbe dei limiti di tempo per la celebrazione dei diversi gradi di giudizio: tre anni per il processo di primo grado, due anni per quello di appello, uno per il giudizio di Cassazione. Rifletto: ma cosa è il processo di primo grado? Quella parte di procedimento che va dall’udienza preliminare (o dalla prima udienza di apertura del dibattimento) fino alla sentenza del Truibunale.  Analogamente il processo di appello è la parte di procedimento che va dalla prima udienza in corte di appello alla sentenza di secondo grado. Però va detta una cosa: il procedimento penale comincia con l’iscrizione del reato nell’apposito registro (registro delle notizie di reato) e prosegue con l’indagine preliminare, che può durare fino a due anni, salvo proroghe. Ma il processo di primo grado non inizia automaticamente al momento della chiusura dell’indagine preliminare, poichè gli atti vanno notificati alle parti provate (imputati e persone offese) e perchè  il Tribunale, avendo da smaltire enormi arretrati, mette in coda il fascicolo finchè non si trova un buco. In realtà fra la fine delle indagini e l’inizio del primo grado passano uno, due o anche tre anni. Lo stesso accade fra la fine del primo grado e l’inizio dell’appello e fra la sentenza d’appello e giudizio di cassazione. Quindi limitare la durata dei singoli “tranci” processuali non garantisce affatto la speditezza del procedimento complessivo. Insomma stiamo parlando di vaccate belle e buone. Vaccate, solo vaccate!

 


Ma quali sentieri? Ma quali pensieri?

novembre 11, 2009

Da diversi giorni non scrivo sul blog. Ogni tanto ripeto a me stesso di commentare almeno le ultime novità in materia di giustizia. Ovvero le proposte di legge sul “processo breve” e sul ritorno all’immunità parlamentare. Ma cosa volete mai che scriva? Cosa volete mai che pensi? Come è già stato scritto da autorevoli commentatori, le proposte sono degli insulti al buone senso, prima ancora che delle vittime dei reati, soggetti della cui esistenza i nostri politici si sono improvvisamente accorti.

Non sto nemmeno a ripetermi: non ci sono nè sentieri nè pensieri da riferire. Solo insulti e bestemmie.  Ecco, forse dovrei aprire un nuovo blog “Insulti e Bestemmie” più idoneo alla temperie politica e culturale che stiamo vivendo.

A presto.