Un mondo parallelo.

Mai titolo di una trasmissione mi è sembrato più appropriato. Ieri sera, ho distrattamente seguito la puntata di Matrix (Canale 5) dedicata alla domanda “la libertà di stampa è in pericolo?” ed alla preconfezionata risposta: “ovviamente no.”

Ascoltando il conduttore Vinci e gli ospiti (senatore De Benedetti, Antonio Polito, Beppe Severgnini, Roberto Arditti, l’on. Gentiloni e Vittorio Feltri – quest’ultimo in collegamento video perché non si mescola con il popolino) mi si è aperta una finestra sul mondo parallelo nel quale vivono i giornalisti italiani. In un clima di consonanza e concordia generale, indotto dai servizi in video che riepilogavano (a mo’ di monito) le fucilazioni dei giornalisti in Cecenia, in Iran e in Corea del Nord, gli intervenuti, quasi a ringraziare il padrone di casa per essere ancora vivi e addirittura ben pasciuti, hanno dato modo a Feltri di dipingere il Corriere come asservito alle banche, tutti i giornalisti Rai come marionette al soldo dei partiti e Repubblica e Unità come giornalacci faziosi manovrati dai loro padroni per turpi ed inconfessabili finalità. A differenza dello stesso Feltri che si è descritto, senza che alcuno obiettasse, come l’unico direttore indipendente del paese.

Quasi unanime la deplorazione per Repubblica, Unità e FNSI (da nessuno rappresentati, così come la Rai) colpevoli di aver montato la bufala della manifestazione del 3 ottobre prossimo, alla quale, ovviamente, nessuno deve partecipare, pena il coprirsi di ridicolo.

Nessuno che abbia osato dire che minacciare la rivelazione di dossier sulle frequentazioni sessuali dei leader politici non è giornalismo, ma una minaccia di tipo mafioso; nessuno che abbia sottolineato come Mentana, una volta cacciato da Mediaset, sia ormai un disoccupato cronico impossibilitato a trovare uno straccio di lavoro; nessuno che abbia ricordato come gli anatemi di Berlusconi a Mieli e ad Anselmi (“farebbero bene a cambiare mestiere”) siano andati puntualmente a segno; nessuno che abbia riepilogato come su decine di cause penali e civili avviate da Berlusconi per diffamazione a mezzo stampa, la quasi totalità lo ha visto soccombere; nessuno che abbia sollevato il problema della legge bavaglio sull’informazione in discussione alle Camere. E mi limito a sottolineare queste che sarebbero state insignificanti punture di spillo, rispetto ai macigni che pesano sul mondo dell’informazione a causa dello strapotere del Cavaliere.

Gentiloni, che già da ministro non ebbe il coraggio di dare attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea sul caso Retequattro, chiamato, si presume, a difendere le ragioni del Pd, ha recitato alla perfezione il ruolo di cagnolino di compagnia.

E poi mi si chiede perché vado a Roma sabato.

2 Responses to Un mondo parallelo.

  1. Rosolino Trabona ha detto:

    Quando il Cavaliere deve sistemare qualcosa di importante invita il malcapitato di turno nella residenza della famiglia Letta. La signora Letta prepara una crostata così squisita da far accettare ad un certo D’Alema un obrobrio politico come la Bicamerale. Cosa ci si poteva aspettare dal povero Gentiloni (che contava come il due di spade, quando la briscola era bastoni)? Gravi e irrimediabili colpe ha avuto la sinistra al governo sulla mancata risoluzione del conflitto d’interesse.

  2. sandrozagatti ha detto:

    Non so, Gentiloni qualcosa poteva anche dirlo, non serviva sguainare la scimitarra. A me sembrano tutti rincretiniti, timorosi, succubi. A forza di sentirli in parlamento, di leggerli sui giornali, di vederli in tv, si sono fatti convincere dai berluscones. Ormai alla destra non serve più convincere la gente, a farlo ci pensa l’opposizione*.

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