Un paese incommentabile.

Mi metto alla tastiera e provo a ordinare qualche idea, ma subito passa la voglia.

Scorro le ultime notizie. Gianfranco Fini querela Vittorio Feltri, direttore ultra pagato de Il Giornale, per averlo esplicitamente minacciato di rendere pubblico un dossier su rapporti di esponenti di Alleanza Nazionale con prostitute (così sembrerebbe di capire). Il Giornale è di proprietà di Paolo Berlusconi, utilizzato come prestanome dal Presidente del Consiglio per aggirare la mitissima legge Mammì sull’editoria, e nessuno dubita che l’attacco al Presidente della Camera sia voluto dal Cavaliere in persona. Fini e Berlusconi sono peraltro i cofondatori del primo partito italiano (e di governo) e da sedici anni vanno a braccetto sia al governo che all’opposizione. Difensore di fiducia di Fini è l’avvocato Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera che si sta occupando della riforma del processo penale proposta da Alfano (su mandato di Berlusconi e di Ghedini) nonché della controversa legge sulle intercettazioni, fortemente voluta anch’essa dal premier ed osteggiata fieramente dai procuratori antimafia di Palermo. Gli stessi che sostennero l’accusa contro Giulio Andreotti, il quale era difeso proprio da Giulia Bongiorno, di cui ricordiamo l’urlo esaltato e scomposto (“assolto! assolto!”) alla lettura della sentenza d’Appello che riconobbe come consumato ma prescritto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa commesso dall’imputato, in qualità di ministro o di Presidente del Consiglio, fino al 1980. Gli stessi procuratori che il Giornale ha definito “anti-premer” (sono in realtà anti-mafia e non so se Feltri ha reso un buon servizio al suo padrone occulto) e che Berlusconi ha accusato di “complottare” contro la maggioranza in riferimento alle indagini sulle stragi del 1992-1993, quando invece tali indagini si stanno svolgendo a Caltanissetta ed a Firenze. Ed anche l’associazione che Berlusconi stesso ha implicitamente proposto fra sé e gli attentatori che uccisero Falcone, Borsellino e le loro scorte non mi pare felicissima, dal suo punto di vista.

Ecco. Già arrivato a questo punto io non riesco ad andare avanti. Dovrei parlare del Lodo Alfano, su cui pende il giudizio di costituzionalità, e sulle dichiarazioni di Gasparri, il quale fa sapere che, se dovesse essere bocciato, la maggioranza ne voterà uno identico, in spregio della Corte, della logica, del buon senso, della Costituzione, delle prerogative del Capo dello Stato e di tutti noi. Ma non ce la faccio. Trovo ingiusto verso me stesso sprecare neuroni per commentare questa oscena mescolanza di ridicole, assurde pantomime e di agghiaccianti, mostruosi retroscena che nulla ha a che vedere con quello che dovrebbero essere la politica e l’informazione di un paese moderno. Mi viene da vomitare.

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