L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Non sono uno che ama le manifestazioni. Ed in effetti non sono mai andato ad un corteo in vita mia. Non critico né esalto chi lo fa, semplicemente sono iniziative inconciliabili con il mio carattere. O forse sono solo un infingardo, un timido, un pavido, un menefreghista. Non lo so.

Tuttavia quando Salvatore Borsellino ha annunciato sulla sua bacheca che avrebbe organizzato per il 26 settembre a Roma una replica della manifestazione “Agenda Rossa” tenutasi a Palermo il 19 luglio scorso, non ho indugiato a dare la mia adesione e ci sarò.

Molti amici di facebook sanno che si terrà, ma non tutti ne conoscono il significato.

Paolo Borsellino possedeva due agende: l’”agenda grigia”, con gli impegni istituzionali (udienze, interrogatori, appuntamenti di lavoro, eccetera) e l’”agenda rossa” dei Carabinieri, di cui ogni anno riceveva una copia in omaggio da parte di un ufficiale dell’Arma, su cui scriveva note, appunti, idee e progetti relativi alle sue inchieste. Essa custodiva quindi le sue ipotesi sull’attentato di Capaci e probabilmente i segreti delle indagini che, come disse nella sua celebre ultima intervista, riguardavano anche i legami fra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Per questo motivo non se ne separava mai e, come ha appurato la magistratura, l’aveva con sé anche il 19 luglio 1992, quando una 126 imbottita di tritolo lo spedì al Creatore. Ma quell’agenda è scomparsa. Così come scomparvero centinaia di files dal computer di Giovanni Falcone.

Nella borsa del magistrato, estratta dall’auto dopo l’esplosione di via d’Amelio, fu trovato tutto quello che portava con sé, dalla batteria del cellulare alle carte di lavoro, dalle chiavi di casa al costume da bagno. Ma non l’agenda rossa. Una sparizione inquietante e misteriosa che ha richiesto un’indagine giudiziaria per scoprirne le ragioni.

Sono molte le anomalie in quanto avvenne quel giorno in via d’Amelio. Una di esse è che l’area dell’esplosione non fu circoscritta dalla polizia, tanto che decine di persone (così come accadde incredibilmente anche nel rapimento di Aldo Moro) ebbero la possibilità di avvicinarsi al punto dello scoppio, ai cadaveri delle vittime ed agli oggetti che avevano con loro.

Una foto di quel giorno ritrae nitidamente un ufficiale dei Carabinieri (capitano Arcangioli) mentre si allontana dall’auto blindata del magistrato appena ucciso con la sua borsa in mano. Altre immagini lo mostrano, sempre con la borsa, a parecchie centinaia di metri dal luogo dell’attentato ed egli stesso ammette di averla prelevata e successivamente riposta nell’auto di Borsellino, dove fu finalmente rinvenuta e sequestrata dalla Polizia. Ma sulla presenza dell’agenda rossa al suo interno e sulla sua destinazione egli ha dato svariate versioni contraddittorie e confuse. Sta di fatto che il processo a suo carico si è concluso con l’assoluzione e con una non-verità sulla scomparsa dell’agenda.

Il processo per l’attentato di Via d’Amelio si è concluso da tempo con la condanna di esecutori e mandanti, tutti esponenti di Cosa Nostra. Negli ambienti giudiziari siciliani è però ben radicata la convinzione che non tutta la verità sia emersa e la stessa sentenza ammette l’esistenza di una grave ed inquietante lacuna laddove non sono stati individuati i “mandanti esterni” (soggetti cioè non appartenenti a Cosa Nostra ma contigui ad essa, o con essa in rapporto organico) sulla cui esistenza non sussistono dubbi. Parimenti l’esame del traffico telefonico (operato da Gioacchino Genchi, il poliziotto non a caso finito nel mirino della politica) evidenzia inspiegati contatti che chiamano in causa esponenti dei servizi segreti quasi certamente coinvolti nell’attentato.

Nuovi collaboratori di Giustizia smentiscono la ricostruzione su cui si basa la sentenza e, dopo le deposizioni di Massimo Ciancimino, esponenti politici di primo piano alternano improvvisi ricordi e strane amnesie sugli ultimi giorni di vita del magistrato siciliano.

Nel frattempo proseguono il processo per il mancato arresto di Provenzano nel 1995, nel quale sono imputati il generale Mori ed il colonnello Obinu, entrambi dei Carabinieri, e quello a carico di Massimo Ciancimino, per il riciclaggio dei proventi della mafia. In essi e da altre indagini in corso si aprono squarci di luce su quella che è stata definita giornalisticamente la “trattativa fra mafia e Stato”, che sarebbe intercorsa fra il 1992 ed il 1993, nel lasso temporale che va dall’omicidio di Salvo Lima (plenipotenziario di Andreotti in Sicilia) ed il fallito (o revocato in extremis) attentato allo stadio Olimpico di Roma e che racchiude l’assassinio di Falcone, di Borsellino e delle relative scorte nonché i cinque attentati di Roma, Milano e Firenze.

Si tratta di una mole enorme di indizi e spunti investigativi che lasciano intravedere un retroscena oscuro, torbido, inquietante – se non agghiacciante – sulla transizione dal periodo democristiano alla fase berlusconiana della nostra Repubblica. Uno scenario nel quale boss mafiosi, politici nazionali, esponenti dei servizi segreti e forse di altre strutture od organizzazioni tramano all’oscuro, in spregio dei principi costituzionali, della legge e della morale, al fine di preservare posizioni ed equilibri di potere. A chi obietta che è inconcepibile, eversivo e folle immaginare che soggetti istituzionali possano aver trattato con criminali del rango di Riina e di Provenzano, va ricordato che nella storia della mafia il rapporto di contiguità con le istituzioni è la regola, mentre lo scontro è l’eccezione. E’ così da sempre, di qua e di là dall’oceano.

Le parole dei testimoni, dei collaboratori di giustizia, le nuove carte che emergono di giorno in giorno, il consolidamento delle accuse a Dell’Utri nel processo di appello che si sta celebrando a Palermo, ci inducono ad attendere con fiducia dalla magistratura parole di verità. Inutile ora azzardare ricostruzioni o ipotesi che potrebbero venire smentite. Aspettiamo di sapere.

Ma al tempo stesso, di fronte ad un capo del governo che torna ad alzare la voce contro le Procure che “complottano” contro di lui, non possiamo rimanere inerti e silenti. Il suo Giornale – diretto da Vittorio Feltri – ha definito esplicitamente “pubblici ministeri anti-Berlusconi” i due magistrati palermitani Ingroia e Scarpinato. In realtà si tratta di due procuratori antimafia e l’associazione (involontariamente?) suggerita dal quotidiano che fu di Montanelli non pare lusinghiera per il nostro presidente del consiglio.

Per questo è giusto essere a Roma il 26 settembre, a fianco di Salvatore Borsellino. A prescindere da quello che potrebbe essere il suo contenuto, l’agenda rossa è un simbolo; il simbolo di anni di misteri, di indagini insabbiate, di magistrati e di poliziotti assassinati, indotti a desistere o trasferiti, di pentiti uccisi o ridotti al silenzio, di verità inconfessabili nascoste agli italiani, di leggi varate dal Parlamento al fine di bloccare le inchieste, di silenziare i testimoni, di archiviare i procedimenti, di far prescrivere i reati. E’ giusto essere a Roma per far sentire la nostra richiesta di verità e la nostra vicinanza ai magistrati (i pochi rimasti) che non si sono arresi alla menzogna ed all’arroganza del potere criminale.

Ed a ben pensarci l’invocazione di verità si estende a tutta la storia della nostra repubblica, se è vero, come è vero, che di misteri essa è costellata.

Stragismo nero, Brigate Rosse, delitto Moro, Gladio, 2 agosto 1980. Esempi presi a caso e disseminati di zone d’ombra, di misteri, di ricorrenti figure oscure riconducibili ai servizi segreti ed alle logge massoniche. Se vogliamo che l’Italia entri a pieno titolo nel consesso delle democrazie evolute, dobbiamo liberarci di questi scheletri, di questa cappa oscura che schiaccia la società ed impedisce la realizzazione dei principi costituzionali. E dobbiamo liberarci della morsa con la quale le mafie attanagliano la nostra economia e che ci impoverisce tutti, ogni giorno di più. Si stima che il patrimonio da esse accumulato sotto varie forme sia equivalente al debito pubblico dello Stato; confiscandolo si risolverebbero molti (forse tutti) dei nostri problemi. Il popolo italiano è come una famiglia sempre più povera ed indebitata che non sa di avere un tesoro nascosto in cantina.

La verità non è né di destra né di sinistra, è un diritto. Il diritto fondamentale dei cittadini di uno stato democratico. Ed infatti la manifestazione promossa da Salvatore Borsellino non ha né sponsor né padrini. Non ne parlano i partiti, non ne parlano i sindacati, non ne parlano i giornali, non ne parlano i blog ed i siti che vanno per la maggiore. Le foto della sua edizione palermitana mostrano poche centinaia di uomini e di donne in cammino con un’agenda rossa in mano. Nessuna bandiera, nessuno striscione, nessuno slogan. Solo una richiesta di verità e di giustizia.

Se quello in cui stiamo vivendo è un regime, le stragi di Capaci e di via d’Amelio stanno ad esso come l’omicidio di Giacomo Matteotti sta al ventennio fascista. Per questo il 26 settembre voglio esserci e ci sarò.

La foto del capitano Arcangioli con la borsa di Paolo Borsellino in mano.

La foto del capitano Arcangioli con la borsa di Paolo Borsellino in mano.

9 Responses to L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

  1. Antonella GrossiNedys ha detto:

    agghiacciante!

  2. Antonio C. ha detto:

    Nella foto potete apprezzare un esemplare di MERDA D’UOMO…

  3. Antonio C. ha detto:

    Solo le MERDE, di fronte alla foto della loro colpevolezza, possono mentire così spudoratamente…

  4. Antonio C. ha detto:

    mi correggo: solo i VIGLIACCHI SENZA PALLE, LE MEZZEMANICHE, i MEZZIUOMINI fanno ciò che ha fatto questo VERME di ARCANGIOLI.

  5. Antonio C. ha detto:

    Chiedo scusa per le volgarità.

  6. dani123miki ha detto:

    Ottima sintesi, Zagatti.
    E ottima descrizione delle motivazioni per cui è importante esserci.
    I miei complimenti più sinceri.

  7. sandrozagatti ha detto:

    Grazie mille dani-miki.

  8. Jairo ha detto:

    Salve vorrei esserci anch’io alla manifestazione! Posso sapere data e luogo esatto di dove si svolgerà?

  9. sandrozagatti ha detto:

    La manifestazione si tiene a Roma sabato 26 settembre p.v. dalle ore 14.00 alle ore 20.00. Ritrovo a piazza Esedra e poi in corteo secondo un itinerario che trovi descritto per esempio in questa pagina di facebook.

    http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/event.php?eid=122388629716&index=1

    Puoi anche visitare il sito di Salvatore Borsellino:

    http://www.19luglio1992.com/

    Ciao. Non esitare a chiedermi altre informazioni, qui o su facebook (se ci sei).

    sandro zagatti

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