La congiura.

E’ stato lo stesso Silvio Berlusconi a parlare di un complotto ai suoi danni, ma non e’ dato sapere quanto ci sia di vero. Certo e’ che da tempo si rincorrono voci secondo cui sarebbero in molti a muoversi contro il Cavaliere, e non dalle parti dell’opposizione parlamentare. In tanti sospettano che le foto compromettenti di Villa Certosa siano opera dei servizi segreti e non di un paparazzo qualunque, in molti dubitano che una escort qualsiasi possa entrare nella camera da letto del Capo del Governo con registratore e videocamera. La stampa internazionale ed il Vaticano non mancano di lanciare segnali ostili, piu’ o meno espliciti, ogni giorno.

Ma la notizia piu’ spinosa per il premier viene – e non poteva essere diversamente – dagli ambienti giudiziari. Dalle indagini di quegli odiati pubblici ministeri che egli – non a caso – sogna di eliminare per sempre sostituendoli con “avvocati dell’accusa” scelti al di fuori dell’ordine giudiziario. Il famigerato “papello”, la prova materiale della trattativa intessuta fra esponenti delle istituzioni e la Cupola di Cosa Nostra a partire dal fatidico 1992, starebbe per essere rivelato. Lo afferma Massimo Ciancimino, che tale carta ha rinvenuto nell’archivio del padre Vito.

In quegli anni Berlusconi era ancora solamente un imprenditore, non aveva alcun legame con figure istituzionali e quindi a dover temere per le rivelazioni di Ciancimino dovrebbero essere altri soggetti, non direttamente ricondicibili al presidente del consiglio in carica.

Ma non e’ cosi’. Infatti l’esistenza del papello e della trattativa fra Stato e Cosa Nostra e’ sempre stata sostenuta da moltissimi pentiti di mafia: gli stessi che hanno indicato in Silvio Berlusconi ed in Marcello Dell’Utri i mandanti delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio. Affermando che il partito di Forza Italia fu scelto, in sostituzione della DC e del declinante Psi, come nuovo referente politico di Cosa Nostra da Riina e da Provenzano; e che Paolo Borsellino sarebbe stato eliminato perche’ considerato ostacolo insormontabile nel consolidamento dell’alleanza fra uno Stato italiano berlusconizzato e la mafia siciliana (che con la Fininvest era in affari fin dagli anni ’70). La conferma dell’esistenza della trattativa darebbe credibilita’ e concretezza giudiziale ad una mole di elementi che chiamano pesantemente in causa il leader del PdL, consentendoci di riscrivere in chiave criminale la storia della cosiddetta “Seconda Repubblica”.

I frammenti di questa verita’ sono rimasti per anni nascosti, non si sono mai trasformati in verita’ giudiziaria per la reticenza di molti, per l’assassinio di alcuni collaboratori di rango, per gli ostacoli posti da tanti organi istituzionali (settori probabilmente infedeli delle forze dell’ordine, il Ministero della Giustizia, forse i servizi segreti) che hanno impedito ai pubblici ministeri siciliani di compiere le indagini; e anche per le tante leggi votate del parlamento (un esempio: la legge sui pentiti del 2002) per favorire la mafia.

Tutto questo non e’ mai divenuto materiale per inchieste giornalistiche o di dibattito politico. E’ stato invece oggetto di una gigantesca rimozione che copre ai nostri occhi una verita’ probabilmente orribile ed inconfessabile: la complicita’ del vertice dello Stato con la peggiore e piu’ potente organizzazione criminale d’Europa. Forse nemmeno ora riusciremo a rompere la coltre di mistero che copre quei fatti. L’omicidio di Ilardo, la mancata perquisizione del covo di Riina, il mancato arresto di Provenzano, l’agenda rossa di Paolo Borsellino, l’ordine che fermo’ l’attentato dell’Olimpico del novembre 1993. Avremo mai una parola di verita’ su questi misteri?

Piccoli segnali sembrerebbero pero’ mostrare che qualche crepa nel sistema che ci nasconde la verita’ si stia aprendo. Una “congiura” di chi sa? Un “complotto” che consente a tanti che hanno sempre taciuto, per paura, di trovare il coraggio di parlare?

Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, qualora dovessero investire politici di primo piano, sarebbero una svolta pressocche’ epocale: per la prima volta, dai tempi delle clamorose (ma senza conseguenze) rivelazioni di Gaspare Pisciotta al processo di Viterbo per la strage di Portella della Ginestra, un testimone potrebbe coinvolgere in processi di mafia uomini politici di rango nazionale.

E’ forse questo il complotto che Berlusconi, l’uomo piu’ ricattato e piu’ ricattabile d’Italia, teme? E c’e’ un nesso con le leggi in favore della mafia, come quella sulle intercettazioni e lo scudo fiscale, che sta precipitosamente varando?

Fantasie? Sicuramente si’.

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