L’Utilizzatore Finale.

Voglio spezzare una lancia a favore di Niccolò Ghedini, ingiustamente attaccato per aver definito il suo supercliente Silvio Berlusconi “Utilizzatore Finale” delle fanciulle convogliate in massa a Palazzo Grazioli o a Villa Certosa da quella che si profila come una variopinta pletora di clientes e di ruffiani.

Non è difficile immaginare come possono essere andate le cose. Avvisato da spifferi e da fughe di notizie, Ghedini è venuto a sapere che la procura di Bari indaga su un giro di squillo che coinvolgerebbe il presidente del consiglio. Solerte e diligente, l’ottimo Ghedini ha approfondito i fatti per quanto possibile e, soprattutto, la relativa giurisprudenza, rilevando che la condotta del suo cliente non risulta perseguibile in quanto egli sarebbe, appunto, l’utilizzatore finale (termine certamente presente in giurisprudenza) della catena che va dal reclutamento delle ragazze alla loro destinazione “orizzontale”. Infatti nel nostro ordinamento penale ad essere perseguibile è solamente l’induzione alla prostituzione e non la prostituzione in sé, ed il Cavaliere non può essere accusato di alcunché. Bravo Ghedini, come sempre ha fatto con zelo, solerzia ed efficienza il suo lavoro.

Esattamente allo stesso modo in cui egli stesso ed i suoi predecessori nella difesa di Berlusconi hanno fatto fino ad ora. Non è cambiato nulla, non è cambiato né l’approccio né il linguaggio. Ma, a differenza dei processi che fino ad oggi hanno interessato il capo del governo, è cambiato il contesto e la cognizione che ne ha l’uomo della strada. Il quale ben poco comprende di falso in bilancio, di corruzione in atti giudiziari, di paradisi fiscali, di fondi esteri, di evasioni fiscali, ma capisce benissimo il senso della parola accompagnatrice e l’uso che fa di tal donna l’Utilizzatore Finale.

Ciò ci induce a riflettere su come interpretare il linguaggio dei penalisti, che è ben diverso da quello comune. Per essi un fatto esiste solo se perseguibile penalmente non se è veramente avvenuto né, tantomeno, se è moralmente irrilevante, tollerabile, grave o gravissimo. Per un penalista un fatto di enorme gravità morale non esiste se non costituisce reato, se il reato è prescritto, oppure se è stato commesso in danno di soggetto che non ha sporto querela; se è coperto da amnistia, se non costituiva reato al momento della sua commissione oppure se non è giudizialmente provato, e via così, elencando tutte le possibili ragioni di estinzione del reato per ragioni procedurali e non sostanziali. Sottolineo la locuzione giudizialmente provato, che è cosa ben diversa da ciò che si dovrebbe richiedere per la condotta di un personaggio pubblico.

In realtà questa vicenda è paradigma illuminante di tanti processi conclusisi favorevolmente per Berlusconi. Si prenda uno dei primi, quello per tangenti alla Guardia di Finanza. La sentenza definitiva (confermata dalla Cassazione e celebrata dall’eccellente imputato come atto di suprema giustizia a fronte delle presunte persecuzioni delle “toghe rosse”) sancisce che la Fininvest operava nella completa illegalità, costituendo fondi neri nei paradisi fiscali da utilizzarsi a fini di corruzione politica e di evasione tributaria. Per nascondere tali condotte all’Autorità Giudiziaria vennero corrotti gli ufficiali della Guardia di Finanza incaricati di svolgere i relativi accertamenti. Conseguentemente i manager del gruppo responsabili sono stati condannati, e pertanto promossi parlamentari dal loro datore di lavoro, ma questi è stato assolto in quanto non risulta provata una sua specifica attività nel perfezionamento dell’azione criminosa.

In parole attuali, può ben dirsi che Silvio Berlusconi è l’Utilizzatore Finale dell’opera corruttiva dei suoi dipendenti, esattamente come è l’Utilizzatore Finale dell’induzione alla prostituzione dei suoi lenoni.

E lo stesso si potrebbe dire per la lunga teoria di indagini e di processi per i quali Berlusconi si proclama innocente: altri commettono i reati, egli è solo l’Utilizzatore Finale. Sì, dell’Italia.

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