Interrogativi.

L’Unità, Repubblica, perfino il Corriere. Tutti concentrati a bersagliare Silvio Berlusconi per le sue frequentazioni femminili. Prima Noemi, poi le ragazze di Villa Certosa, ora Patrizia D’Addario. Il grande giornalismo dello Stivale sembra aver riscoperto la propensione a criticare il Presidente del Consiglio. Mi si dirà che solo adesso ha argomenti per farlo. E’ così?

Io mi pongo le seguenti domande: le quattrocento pagine della sentenza Mills, che ripercorrono quasi tutte le vicende giudiziarie del Cavaliere comprovando la natura sostanzialmente criminale delle sue imprese economiche, non fornivano argomenti più interessanti, per un cronista politico, delle spiate di una escort attempata? Le 1771 pagine della sentenza Dell’Utri, con la cronaca delle frequentazioni mafiose di Arcore, non avrebbero fornito elementi più interessanti per l’opinione pubblica?

E la tenacia nell’inervistare il l’ingenuo Gino non poteva essere dedicata a scoprire qualcosa di più sulla Fininvest (dalla nascita fino al trionfo attuale) dalle parole delle centinaia di persone che Silvio Berlusconi ha utilizzato e poi scaricato?

Esiste una platea di individui che sono stati vicinissimi al Cavaliere per anni, che grazie a lui hanno conosciuto fama, ricchezza e successo e che poi sono rotolati nella polvere o comunque nel dimenticatoio. Qualche nome? Vittorio Dotti, Carlo Scognamiglio, Gianluigi Crespi e chissà quanti altri, fra dipendenti Fininvest, prestanomi, consulenti e politicanti di vario livello. Se una squinzia qualsiasi è potuta entrare nella camera da letto di Silvio con un telefonino e per questo lo tiene ora in scacco, quanti altri segreti possono conservare i collaboratori di un uomo che ha percorso quarant’anni della nostra storia recente perennemente sul discrimine fra legalità ed illegalità e talvolta ben oltre? Possibile che la nostra stampa non abbia saputo avvicinarne nemmeno uno? Possibile che l’omertà sia così ferrea? Possibile che personalità pubbliche già prossime alle stanze del potere temano quello che non ha impedito di parlare al fidanzatino Gino ed alla calendarista D’Addario? Che paese è quello che perdona al capo del governo di aver avuto come ospite per anni un boss mafioso come Mangano e lo condanna per qualche festicciola con belle ragazze?

Si ha notizia di qualche giornalista che abbia cercato di parlare con i pentiti di mafia che hanno accusato Dell’Utri e Berlusconi di essere i mandanti delle stragi del 1992? Quanto si parla sui giornali delle indagini sui mandanti occulti degli attentati del 1993?

Forse la nostra stampa ha paura di svelare quello che nasconde il Cavaliere? Forse gli scheletri che popolano i suoi armadi sono troppo orrendi da essere mostrati all’opinione pubblica? O il complotto che teme Berlusconi è ordito dagli stessi soggetti che lo hanno portato al governo ed ora hanno deciso di scaricarlo? E per farlo ci raccontano qualche dettaglio insignificante pur di non farci sapere la verità su chi veramente tiene le redini del potere.

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