Lilliemezzo.

Ieri sera, mentre Rai2 si accingeva a trasmettere una puntata de “La Storia siamo Noi” dedicata nientemeno che a Rosario Fiorello e corredata di interviste in ginocchio a Pippo Baudo e Mike Bongiorno, La7 ha mandato in onda una puntata di ottoemezzo dedicata a Luigi De Magistris.

In studio con l’ospite i conduttori: Lilli Gruber e mister Occhiazzurri, un signore che si caratterizza per cosmica stupidità e che, proprio per questo, è stato promosso giornalista ed affiancato alla rossa ex parlamenta europea, al solo fine di riuscire nella titanica impresa di farla apparire intelligente. Oltre a loro partecipava un barbuto giovane dipendente (non oso chiamarlo giornalista) de “Il Riformista”, organo di stampa del pluriindagato (e già arrestato) Angelucci (settore Sanità romana) e per questo adattissimo a fare da controaltare ad un magistrato che fa della lotta alla corruzione il suo punto di forza. E’ il contraddittorio politico in voga nel nostro paese: inquirenti (pochi) contro delinquenti (tanti) davanti al pubblico televisivo.

Il dialogo si è volto secondo questo schema: i “giornalisti” hanno stimolato De Magistris ad illustrare le sue teorie sul malaffare della classe dirigente meridionale (imprenditori, politici, magistrati) rimproverandolo aspramente per non averne le prove. L’ospite ha avuto buon gioco rispondendo che lo hanno trasferito proprio per impedirgli di trovarle. Al tempo stesso, sulla base di nulla, lo hanno accusato di ogni nequizia possibile, in base al principio che, mentre un magistrato deve dimostrare ciò che afferma, un giornalista può dire quell’accidenti che gli pare senza dover rispondere a nessuno, se non al suo padrone.

Ciononostante De Magistris, che pure è nuovo del sistema, se l’è cavata egregiamente, poiché si sono confrontate due diverse professionalità. Chi per mestiere indaga e sostiene il proprio lavoro in un Tribunale è comunque in grado di illustrarne la bontà. Viceversa un giornalista, la cui unica capacità professionale consiste nel saper leccare lo scalino, quando si trova a fare qualcosa di diverso fa una figura barbina.

Vistasi a mal partito nell’impresa di demolire l’ospite, Lilli Gruber ha fatto ricorso alle armi tradizionali, invocando un’intervista rilasciata dall’ex PM a una rivista femminile e dipingendolo come un piacione, un cascamorto, uno sciupafemmine. La stessa accusa che i mafiosi rifilavano ai sindacalisti comunisti nel primo dopoguerra per spiegare il loro omicidio (non certo da parte dei loro sicari, ma di qualche marito geloso).

Infine, come stoccata finale, la rossa conduttrice ha calato compiaciuta il carico da novanta: “lei da giovane era un simpatizzante comunista, le piaceva Enrico Berlinguer!”. Ha ha! Eccoci qua: una toga rossa fin da piccolo! Con sommo stupore dei presenti, De Magistris non è sbiancato, non ha cercato di nascondersi sotto il tavolo, non ha smentito balbettando e implorando pietà, ma ha ammesso apertamente questa sua orribile colpa.

Trionfante, Lilli Gruber ha potuto chiudere la trasmissione proclamando che i sondaggi danno l’Italia dei Valori in calo. Effetto istantaneo delle sue formidabili capacità giornalistiche.

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3 Responses to Lilliemezzo.

  1. Alessandra D. ha detto:

    Non ho capito in che partito e’ entrato?
    Italia dei Valori?
    Baci Zagatti.

  2. sandrozagatti ha detto:

    Sì, si candida con Di Pietro.

  3. maria ha detto:

    Non ho capito perchè ti sono tanto odiosi i giornalisti lecchini: sei razzista anche tu?.
    De Magistris è stato veramente bravo a immergersi senza farsi sporcare…ma questo lo può apprezzare solo chi non si fa risucchiare dai sondaggi, cioè quasi nessuno.

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