Un raccontino per il PD e non solo.

aprile 19, 2009

Bologna, in un certo senso, è la culla dell’Ulivo e quindi, per transitività, del partito democratico. In quella città, già negli anni ottanta, prima dello sconvolgimento politico del decennio successivo, si sperimentava un’alleanza politica fra le forze “riformiste”: dal Pci alla sinistra democristiana, passando per i cosiddetti partiti laici di allora. Senza tentazioni di esclusioni della sinistra estrema e potendo contare sul fatto che la dc locale era quella di Andreatta, cosa ben diversa da quella di Andreotti, Gava, Forlani ed altri che dominava a Piazza del Gesù. Ed il Pci bolognese da anni, fin dai tempi del sindaco Renato Zangheri, predicava la possibilità per la sinistra di fare una politica interclassista, che guardasse agli interessi di tutte le componenti della società: operai e imprenditori, insegnanti e commercianti, abbienti e non abbienti, e così via. Autonomamente, senza ricercare necessariamente alleanze con partiti che rappresentassero i ceti tradizionalmente estranei alla sinistra.

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