Finalmente!

Da Repubblica.it

Testamento biologico, Marino
“Se passa ddl necessario referendum”

ROMA – Se passa il disegno di legge della maggioranza sul testamento biologico così com’è “sarà necessario lanciare un referendum abrogativo”. Lo ha detto il senatore del Pd Ignazio Marino nel suo intervento al convegno organizzato da Radio radicale sul caso di Eluana Englaro.

Marino ha spiegato che se quel testo diventasse legge i tribunali sarebbero sommersi da centinaia di ricorsi e arriverebbero a interessare la Corte costituzionale che però non ha tempi brevi. “Ma sul tema dei nostri diritti civili che sono messi in discussione – ha chiarito – sarà necessario lanciare il referendum così si vedrà se valgono di più le parole di 400 parlamentari o del 90 per cento degli italiani. Credo che per molti sarà un brusco risveglio”.

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4 Responses to Finalmente!

  1. maria ha detto:

    Anche l’esponente del PdL, presente al convegno di Roma in cui sono state esposte le vere condizioni di E., ha detto che forse il moderato Berlusconi cambierà idea sul testamento. Io non ci credo molto.
    Comunque fa piacere sentire una voce ufficiale del PD e non lasciare ogni iniziativa all’opinione dei radicali che, in questo frangente, sembrano essere i soli LAICI.

  2. sandrozagatti ha detto:

    Scriverò una nota sull’impossibile normalità italiana. E’ vero, in linea di principio, che in un grande partito di massa su temi come questi possono convivere opinioni diverse o addirittura opposte. Ma non in Italia dove, sotto l’influsso di una gerarchia talebana, è possibile concepire testi di tal fatta.

  3. maria ha detto:

    Credo di fare cosa utile
    a) La Convenzione di Oviedo, che l’Italia ha sottoscritto e di cui è stata approvata la legge di ratifica, dispone all’art 5, che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”. La previsione non riguarda solo le terapie in senso stretto, ma ogni “intervento nel campo della salute”, espressione più ampia che può corrispondere a quella di “atto medico”, vale a dire qualsiasi atto che, anche a fine non terapeutico, determini un’invasione della sfera corporea.
    All’art 9 si prevede che “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”, ove se da un lato non si qualificano i “desideri” come vincolanti, dall’altro è evidente che il rispetto va dato non soltanto alle “dichiarazioni di volontà” (men che meno alle sole dichiarazioni solenni come l’atto pubblico) ma ad ogni espressione di preferenze comunque manifestata.

    b) La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea protegge il diritto alla vita (art.2) e il diritto all’integrità della persona (art.3) nel titolo dedicato alla Dignità, che è anche il primo, fondamentale diritto della persona (art.1). All’integrità della persona, in ragione della dignità, è consustanziale il principio di autodeterminazione stabilito nel secondo comma dell’art. 2, secondo il quale “Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge, ecc.” Ancora una volta il principio non è limitato ai trattamenti terapeutici, ma riguarda la libera determinazione nel campo medico-biologico.

    c) La Costituzione italiana, che tutela l’autodeterminazione all’art. 13, configura all’art. 32 il principio del consenso come elemento coessenziale al diritto alla salute, e prevede che anche nei casi in cui il legislatore si avvalga del potere di imporre un trattamento sanitario, “in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Tale dignità non può essere intesa solo in un senso affidato a criteri oggettivi, ma implica il rispetto dell’identità senza la quale cade la ragion d’essere della dignità dell’uomo.

    d) Il principio che consente il rifiuto di atti medici anche benefici è un’acquisizione consolidata della giurisprudenza europea, a valle di una evoluzione che risale alla fine dell’800; e più volte si è confermato che anche di fronte allo stato di necessità il libero, consapevole, lucido dissenso dev’essere rispettato. Un tale diritto di rifiutare le terapie, anche di sostegno vitale, non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che consiste invece in una condotta direttamente intesa a procurare la morte.

    e) Egualmente estraneo all’eutanasia è il principio condiviso in bioetica e in biodiritto per cui l’interruzione delle cure, anche senza volontà espressa del paziente divenuto incapace, debba essere praticata non solo quando le cure sono sproporzionate (c.d. accanimento terapeutico) ma anche quando esse siano inutili o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita artificiale (cfr. l’art. L 1110-5, 2° comma, del Code de la santé publique, modificato dalla L. n. 2005-370 del 22 aprile 2005 “Relativa ai diritti del malato ed alla fine della vita”, e l’art. R 4127-37 del Code de la santé publique, modificato dal decreto n. 2006-120 del 6 febbraio 2006).

    Confidiamo che il legislatore italiano saprà e vorrà tenere in conto questi principi e adeguare ad essi la disciplina delle direttive anticipate, evitando di espropriare la persona del diritto elementare di accettare la morte che la malattia ha reso inevitabile, di combattere il male secondo le proprie misure e – se ritiene – praticando soltanto il lenimento della sofferenza, senza rimanere prigioniera, per volontà di legge, di meccanismi artificiali di prolungamento della vita biologica.

    Il documento è sottoscritto da 45 Professori di diritto civile

  4. sandrozagatti ha detto:

    Ho letto anche io su micromega. Finalmente qualcuno si è accorto che su queste faccende invocare sempre e solo la Costituzione è limitativo. Trattasi di questione privata e quindi afferente al diritto privato civile. E i civilisti fanno giustamente sentire la loro opinione.

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