Palamara e Pecorella.

Ieri sera, a ottoemezzo, consueto dialogo surreale sulla Giustizia fra il presidente dell’ANM Palamara e l’on. Pecorella, avvocato (uno dei) di Berlusconi nonche’ estensore o sostenitore di alcune (tutte) delle leggi demenziali prodotte dal centrodestra in materia di Giustizia.

Un dialogo, sulle prime, fra sordi, laddove si e’ iniziato con l’accusa mossa da magistrati alla politica di voler intaccarne l’autonomia. Grazie all’insipiente conduzione di Lilli Gruber che, da buona giornalista, ha sproloquiato e fatto domande su un argomento del quale ha dimostrato di non sapere nulla di nulla, la discussione e’ scivolata su argomenti banali e bassi: da un lato il politico ha rovesciato sui magistrati fannulloni la responsabilita’ della lentezza della giustizia, dall’altro Palamara ha tentato di porre l’accento su alcuni dei risvolti demenziali del nostro ordinamento che potrebbero essere modificati in un attimo dalla politica con enorme beneficio per il funzionamento del processo.

Esempio quello delle notifiche che, ora come ora, vanno fatte personalmente (per posta o a mezzo ufficiale giudiziario) all’interessato. Qui va fatta una precisazione per capire l’importanza della cosa. Il processo penale italiano e’ una specie di gioco dell’oca nel quale, anche nei casi semplici, intervengono decine di persone (imputato, parti civili, giudici di vario grado, difensori, ufficiali di polizia giudiziaria, testimoni, periti, cancellieri eccetera) e, nel rispetto del codice di procedura e’ necessario che ciascuno compia il proprio compito alla perfezione, pena l’impossibilita’ di completare il processo. Vi e’ pero’ un particolare: il soggetto principale, cioe’ l’imputato, ha tutto l’interesse a mandare all’aria il tavolo, e ricorre a tutti gli strumenti per farlo. Uno di tali strumenti e’ NON ritirare le notifiche, non farsi trovare.

Anche quando l’imputato sa di avere un processo ed ha un difensore (di fiducia o di ufficio) la legge obbliga il tribunale a notificargli personalmente le date di udienza, non essendo sufficiente che l’atto venga comunicato al difensore. Se l’ufficiale giudiziario non trova personalmente l’imputato alla sua residenza (e’ sufficiente che questi si domicili altrove) l’udienza non si puo’ fare. Di fronte all’inane compito che tocca agli ufficiali giudiziari, costretti a vagare a vuoto per campagne e per citta’ alla ricerca di imputati (scientemente) irreperibili (si pensi ad un imputato immigrato clandestino!), i nostri illuminati parlamentari (con voto bipartisan) hanno stabilito che le notifiche possono essere fatte anche per posta, ma sempre all’imputato. Il quale ha ora la vita ancor piu’ semplice: puo’ domiciliarsi anche alla sua residenza e limitarsi a NON ritirare la posta. Gli atti giudiziari sono contenuti in buste verdi riconoscibili, quindi gli e’ sufficiente non ritirarle ed il suo processo non si puo’ fare. Palamara ha cercato di spiegare che, nell’era delle comunicazioni (fax, cellulari, email eccetera) sarebbe sufficiente notificare le date ai difensori, lasciando ad essi il compito di informare i loro assistiti (cosa che avviene gia’ per il giudizio di cassazione, giacche’ nemmeno i nostri politici hanno potuto concepire che la cancelleria della Suprema Corte sia obbligata a cercare gli imputati in giro per la penisola). Ma questa elementare verita’ non pare venga recepita dal nostro legislatore, ben rappresentato da Pecorella che, impunemente, ha informato Palamara e gli italiani tutti che “e’ la politica che decide, i magistrati possono solo dare consigli”. Ma qui sta il punto: visto come hanno legiferato fino ad ora c’e’ da mettersi le mani nei capelli.

Una nota sull’ignorantissima Lilli Gruber. Parlando della proposta di Alfano sulla conversione delle pene inferiori a tre anni per gli incensurati, da detentiva a forme di “messa in prova”, ha chiesto ai presenti se “e’ giusto che chi ruba non vada in galera”. Come se adesso fosse cosi’! La grande giornalista nonche’ ex parlamentare europea non conosce l’istituto della sospensione condizionale della pena e soprattutto la legge Boato-Simeone sugli affidamenti ai servizi sociali per pene inferiori a tre anni (e si intendono pene inflitte non pene edittali) e sulla conversione della pena da detentiva in pecuniaria; benefici che vengono concessi a tutti – incensurati o pregiudicati che siano. Legge votata anche dal partito che l’ha spedita a Bruxelles a spese nostre.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: