Il ritorno del Principe.

Consiglio a tutti la lettura de “Il ritorno del Principe” di Saverio Lodato e di Roberto Scarpinato. E’ un libro intervista sulla storia criminale in Italia, dall’unità ad oggi, che descrive nitidamente l’immutabilità della forma mafiosa del potere in Sicilia. Dire che lascia profondamente depressi e quasi senza speranza è dir poco. Ma per chiunque voglia cercare di capire l’anomalia della vita pubblica italiana, senza ipocrisie, è un testo illuminante.

Non sto a riassumerne il contenuto, mi limito a citare la parte nella quale viene richiamata l’indagine di un tal Franchetti, senatore del Regno della Destra storica. Inviato in Sicilia dal Governo nel periodo post unitario per analizzare il fenomeno mafioso (la borghesia mafiosa siciliana era confluita in massa nell’opposizione, la Sinistra storica) ebbe il compito di comprendere se era possibile far evolvere la vita dell’isola dalla forma feudale (quella dei salina descritta da Tomasi di Lampedusa) ad una forma liberale di tipo moderno. Dopo lunga indagine ed accurata analisi arrivò a conclusione negativa: l’industria della violenza (così egli chiamava il metodo mafioso) era strutturale nell’economia siciliana e la compenetrazione fra “mafia bassa” (quella che ora si chiama mafia militare, ovvero quella dei Riina, dei Provenzano e dei Lo Piccolo) e “mafia alta” (quella dei colletti bianchi, della borghesia mafiosa, degli Aiello e dei politici collusi) era inestricabile a livello locale. E siccome la politica nazionale, per ragioni di equilibrio parlamentare e di potere, non poteva prescindere da forme di compromesso con i parlamentari siciliani espressi dalla “mafia alta”, il fenomeno risultava indebellabile. E infatti, in particolare, caduta la destra storica, l’avvento al governo della sinistra cancellò la mafia dall’agenda politica dei governi di Roma per anni. Non solo il governo centrale si astenne dal combatterla, ma anche dallo studiarla.

L’analisi di Franchetti, conclude Scarpinato, è ancora attualissima, in virtù della capacità della criminalità mafiosa di adattarsi alle evoluzioni storico-politiche con formidabile efficacia.

Scarpinato pone in luce uno degli elementi di questa capacità, ovvero quella di dare della mafia una immagine distorta, fornendo all’opinione pubblica una rappresentazione di sè che la rende irriconoscibile nella sua vera identità. In questo modo il magistrato che indaga e giunge a frammenti di verità, non appena espone in processo gli esiti dell’inchiesta, viene facilmente descritto come un pazzo, un invasato, un “comunista” che procede per paradossi ideologici, poichè, come tutti sanno, “la mafia non può essere quello che egli dice”. In questo modo la comprensione del fenomeno a livello sociale (e quindi politico) diviene impossibile ed esso si preserva. Illuminante la sorte toccata a uno dei magistrati che più di tutti si è avvicinato alla verità sulla mafia – Giancarlo Caselli – ed ora emarginato al punto che si è fatta una legge appositamente per escluderlo dalla possibilità di divenire procuratore nazionale antimafia. Legge voluta dalla stessa maggioranza politica che ora sta votando altra legge che consentirà di presiedere la Corte Suprema di Cassazione a Corrado Carnevale. L’uomo che più di tutti si adoperò per screditare Falcone e Borsellino e che deve la sua fama ad innumerevoli sentenze di annullamento per reati di mafia.

Eppure, come ognuno di noi comprende, la mafia (e con essa camorra napoletana, ‘ndrine calabresi e sacra corona unita) è parte dello Stato, ovvero pezzi dello Stato sono inscindibilmente collusi con essa, altrimenti non potrebbe sopravvivere. Oppure qualcuno pensa veramente che i quarant’anni di latitanza di Provenzano sono stati possibili senza collusioni all’interno degli apparati dello Stato?

PS: nel blogroll qui a destra trovate il link alla conferenza stampa di presentazione; così vi fate un’idea senza leggere il libro.

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2 Responses to Il ritorno del Principe.

  1. maria ha detto:

    Quando posso vedo alla TV 3, verso le 13, il programma”Le Storie” di C.Augias: l’altro giorno era invitato Scarpinato e c’è stata una bella discussione di presentazione del libro. Molto convincente e condivisibile. credo che lo leggerò volentieri.

  2. sandrozagatti ha detto:

    La lettura del libro e l’ascolto della conferenza stampa offrono un elemento ulteriore. Ci sono cose dette a voce nella conferenza che nel testo scritto non vengono nemmeno accennate. E se si considera che il volume non usa mezzi termini nell’accusare la politica italiana di stabile collusione con la mafia, si trae che sotto c’è qualcosa di veramente torbido, inquietante e profondamente “osceno”, nel senso etimologico del termine. Dovo “osceno” sta, appunto, per “fuori scena”. Quell’ambito della vita politica italiana che nessuno conosce e che viene rigorosamente tenuto nascosto. Tanto osceno che, come racconta Scarpinato, i pentiti di mafia, interrogati su di esso ripetono agli inquirenti che essi “non possono nemmeno immaginare”…

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