Più Stato meno Mercato.

Mentre il Partito Comunista Cinese sta costruendo nell’omonima Repubblica Popolare il più gigantesco sistema capitalistico di tutti i tempi, o forse proprio per questo, sembra che i paesi occidentali, dal Regno Unito alla Germania, dagli Stati Uniti alla Francia, riscoprano la centralità economica dello Stato.

Abbiamo ancora nelle orecchie lo slogan “meno stato più mercato” che risuona dai primi anni novanta ed in nome del quale sono state “privatizzate”, chiuse, vendute, svendute le grandi imprese pubbliche nazionali. Ma sembra che ora si faccia marcia indietro. Si comincierà presumibilmente con le banche, e siccome sono esse a detenere i pacchetti di maggioranza delle grandi imprese, il circolo si chiude in fretta.

D’altronde il sistema economico nazionale basato sulle partecipazioni statali fu costruito con consapevole saggezza nel dopoguerra, guardando al vicino esempio sovietico. Va infatti sottolineato che, contrariamente a quanto ci è sempre stato detto, nel ventennio successivo alla fine della guerra, l’economia pianificata sovietica crebbe a ritmi superiori a quelli dei paesi occidentali (eccezion fatta per Italia e Germania che, essendo semidistrutte, non potevano che crescere). In altre parole l’URSS era la Cina di adesso, con l’equivalente di quello che è il PIL che cresceva a ritmi doppi o tripli rispetto a quello della Francia e del Regno Unito. In Italia si prese esempio. Forse l’Europa sta riscoprendo quella strada?

Una cosa va però tenuta a mente. I regimi che ho menzionato (URSS, Cina e Russia di oggi) hanno fatto o fanno a meno di due elementi: la democrazia e la libertà individuale; ad onta di quegli economisti illusi (e sono stati la maggioranza) che hanno sempre sostenuto che benessere economico, libertà d’impresa, capitalismo, libertà individuale e democrazia sono elementi imprescindibilmente interconnessi, cosicchè venendo meno uno di essi, vengono meno tutti.

Anche a noi toccherà lo stesso destino?

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One Response to Più Stato meno Mercato.

  1. maria ha detto:

    Gli economisti illusi sono la peggior specie di pensatori: pragmatici per vocazione, cercano strumenti per giustificare e pretendono di costruire teorie preventive a sostegno dell’Utopia.

    Anche Kant era andato per ordine: 1- Critica della ragion pura, 2- Critica della ragion pratica, 3-Critica del giudizio (giudizio con funzione intermedia tra intelletto e ragione, ovvero tra natura e libertà)

    C’è da dire che gli economisti da soli non avrebbero combinato niente, se uno scaltro progetto politico non li avesse utilizzati come comodi idioti.

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