Tenete le azioni! (mediaset?)

Con queste parole Corriere.it sintetizza il messaggio lanciato dal presidente del consiglio agli italiani. Si tratta sicuramente del suggerimento del buon padre di famiglia ai suoi figlioli-sudditi, non v’è dubbio.

Anche se qualche riflessione andrebbe fatta. Per esempio va detto che sono pochi i risparmiatori che investono direttamente in azioni, dal momento che, dopo il sisma del 2001, quasi tutti si sono rivolti al risparmio gestito e cioè ai fondi. Fondi che, come si sa, sono gestiti dalle banche. Le quali banche sono i veri soggetti a rischio in questo momento di crisi di liquidità. Quindi mi sento di azzardare che il suggerimento del cavaliere è indirizzato prima di tutti ai gestori di risparmio (cioè dei fondi comuni delle banche), cui egli chiede di non mettere sul mercato i portafogli azionari. Al contempo lo stesso cavaliere annuncia un piano di salvaguardia per le banche stesse, che, par di capire, saranno messe al riparo da eventuali crisi di liquidità che potrebbero porle a rischio fallimento.

Fin qui tutto bene, o quasi. Il capo del governo si preoccupa di salvaguardare le banche italiane e offre saggi consigli ai risparmiatori assicurandoli che il valore delle azioni “tornerà a crescere”.

Tutto bene o quasi. Quasi perchè in realtà non è detto che le azioni tornino a salire. Tutti gli economisti concordano sul fatto che l’attuale crisi finanziaria è dovuta alla sopravvalutazione artificiosa dei titoli azionari, il cui controvalore eccede smisuratamente il valore reale delle aziende. Così come accadde per la bolla speculativa sui tecnologici di inizio millennio, la capitalizzazione di borsa non ha attualmente alcun reale aggancio con l’economia reale. A questo ci ha portato l’eccesso di strutturazione della finanza offerta a tutti i livelli: dal grande investitore al piccolo risparmiatore preoccupato della sua pensione, dalla grande impresa al piccolo comune che deve finanziare la costruzione di un asilo.

Quindi diciamo pure che il consiglio di “tenere le azioni” va più che altro a vantaggio di quelle aziende sovracapitalizzate grazie alla finanza strutturata, che rischierebbe un crollo di capacità di investire se, coerentemente con la dinamica economica, il valore delle azioni si assestasse ai livelli reali a seguito di una ondata di vendite.

Sulla base di queste considerazioni mi pare da censurarsi l’iniziativa di un capo del governo che si espone così apertamente a vantaggio dei debitori (le aziende) verso gli investitori (i risparmiatori), ma, mi si dirà, la gravità della crisi induce anche a soluzioni fuori linea.

Va bene, ma non è tutto.

Perchè se i detentori delle azioni (o meglio, del potere di venderle anche se sono dei risparmiatori) sono le banche, e queste necessitano di un aiuto da parte del governo, le parole del premier potrebbero anche essere interpretate come un ricattino: “io vi sostengo con fondi pubblici, a condizione che voi non vendiate le azioni”.

Siamo già al di là dei semplici consigli o di legittime operazioni di politica economica. Ma, si dirà, la crisi è grave e mica si può spaccare il capello: le aziende italiane vanno salvate dal fallimento e quindi non si venda.

Ma c’è un terzo fatto che, stranamente, nessun commentatore, che io sappia, ha ancora sottolineato.

Le aziende, ci dicono, sono sovracapitalizzate sui mercati. Ma tutte allo stesso modo? Ho l’impressione che non sia così: ci sono aziende che, con l’analisi fondamentale, possono essere valutate in base ai propri patrimoni immobili, ai brevetti, ai marchi, alla clientela, alla diffusione nel mercato eccetera. E poi ci sono aziende il cui valore reale è assolutamente vago, dipendendo da variabili del tutto aleatorie. Un esempio? Mediaset. E’ chiaro a tutti che si tratta di un’azienda il cui valore reale dipende dal grado di presa sul potere politico nazionale di Silvio Berlusconi. In altre parole un’azione mediaset, di per sè, può valere mille o zero. E quale che sia il controvalore sul mercato finanziario, si può ben dire che è sopravvalutato, non avendo un corrispettivo reale sul piano economico.

E siccome il suo proprietario (toh, guarda caso) è proprio il premier, azzardo la seguente ipotesi. L’uscita del premier potrebbe essere interpretata come un messaggio alle banche: “il governo vi sostiene, ma non sognatevi di mettere sul mercato le azioni mediaset”. E’ peccato ipotizzare che la fretta di Berlusconi di tornare al governo fosse dovuta alla necessità di controllare la crisi finanziaria (che, come tutti sanno, era stata ampiamente prevista) da Palazzo Chigi?

Vorrei ricordare un paio di cose sulla recente storia italiana. Nel 1996, dopo le elezioni vinte dall’Ulivo, il gruppo Fininvest era sommerso dai debiti e il sistema bancario gli era addosso. Berlusconi si divincolò dalla morsa delle banche con l’ingresso in borsa e con restyling finaziario che i governi Prodi e D’Alema benedissero. Anche perchè il regista del salvataggio era un certo Geronzi, lo stesso che, nel frattempo, stava ristrutturando il debito dei DS. Lo stesso, guarda caso, che l’altra sera si trovava a Palazzo Chigi per un supervertice economico con Marcegaglia, con Tremonti e con lo stesso premier (assente, chissà perchè, Mario Draghi). Lo stesso Geronzi che, in questi giorni, si trova sotto processo a Milano per la bancarotta Parmalat e che beneficerebbe dell’emendamento salva manager infilato clandestinamente del decreto Alitalia.

Per oggi basta così, che comincia a venirmi mal di testa.

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5 Responses to Tenete le azioni! (mediaset?)

  1. Kuda ha detto:

    facciamo girare sulla rete i volti di cicolani e paravia, i due galoppini che volevano far saltare tutti i processi per bancarotta.

  2. sandrozagatti ha detto:

    L’emendamento salva manager è veramente osceno. Sento che se ne promette l’eliminazione, ma siamo sicuri? Siamo certi che Colaninno, Fantozzi e gli altri andranno avanti anche senza quella clausola di salvaguardia penale?

    E’ successo in passato che norme di comodo sono state inserite surrettiziamente in provvedimenti legislativi con i quali nulla avevano a che fare (un esempio: la restrizione sul possesso ad uso personale della dose minima giornaliera di stupefacenti infilato nel decreto sulle olimpiadi di Torino) e qualcuno potrebbe pensare che in questo caso si sia approfittato di alitalia per salvare geronzi, tanzi e qualcun altro per le vicende parmalat e cirio.

    Ma è così? Non è forse che sono stati proprio gli attori di Alitalia a pretenderlo? E se così è, la sua (eventuale) cancellazione che effetti avrà sulla soluzione della vicenda alitalia?

  3. sandrozagatti ha detto:

    PS. Apprendo casualmente in questi giorni che la legge prodi-marzano è stata applicata anche al crack Giacomelli.

    Mi spiegate il senso? Mica era un’azienda vitale per l’economia. Era una rete di negozi di articoli sportivi! La quale, fino a pochi anni fa, aveva un solo punto vendita in un paese sperduto nell’appennino emiliano. Mi spiegate perchè applicarle una legge originariamente pensata per le grandi industrie di Stato?

  4. maria ha detto:

    Silvio però non è stato così spudorato da suggerire di tenere azioni Mediaset, ha solo detto di comprare ENI ed ENEL, cerchiamo di non crocefiggerlo!

  5. sandrozagatti ha detto:

    Quando ho scritto il post circolava in rete solo la frase “tenete le azioni”, senza specificare. Infatti mediaset l’ho messo fra parentesi.

    Ma che in questi frangenti il capo del governo e grande azionista arrivi a suggerire se e cosa comperare è davvero paradossale. Ma ormai ci siamo assuefatti a tutto.

    Due sere fa ho sentito Gasparri puntare il dito contro Profumo, rammentando che si era fatto vedere in fila per votare alle primarie del centrosinistra del 2005 (orrore!). In studio c’era anche quella scamorza di Ferrero ed ho sperato che gli rispondesse che Berlusconi, il giorno prima, era chiuso a Palazzo Chigi con la pregiudicata Emma Marcegaglia, con Giulio Tremonti e con Cesare Geronzi (dico Cesare Geronzi!) a parlare della crisi finanziaria.

    Il quale Geronzi risulta indagato da svariate procure per fatti ben più gravi dell’aver votato alle primarie del centrosinistra (per esempio aver rapinato decine di migliaia di piccoli risparmiatori). E invece niente, Ferrero e Gasparri si sono trovati d’accordo nel dare addosso a Prodi, responsabile di aver sostenuto la nascita della Bce e dell’attuale sistema monetario continentale. Come se Prodi avesse potuto disegnare gli assetti economici dell’Unione Europea a piacimento suo e dei partitonzoli nostrani. Ma per cortesia.

    Comunque, nel deserto informativo su quello che realmente sta accadendo, vedo delinearsi la formula forse che ci accompagnerà nei prossimi anni (o decenni): “Più Stato Meno Mercato”.

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