Incostituzionalità del lodo Alfano: 3.

settembre 29, 2008

Se vi fossero ancora dubbi sulla legittimità del lodo Alfano, le parole odierne dello stesso presidente del consiglio contribuiscono a diradarli.

Come si sa, il PM ha sollevato innanzi al Tribunale il quesito di legittimità costituzionale della legge ed ora il Giudice è chiamato a decidere se inoltrare la richiesta all’organo competente (la Suprema Corte) o rigettarla e procedere nel processo stralciando la posizione dell’imputato Silvio Berlusconi che verrebbe in tal caso valutata alla scadenza del suo mandato governativo (forse).

In questa fase sarebbe istituzionalmente apprezzabile che il Cavaliere tacesse, attendendo che gli organi istituzionali – che, si rammenta, dovrebbero essere del tutto indipendenti dal potere politico – assumano liberamente le loro decisioni. E invece no. Come è consuetudine di questo signore, che non conosce il significato della locuzione “correttezza istituzionale”, egli lancia oscure minacce alla magistratura, prefigurando una “riflessione sulla giustizia” in caso la Corte bocciasse il lodo. Fin qui si potrebbe interpretare la cosa come una forma di pressione (indebita, inutile sottolinearlo) sulla Corte Costituzionale. Ma il Cavaliere va oltre e punta il dito contro la giudice Gandus, su cui ricade l’onere e la responsabilità di decidere se porre la questione innanzi alla Corte o applicare semplicemente il lodo.

Ricordo infatti che la Corte Costituzionale non può intervenire “d’ufficio” sulle leggi votate dal parlamento, ma deve essere investita di un quesito specifico da parte di un organo giurisdizionale che sia chiamato ad applicare la disposizione di legge in oggetto; in questo caso si tratta del giudice che sta processando Berlusconi. Se Gandus si astenesse dal promuovere il ricorso, la questione di legittimità del lodo non verrebbe posta, perlomeno fino a quando un soggetto interessato (lo stesso Prsidente del Consiglio, il Capo dello Stato o uno dei presidenti delle camere) si venisse a trovare nella condizione di imputato presso qualche tribunale. Nel frattempo il premier rimarrebbe libero dal pocedimento e delle sue responsabilità penali non se parlerebbe (probabilmente mai) più.

Ecco quindi che Berlusconi in persona esercita la sua pressione sulla giudice (la sua giudice, quella che lo sta processando) cercando di indurla a non promuovere ricorso. Ed il perchè di tale solerzia e dell’esposizione personale è facilmente intuibile. Berlusconi sa, perchè glielo hanno spiegato i suoi difensori-deputati-estensori della legge, che il lodo Alfano è palesemente incostituzionale e che i giudici della Consulta non sono quindici fessi che si faranno impressionare dalle sue fanfaronate. Quindi bisogna fermare l’iter prima che parta, bloccare l’istanza prima che arrivi alla Corte, perchè una volta là, la bocciatura è sicura.