Ghedini, il lodo Alfano e Napolitano.

Come in ogni soap opera appena rispettabile, la vita politica italiana non può rimanere concentrata su una sola delle tragicommedie pubbliche. La vertenza Alitalia è ancora nel vivo: Epifani ha firmato ma il passaggio di proprietà fra Stato e Cai ancora non è avvenuto ed ogni minuto che passa in questa situazione non può che indispettire chi ha additato nella Cgil (manovrata dalla perfida sinistra) l’unica responsabile di un possibile fallimento della compagnia. Ma non basta. Al Tribunale di Milano prosegue il processo Mills, nonostante i difensori dell’imputato Berlusconi avessero omesso di presentarsi alla prima udienza dopo la pausa estiva. C’è da capirli: hanno lavorato sodo per varare una legge che rende improcessabile il loro cliente e perché mai dovrebbero sobbarcarsi la seccatura di andare in udienza? Quel giorno erano ovviamente indaffarati in Parlamento e, in base alle demenziali disposizioni dell’art. 420 c.p.p. (ne ho scritto in apposito post tempo fa), hanno accampato legittimo impedimento per quel giorno. Ovviamente la stampa di regime (cioè tutta) si è limitata a fare del folklore, raccontandoci della bella e giovane avvocatessa ventottenne chiamata per un giorno a difendere il divo Silvio. Nessuno che abbia sottolineato l’abnorme deformazione di un codice che impedisce la celebrazione di un processo sol perché i difensori dell’imputato hanno altro da fare.

Ma torniamo all’udienza odierna, nel corso della quale, come era assolutamente doveroso, il Pubblico Ministero ha sollevato eccezione di incostituzionalità nei confronti del cosiddetto lodo Alfano: una norma palesemente, sfacciatamente incostituzionale che dovrà giustamente passare al vaglio della Suprema Corte. Non è mancata la replica di Niccolò Ghidini, vero estensore della legge, che ha sprezzantemente criticato l’istanza della procura e l’adesione fornita ad essa – giustamente – da Anna Finocchiaro. L’impudenza di Ghidini è arrivata ad invocare, seppur con le velate sfumature tipiche del linguaggio forense, la firma e le parole di Giorgio Napolitano come elementi di conferma della legittimità del lodo e di infondatezza dell’annunciato ricorso della Procura (e probabilmente del Tribunale). Non è mancata, ovviamente, l’accusa di collusione fra “la sinistra” ed il palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo.

Le parole di Ghidini sarebbero (forse) tollerabili se fosse solamente un avvocato. Ma stiamo parlando di un deputato della Repubblica che, senza pudore, utilizza le parole del Capo dello Stato come scudo processuale per un soggetto imputato di reato gravissimo, compiendo una consapevole, colpevole e inammissibile confusione concettuale, logica, giuridica e politica.

E’ del tutto evidente che Napolitano ha firmato la promulgazione del lodo per tenere il Quirinale lontano dalle polemiche, ben sapendo che non a lui spetta il giudizio di legittimità costituzionale sul testo. Astenendosi dalla firma adducendo la sua incostituzionalità, il Presidente si sarebbe esposto inutilmente ad accuse di parzialità, avrebbe aperto un inutile conflitto istituzionale, senza peraltro impedire la promulgazione della legge, dal momento che il suo ufficio ha la possibilità di rifiutare la firma una sola volta: in caso di riproposizione egli ha l’obbligo di firmare.

In parole semplici, il comportamento di Napolitano ha avuto un segno tutto politico ed egli si è astenuto, giustamente, dal compiere atti di valore giurisdizionale che spettano, appunto, alle Corti a ciò deputate.

E come era assolutamente logico, la Corte verrà chiamata a bocciare questa legge; speriamo in maniera definitiva ed inequivocabile, non con formulazioni ellittiche e discutibili come avvenne per il lodo Schifani.

Quanto a Ghedini, non si può tacere la vergogna di essere italiani, nel vedere l’avvocato del premier passare dal Parlamento alle aule di tribunali dove invoca le leggi da lui scritte e fatte firmare ad un passacarte; utilizzando poi come involontario “complice processuale” nientemeno che il Capo dello Stato, trasformato suo malgrado in garante giudiziario dell’immonda situazione che consente al presidente del consiglio (ed ai suoi scherani) di perpetrare quotidianamente i reati di abuso di potere e di interesse privato in atti d’ufficio.

Come ho accennato in apertura, siamo di fronte ad una grottesca e demenziale pantomima che dovrebbe far vergognare ognuno di noi.

Annunci

3 Responses to Ghedini, il lodo Alfano e Napolitano.

  1. nonallineato ha detto:

    Il giorno dell’udienza del processo Mills rinviata, Ghidini ha sprecato 40 minuti 40 e 5 minuti 5 di inutile intervento in commissione Giustizia convocata apposta. La Presidente della Commissione avvocatessa Buongiorno era assente: era in Tribunale per assistere un suo cliente.
    Quando mi chiedo come tutto questo sia possibile e che non susciti moti di piazza, mi rispondo con amarezza che anche l’avv. Ghedini è stato votato da citt….da elettori, chè i cittadini sono un’altra cosa.
    luigi nonallineato

  2. maria ha detto:

    E mi sembra che si stia preparando un altro lodo.
    Questo per salvare Matteoli dal processo che lo aspetta, e con lui tutelare tutti i ministri e i deputati.
    Il nuovo lodo, dovrebbe mettere al riparo dall’incostituzionalità il lodo Alfano, parare meglio il c… a lor signori.
    Si continuano a spostare i paletti.

  3. sandrozagatti ha detto:

    Mi meraviglierei del contrario. Se il capo è immune perchè non i suoi sottoposti? Siamo governati da malfattori ed è naturale che procedano in tal senso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: