Ghedini, il lodo Alfano e Napolitano.

settembre 26, 2008

Come in ogni soap opera appena rispettabile, la vita politica italiana non può rimanere concentrata su una sola delle tragicommedie pubbliche. La vertenza Alitalia è ancora nel vivo: Epifani ha firmato ma il passaggio di proprietà fra Stato e Cai ancora non è avvenuto ed ogni minuto che passa in questa situazione non può che indispettire chi ha additato nella Cgil (manovrata dalla perfida sinistra) l’unica responsabile di un possibile fallimento della compagnia. Ma non basta. Al Tribunale di Milano prosegue il processo Mills, nonostante i difensori dell’imputato Berlusconi avessero omesso di presentarsi alla prima udienza dopo la pausa estiva. C’è da capirli: hanno lavorato sodo per varare una legge che rende improcessabile il loro cliente e perché mai dovrebbero sobbarcarsi la seccatura di andare in udienza? Quel giorno erano ovviamente indaffarati in Parlamento e, in base alle demenziali disposizioni dell’art. 420 c.p.p. (ne ho scritto in apposito post tempo fa), hanno accampato legittimo impedimento per quel giorno. Ovviamente la stampa di regime (cioè tutta) si è limitata a fare del folklore, raccontandoci della bella e giovane avvocatessa ventottenne chiamata per un giorno a difendere il divo Silvio. Nessuno che abbia sottolineato l’abnorme deformazione di un codice che impedisce la celebrazione di un processo sol perché i difensori dell’imputato hanno altro da fare.
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Incostituzionalità del lodo Alfano 2.

settembre 26, 2008

Come avevo ampiamente previsto, il PM del processo Mills ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale contro il cosiddetto “lodo Alfano” che, presumibilmente, il giudice farà proprio. Non ho molto da aggiungere a quanto scrissi nel precedente post di ugual titolo e nel quale avevo riportato brani della sentenza della Corte che dichiarò incostituzionale il lodo Schifani. Una sentenza mite, nel senso che, in nuce, riconosceva la legittimità del principio ispiratore della legge, censurandone però alcuni aspetti formali. Mi auguro che questa volta la Consulta sia più netta, cassando senza esitazioni il principio di impunità per alte cariche dello Stato che, come chiunque comprende senza sforzo, confligge in maniera insanabile ed insopportabile col principio sancito dall’art. 3 Cost., ovvero l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Stiamo vivendo un momento storico particolare, nel quale lo iato fra la classe dirigente e la cittadinanza sta assumendo proporzioni patologiche ed irreversibili, tanto da ingenerare la sensazione di un suo trasformarsi in conflitto, latente od esplicito. Mi sento di dire che la Corte, mai come oggi, deve far valere la propria funzione a tutela della Carta fondamentale, ovvero dei principi ispiratori più profondi in essa contenuti. Ma non deve mancare a suo supporto la voce dell’opinione pubblica, o perlomeno di quella parte di essa (minoritaria?) non disposta ad accettare il sopruso e l’illegalità come strumenti abituali della vita pubblica.