Fallimento di Alitalia.

Perdonatemi se mi permetto di copincollare quanto scrissi sulla vicenda il 18 marzo 2008 (si veda il post “Alitalia e il fallimento”).

Ammettiamo come valida la tesi del giornalista, secondo cui la SEA preferirebbe il fallimento della compagnia. Cosa significherebbe? Innanzitutto che gli attuali azionisti (il governo per il 49,9% ed i piccoli per il resto) perderebbero il valore delle loro azioni e qualsiasi potere sulla sorte della società. Inoltre i “sindacati romani” vedrebbero annullate le prerogative derivanti dalle clausole contrattuali sottoscritte coi manager del gruppo. Però, come dice la Moratti, ciò non comporterebbe che gli aerei smettano di volare; in altre parole il fallimento di Alitalia non significherebbe la fine di tutto, e quindi nemmeno delle trattative. Infatti la legislazione fallimentare consente ad una società fallita di continuare ad operare, grazie a varie formule già più volte sperimentate (legge Prodi, concordato preventivo, concordato fallimentare) anche per grandi gruppi come per esempio Parmalat o Cirio. Il cambiamento radicale sarebbe quello di sottrarre al governo il potere di decidere le sorti dell’azienda, che finirebbero nelle mani del Tribunale fallimentare e della curatela. A quel punto tutte le trattative condotte fino ad ora verrebbero azzerate, aprendo orizzonti del tutto nuovi. Mi chiedo se sia questa la strategia del centrodestra: bloccare la vendita ai francesi facendo leva sulla vertenza con la SEA, per portare la compagnia alla declaratoria di insolvenza e poi pilotare la procedura fallimentare a vantaggio di un acquirente gradito, escludendo il governo.

Saremmo davanti all’ennesimo caso di supplenza della Magistratura rispetto alla politica, ovvero di uso politico della Giustizia. Avremmo uno Stato (e qui va sottolineata la assoluta e colpevole inerzia del governo Berlusconi per un lustro intero) che abdica perfino alla gestione dei suoi beni, lasciando che a liquidarne le spoglie sia un giudice delegato del Tribunale.

Probabilmente sono solo mie fantasie senza fondamento. Ma sarebbe una tappa ulteriore nella saggezza con la quale la nostra politica ha gestito l’immenso patrimonio delle imprese pubbliche: chiuse, vendute, svendute, regalate ed ora portate scientemente al fallimento per poterne sbranare i resti.

Forse erano solo mie fantasie, e le cose possono ancora cambiare; vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Ma secondo voi, a occhio e croce, di quanto ho sbagliato?

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One Response to Fallimento di Alitalia.

  1. Alessandra D. ha detto:

    In primavera, quando ci fu la campagna elettorale nazionale mentre erano in corso le trattative per la vendita di Alitalia ad Air France, rammento che su questo blog, qualcuno scrisse che la famosa cordata italiana decantata da Berlusconi, prima fara’ fallire Alitalia e poi la rilevera’ con un concordato fallimentare pagandola una miseria…
    lasciando tuti i miliardi di debiti dell’Alitalia che allo stato che pagheremo noi contribuenti.
    Mentre i soliti noti rileveranno per una manciata di milioni di euro la compagnia di volo facendola diventare privata e guadagneranno una fortuna.
    Pero’ tutti i debiti li salderemo noi, cittadini italiani, pagando tasse.

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