Berlusconi e “The Economist”.

Merita di essere letta integralmente la sentenza con la quale la prima sezione civile del Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata da Silvio Berlusconi nei confronti del periodico inglese “The Economist”, per i danni cagionatigli dall’articolo “Why Berlusconi is unfit to lead Italy- an italian story”, pubblicato il 26 aprile 2001 ed ampiamente riportato all’epoca dalla stampa italiana.

Chi ha memoria ricorda il clamore suscitato da quell’articolo, nel quale venivano riassunte tutte le accuse mosse all’attuale presidente del consiglio dalla magistratura e, di conserva, dall’opposizione (perlomeno quella più attiva).

Con atto di citazione di data 19 maggio 2001 innanzi al Tribunale di Roma, riassunto in data 16 marzo 2004 innanzi al Tribunale di Milano, Silvio Berlusconi chiese la condanna del gruppo editoriale britannico al pagamento di due miliardi di Lire a titolo di risarcimento per i danni morali e non patrimoniali asseritamente cagionatigli dalla pubblicazione dell’articolo, da lui ritenuto gravemente diffamatorio.

La comparsa dell’attore (cioè Berlusconi) riprende tutte le argomentazioni che egli stesso, i suoi legali, i suoi compagni di partito ed alleati e soprattutto i giornalisti suoi dipendenti ribadiscono ad ogni trasmissione televisiva in replica alle accuse dei giornalisti e degli oppositori: i processi contro Berlusconi sono astratte montature, architettate da un ceto giudiziario orientato a sinistra ed intento a perseguitare giudizialmente il Cavaliere per ragioni politiche. Parimenti, gli articoli di stampa ed i volumi riguardanti le inchieste giudiziarie sul Cavaliere e, più in generale, sull’attività economica delle sue imprese, sono cumuli di menzogne: affastellati di fatti irrilevanti o indimostrati. Insomma, tutte fantasie, maldicenze, calunnie.

Con sentenza del 27 luglio 2008, il Giudice unico Angelo Ricciardi ha rigettato in toto la richiesta di Berlusconi, condannandolo al pagamento delle spese di giudizio e dei diritti ed onorari della parte convenuta (l’Economist).

Per comprendere la portata della sentenza occorrerebbe rileggersi l’articolo (che per ogni italiano attento ha l’amaro sapore di un triste deja vu). Ma ci vengono in soccorso gli atti di causa redatti dalla difesa dello stesso Berlusconi (parzialmente richiamati dal giudice nelle motivazioni) che riassumono brillantemente il contenuto dell’inchiesta giornalistica.

Scrivono gli avvocati dell’uomo di Arcore:

nell’articolo (…) si descrive l’esponente [Berlusconi, NdS] stretto in una morsa di processi e/o indagini penali, tutti posti in connessione dall’articolista a coinvolgimenti diretti ed indiretti con attività della mafia e di riciclaggio di denaro, indicato come di fonte oscura.

(…)

L’articolo esordisce presentando l’On Berlusconi come personaggio sempre alle prese con gravi accuse penali e il Gruppo Fininvest come primario oggetto di indagini da parte di Mani Pulite.

(…)

L’articolo infanga invero il capo dell’opposizione accusandolo senza mezzi termini (…) di riciclaggio di denaro sporco (money-loundering), associazione mafiosa o comunque complicità con la mafia (association with the mafia), evasione fiscale (tax evasion), concorso in omicidio (complicità in murder [forse gli inglesi non scrivono “complicità” NdS]) e corruzione (bribery) di politici, giudici e componenti della Guardia di Finanza.

Questa brillante interpretazione del testo inglese (che, ribadisco, è stata operata dai legali di Berlusconi, i quali invero esibiscono una padronanza non proprio magistrale della lingua italiana) va integrata con alcune frasi del testo originale.

despite his claims that he is the shining archetype of a self-made man, Mr Berlusconi has needed a lot of help from insalubrious quarters. Though he says he wants to replace the old corruption system, his own business empire is largely a product of it. His election as prime minister would similarly perpetuate, not change, Italy’s bad old way…

Ma leggiamo ancora le parole dei legali di Berlusconi.

Con toni disillusi e critici [nell’articolo, NdS] è infatti evocata, assieme ai termini per le indagini e all’obbligatorietà dell’azione penale, finanche la presunzione di non colpevolezza: che però non impedisce (…) di presentare poco dopo nel testo Berlusconi come (colpevole ma) “fortunato” fruitore di amnistie..

Quindi la difesa del Cavaliere prosegue lamentando

l’artata ricostruzione del successo imprenditoriale del concludente [Berlusconi NdS], suo malgrado trasformato ad uso e consumo del giornale (e per i suoi ignari lettori) in un pervicace delinquente, che agisce in un susseguirsi di comportamenti illeciti. Si parte, invero, da un’offensiva e subdola allusione alla deviazione delle rotte di decollo dall’aeroporto di Linate, che viene suggerita come dovuta alla realizzazione di Milano 2 e in qualche modo “ottenuta” da Berlusconi per speculare sulla rivalutazione del complesso residenziale, e si prosegue con il citare misteriose società svizzere, invocate per presentare i ricavi di Milano 2 come surrettiziamente intestati da Berlusconi ad altri percettori. Il tutto è “suggellato”, dopo essere stato presentato in forma a dir poco invereconda, con un cenno farneticante all’operato della loggia P2: falsi tutti propinati come verità accertate.

(…)

The Economist passa alla diffamazione diretta. E ciò mediante la citazione del delirante racconto di un finanziere “vicino alla mafia”, che presenta le fortune di Berlusconi come provenienti da Cosa Nostra.

Il riferimento è al passaggio dell’articolo ove si legge: “In 1997, a finacier with links with mafia alleged to magistrates in Sicily that Mr Berlusconi had used 20 billions lire of Mafia money to build up his television interests”.

Infine la difesa del Cavaliere lamenta che

terminato siffatto sconcertante accostamento fra Berlusconi e la Mafia, l’articolo con estenuante forza diffamatoria prosegue con una peculiare, falsata ricostruzione dei rapporti tra l’attuale attore e Bettino Craxi, soffermandosi in una deformata analisi dell’evoluzione della registrazione radiotelevisiva: che culmina con l’affermazione assurda ed indimostrata per cui Berlusconi avrebbe “pagato” 23 miliardi a Craxi. Fandonia anch’essa riportata come verità accertata.

(…)

Berlusconi è presentato come colpevole sicuro nella vicenda SME, tacendo completamente quanto pur emerge dalle carte processuali a proposito della difesa di Berlusconi: ossia che per la vicenda SME nessun illecito v’è mai stato, così come per la vicenda Mondadori. Nella quale si arriva all’assurdo di considerare una sentenza di non luogo a procedere come se fosse una mera opinione, sol perché contraria ad una apodittica visione accusatoria.

(…)

Si legge nuovamente, infatti, d’una connessione tra Berlusconi e mafia, dedotta dall’ormai trita vicenda del fattore della Villa di Arcore Mangano che, per il suo chiaro ed evidente contenuto diffamatorio, non richiede commento.

Su tal punto merita di essere riportato un brano dell’articolo su un punto che, ho scoperto, molti italiani ignorano.

Salvatore Cancemi, whose evidence has helped prosecutors secure several convictions against Mafia bosses, have made very grave allegations against Mr Berlusconi and his close friend Marcello Dell’Utri. Mr Cancemi alleged in 1996 that both were in direct contact with the Mafia boss who ordered the bombing which killed an anti-mafia magistrate, Paolo Borsellino, in 1992.

A fronte di queste veementi doglianze – e va ringraziata la difesa di Berlusconi per la puntuale e precisa sintesi del contenuto dell’articolo, con messa in evidenza dei particolari più scabrosi -, il giudice ha ritenuto il testo scevro di contenuti diffamatori, riconoscendo sì la durezza dei giudizi sul Cavaliere e sulle sue imprese, ritenendola però confinata nei limiti del diritto di cronaca e di critica propri della libera informazione, così come tutelata dalla Costituzione della Repubblica.

In particolare il giudice, in più punti, osserva che i fatti storici riportati da “The Economist” (la presenza di Mangano ad Arcore; i flussi di denaro da Berlusconi a Previti e da questi a Squillante; la deviazione dei voli di Linate in corrispondenza della nascita di Milano 2; l’assunzione come avvocato in Fininvest di Berruti – finanziere già incaricato di indagare sulla medesima società proprio in relazione a Milano 2 -; l’esistenza delle famigerate ed oscure 22 holding siciliane e della loro misteriosa capitalizzazione; le condanne ed i processi in capo a Dell’Utri; le accuse del pentito Cancemi; eccetera eccetera) non vengono contestati dalla difesa di Berlusconi nella loro materialità. Pertanto la forma narrativa adottata dal periodico, che il Cavaliere ritiene essere diffamatoria, risulta per il giudice rientrare nei normali canoni della ricostruzione giornalistica.

Su tali premesse, ad onta della richiesta del Cavaliere di “condannare il convenuto periodico britannico The Economist al risarcimento dei danni morali e non patrimoniali cagionati all’On Berlusconi dai fatti dedotti nel presente giudizio, liquidandoli in somma non inferiore ad un milione di Euro ovvero in via equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c.”, il giudice, in data 27 luglio 2008,

– rigetta le domande proposte dall’attore [Berlusconi]

– condanna l’attore alla rifusione, in favore della convenuta [The Economist], delle spese processuali che si liquidano in complessivi € 25.000 (oltre a C.P. e spese generali), di cui € 2.000 per spese, € 5.000 per diritti ed € 18.000 per onorari.

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5 Responses to Berlusconi e “The Economist”.

  1. maria ha detto:

    Che magra soddisfazione!
    Ma, poveretto, almeno potevano lasciargli i soldi per il caffè…e pensare a quanto hanno lavorato i suoi avvocati.

  2. gianna ha detto:

    capisco la correttezza dell’informazione ma povero silvio… tutte queste bieche insinuazioni sui suoi rapporti con la mafia… intanto a milano, patria del nostro amato sovrano, per combattere seriamente la camorra durante i grandi mercati settimanali, vedasi quello di via papiniano, c’è un dispiegamento di vigili e polizia davvero imponente per contrastare la vendita di borsette da parte di quattro neri, ma neri… che fanno veramente paura. la lotta alle mafie si vede anche da qua. qui a roma siamo in piena estate…. la siccità avanza…!

  3. sandrozagatti ha detto:

    Dilettanti. Qui a Trieste i venditori di borse false sono stati sfrattati senza tanti complimenti da piazza ponterosso per far posto a fantomatici “farmer market” che non ho ancora visto. E con essi anche il mio simpaticissimo fornitore croato di magliette e pantaloni estivi. Uffa.

  4. Alessandra D. ha detto:

    Cara Gianna,
    parole sante le tue…
    Caldo a Roma??

  5. Alessandra D. ha detto:

    Caro Zagatti,
    bentornato!

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