Sesso e potere

luglio 11, 2008

7 Figures on a Beach

Non è una questione di gossip né di politica né di costume. L’ascesa ai vertici governativi per meriti non politici di Mara Carfagna (ammesso che le ricostruzioni fornite siano esatte) investe secondo me una questione profonda che ho cercato di affrontare nel post “il maschilismo di ritorno”.

Non ho voglia di farla lunga. Ci rendiamo conto che il maschilismo, nella sua connotazione più autentica e profonda, storicamente radicata, geograficamente ed antropologicamente estesa, è stato concepito e si è sviluppato esattamente per prevenire i fenomeni che ci sono di fronte? Ditemi se sbaglio.

Di fronte alla macroscopica e perniciosa anomalia di una giovinetta che assurge a posizione di potere per meriti sessuali, ed alle infinite repliche del fenomeno che si producono ad ogni livello sociale, quale strumento difensivo ha la società se non quello di escludere preventivamente le donne dalla vita pubblica e di privarle dell’autonomia nella gestione del loro corpo? Il principio “tu non sei tua” (che, per negazione, esprime il germe del maschilismo), non è forse l’unico tragico strumento che la collettività adotta per impedire alle donne più scaltre di insidiare il potere, di corrompere la società e di provocarne la crisi con la loro inettitudine ed irresponsabilità collocate in ruoli di responsabilità? Perché la corruzione sessuale, a differenza di quella economica, non conosce proporzionalità fra mezzi e fini: il suo potere distruttivo non è controllabile e può essere solamente prevenuto.

La figura paradigmatica (né salvifica né consolatoria) di Mara Carfagna non è forse il preludio al ritorno del maschilismo, al principio per cui “le donne no, stiano a casa”?

E se così è, non è un po’ troppo precipitosa la solidarietà che le è stata concessa da tutte le donne di tutti i partiti? E sono esse sicure di interpretare il sentire di tutte le donne? Tante forse sì, ma tutte forse no. Non risulta infatti ancora pervenuta a Mara Carfagna la solidarietà di Veronica Lario.

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Lodo Alfano e lodo Schifani.

luglio 10, 2008

Visto che se ne parla, vale forse la pena confrontare i testi dei cosiddetti lodo Alfano e lodo Schifani. Non aggiungo commenti, perché ritengo che non ce ne sia bisogno. Rammento solo che il lodo Schifani è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

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No-Cav day.

luglio 9, 2008

L’happening di ieri sera a piazza Navona non può che suscitare giudizi contrastanti. Era una manifestazione politica o una kermesse di saltimbanchi? Un ex magistrato ora deputato ha raccolto nella capitale uomini politici, comici, giornalisti e persone comuni per dar sfogo a critiche violente contro il governo, contro il Capo dello Stato, contro i partiti di opposizione, contro il Papa. Contro tutto o quasi. Ha senso tutto ciò?
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Lodo Alfano.

luglio 8, 2008

Non so dove, su quale sito, mi è caduto l’occhio su un titolo riguardante i malumori di Veronica Lario nei confronti del marito. Mi pare di aver capito che ciò sarebbe dovuto alle dicerie originate dalle intercettazioni della Procura di Napoli, dalle quali emergerebbero rapporti particolari del Cavaliere con alcune ministre. Comprensibile. Ma la signora Lario dovrebbe forse preoccuparsi anche del cosiddetto lodo Alfano, che metterà al riparo il premier da ogni indagine penale per i prossimi cinque anni di legislatura e probabilmente per i successivi sette, se questi diverrà Capo dello Stato. Già, perchè lo scudo giudiziario che si sta approntando per le quattro maggiori cariche dello Stato, riguarda tutti i reati commessi da chi le ricopre, e non solo quelli commessi nell’esercizio delle funzioni. E ciò, contrariamente a quanto ci si vuole far credere, contrasta con qualsiasi forma di immunità esistente negli altri paesi democratici. Perchè a nessuna persona dotata di senno e di un barlume di senso democratico potrebbe venire in mente di dichiarare improcessabile il capo del governo qualora questi – per fare un esempio – accoppasse la moglie. Ma così accadrà nel nostro paese. Schifani, Fini, Napolitano e Berlusconi diverranno completamente immuni da qualsiasi azione penale, per qualsiasi delitto abbiano commesso o dovessero compiere: dallo spaccio di droga all’omicidio, dall’usura all’abigeato, dall’incendio doloso al peculato.
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Sono stato assente..

luglio 7, 2008

.. ed ho trascurato il blog. Me ne dispiaccio e mi scuso con i lettori. Ma ritornando alla vita normale ho cercato di vedere se ci sono delle novità. Apparentemente pare di no: Berlusconi vuole fermare i processi contro di lui e litiga con tutti tranne Veltroni. Poi scorrendo i siti che abitualmente frequento ho scoperto che la Virtus ha firmato un tal Bynum. E chicazz’è?

Questo.


Contro le nuove leggi ad personam.

luglio 4, 2008

Copio ed incollo da repubblica.it. Io ho sottoscritto il documento come consentito dal sito.

Lodo e processi rinviati
strappo all’uguaglianza

I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l’art. 1, comma 2 della Costituzione, nell’affermare che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché: a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell’uomo); c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri – flessibili – cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini “sono eguali davanti alla legge”.

Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità “funzionale”, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati “comuni”.

Per ciò che attiene all’analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto – e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata – e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

(4 luglio 2008 )