No-Cav day.

L’happening di ieri sera a piazza Navona non può che suscitare giudizi contrastanti. Era una manifestazione politica o una kermesse di saltimbanchi? Un ex magistrato ora deputato ha raccolto nella capitale uomini politici, comici, giornalisti e persone comuni per dar sfogo a critiche violente contro il governo, contro il Capo dello Stato, contro i partiti di opposizione, contro il Papa. Contro tutto o quasi. Ha senso tutto ciò?

Non lo so. Riesco solo a dire che quello di ieri è un sintomo, palese, della grave malattia del nostro paese. Mi sono chiesto cosa potrebbe pensare dell’Italia chi si fosse trovato ieri in Piazza Navona paracadutato da un altro mondo, senza sapere chi sono Guzzanti, Grillo, Travaglio, Di Pietro, Carfagna e gli altri protagonisti (volontari o inconsapevoli) della protesta girotondina. Avrebbe visto – credo – la rivolta prima morale che politica di quella parte del paese che non accetta la lobotomizzazione omeopatica cui siamo sottoposti da tre lustri e che si manifesta in modo incontrollato e deforme. Ma, per fortuna, si manifesta.

Perché si potrà criticare il giornalismo talvolta parossistico di Travaglio, infastidirsi per la grossolanità (anche lessicale) di Di Pietro, deplorare le sferzanti ironie di Sabina Guzzanti, indignarsi per le accuse spesso qualunquistiche di Grillo. Ma sta di fatto che costoro sono gli unici che dicono quello che non bisognerebbe stancarsi di dire, sono gli unici che ripetono verità incontrovertibili che il pensiero unico lobotomico ha trasformato in falsità, gli unici che ci ricordano quanto siano enormi le storture che la politica nazionale ha introdotto nella vita del paese.

Magari ci fossero altri Travaglio, Grillo, Guzzanti, capaci di dire le stesse cose, magari in altro modo, magari meglio. Ma non ci sono. Se fossimo in tanti a dirle, non servirebbero piazze e manifestazioni eclatanti al limite del parossismo.

A nessuno, credo, piace udire quello che abbiamo sentito; a nessuno piace andare in piazza in una giornata di luglio. Dubito che gli oratori si siano divertiti nel lanciare le accuse (quasi tutte sacrosante) che hanno lanciato. Vorremmo tutti che i problemi fossero risolti in Parlamento e nelle opportune sedi istituzionali. Ma in questo paese dove tutto va a rovescio, è proprio dalle istituzioni che provengono gli elementi di anomalia. Da anni ormai parlamento e governo fanno quello che non dovrebbero fare e non fanno ciò che andrebbe fatto. Da anni accedono a ruoli istituzionali persone che non potrebbero neppure avvicinarvisi e ne resta fuori chi potrebbe dare un contributo positivo.

E allora la reazione non può che essere quella che abbiamo visto. E chi, dall’opposizione* (mettiamoci l’asterisco per ricordarci che l’opposizione che ci serve sarebbe ben altra), storce il naso davanti agli umori della piazza, rifletta sui propri errori e riconosca che se centinaia di migliaia di persone si ritrovano in piazza per ascoltare discorsi sulla fellatio del presidente del consiglio, vuol dire che la malattia del paese è grave. E ha bisogno di cure urgenti e severe.

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9 Responses to No-Cav day.

  1. Alessandra D. ha detto:

    Se devo scegliere tra Veltroni e Di Pietro sto con Di Pietro cento volte su cento.

  2. maria ha detto:

    Perchè dobbiamo fare finta di scandalizzarci?
    Per il tono, per il modo, per la forma, per l’irruenza, per l’aggressività?
    che sono variabili esterne ed esteriori.
    Le variabili esteriori (percepitee divulgate) tradiscono, a mio avviso, una impotenza comunicativa e una mancanza di umorismo preoccupante: non si riesce più a dire delle COSE, non si riesce più a condurre analisi e proporre argomenti.
    Tutto è ridotto a evento mediatico in cui ha visibilità chi le spara più grosse.
    “Al lupo, al lupo!” Basta! -pensano i lobotomizzati- abbiamo votato e vogliamo stare in pace.
    E Veltroni asseconda questo sentire comune, e D’Alema (algido) dispensa nuove ricette di sana convivenza.
    Bisogna prendere atto che l’opposizione non esiste

  3. sandrozagatti ha detto:

    L’opposizione è diventato un fatto privato, quasi intimo. Ognuno se la coltiva da sè, prima di addormentarsi.

  4. nancy ha detto:

    Sogni d’oro. Ma, ti prego, non pensare al cavaliere …

  5. essaouira ha detto:

    Sono indignata da quella manifestazione. Si è fatto un gran regalo a Berlusconi. E Veltroni, per una volta, dovrebbe fare ammenda di aver voluto, fortissimamente voluto Di Pietro e trarne le dovute conseguenze. E’ stato un autogol prevedibile e ora il pd è tra due fuochi: un capo del governo che fa passare il lodo Alfano (e chissà cosa altro in futuro) offrendo munizioni all’offensiva dei neo girotondini e un partito diviso e senza strategia.

  6. sandrozagatti ha detto:

    Come ho scritto in esordio, le reazioni alla manifestazione dell’otto luglio sono e saranno disparate. Ognuno la vede come vuole ed io rispetto ogni opinione. Ma, in tema di indignazione, chiedo alle donne se non e’ motivo di indignazione anche il tipo di “figura femminile” (poco salvifica e poco consolatoria) impersonato da Mara Carfagna e dalle altre ministre del governo. Perche’ Sabina Guzzanti sara’ anche stata provocatoria, ma a me pare che abbia puntato il dito contro un fenomeno che mi sembra l’opposto di qualsiasi tipo di emancipazione. Accettando questo tipo di potere femminile, a mio modo di vedere (e l’ho scritto tempo fa nel post ‘il maschilismo di ritorno’) si pongono le basi per una restaurazione maschilista che, temo, e’ gia’ a buon punto. E che vede la donna sempre e comunque subordinata all’uomo ovvero esclusa.

    A me, sinceramente, indigna piu’ questo. E il fatto che qualcuno (a) sia salito su un palco per dirlo senza mezze parole lo trovo positivo.

    E quando sento donne d’ogni schieramente esprimere solidarieta’ a Mara Carfagna poiche’ e’ stata attaccata in quanto donna, trasalgo. perche’ a me non sembra che sia stata attaccata in quanto donna, ma in quanto z. E chi mi dice che sbaglio ed hanno ragione loro mi sembra che riproduca implicitamente l’equazione donna = z.

    O no?

  7. maria ha detto:

    Sottoscrivo in toto la lettera di Sabina Guzzanti, che critica chi vuole, Papa e Presidente compresi, e PD e tutti i sepolcri imbiancati.
    Come quota rosa eretica, trovo stupendo l’attacco alle povere donne ministre vittime del nuovo maschilismo.
    Non me ne frega niente che Nanni Moretti abbia lanciato il suo ostracismo contro la manifestazione.
    Non me ne frega niente che quasi tutta la stampa l’abbia criticata.
    Non me ne frega niente che D’Alema sia sconvolto dalla volgarità.
    Tante critiche dimostrano che si tratta di un fenomeno che non può essere incasellato nei parametri abitudinari e nei giochi dei ruoli cui gli osservatori sono abituati.
    Tuttavia, sono ben conscia che una ventata di ossigeno non modifica granchè nella percezione italiana dei problemi nazionali.

  8. sandrozagatti ha detto:

    Anche a me è piaciuta. E la ricopio qui per memoria di tutti.

    Caro Direttore, per tutti quelli scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell’eliminazione del dissenso l’unica possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa cosa, Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia assolutamente vietato parlare, come l’ingerenza inaccettabile del Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un’esperienza straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì l’8 luglio.

    Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e dell’insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del fallimento della manifestazione quando l’unico elemento di insuccesso è costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.

    Quello che dice potrebbe non essere vero. — L’intenzione di espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un’altra donna, insultando me sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia. — È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa criticare e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto un po’ dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes. Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato. — La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.

    E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C’è un partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro. Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi. Dall’altra parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di costruire un’alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall’opinione pubblica. Per quanto riguarda l’annosa questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più consenso politico di un politico? Può il discorso di un comico essere molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare. Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di comprensione. D’altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente. Approfittatene.

    Sabina Guzzanti

  9. essaouira ha detto:

    C’è modo e modo di crititicare la Carfagna. E comunque un membro del governo si attacca, casomai, sulla sua azione politica e non sul suo privato che, a mio modo di vedere, è, appunto, privato. Se la Carfagna fose di sinistra nessuno si sarebbe permesso di sputtarnarla per come si comporta fra le lenzuola. E’ questa la differenza fra laici e bacchtettoni, di qualsiasi colore siano.

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