Un’idea al giorno.

Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l’opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi.

Questo scriveva ieri Curzio Maltese su Repubblica, e probabilmente non sapeva che Berlusconi lo aveva già battuto sul tempo e proprio sullo stesso terreno. Già, perchè mentre giuristi e giornalisti si interrogavano sulla dubbia costituzionalità dell’emendamento blocca-processi, il presidente del consiglio si stava dedicando ad altro genere di soprusi di cui egli si sente vittima. Non solo i giudici si ostinano a volerlo processare; anche i ministri di culto (si passa dalle toghe alle tuniche, ma sempre di autorità indipendenti si tratta) pèrpetrano il loro abuso su di lui negandogli, in quanto divorziato, il sacramento della comunione. E dunque Silvio ha pensato bene di sollevare il problema innanzi al vescovo di turno, come se la disciplina dei sacramenti religiosi fosse una materia di cui lui può dibattere a capriccio con le gerarchie ecclesiastiche. Ed infatti, non si sa se perchè colto alla sprovvista o perchè affetto anch’egli da rimbecillimento politico-mediatico, il prelato ha accettato il contraddittorio, invitando l’istante a porre la questione al soglio supremo.

C’è coerenza. Per chi ricusa arbitrariamente giudici (lo ha appena fatto) ed interi Tribunali (la legge Cirami l’ha scritta apposta per questo) perchè mai non dovrebbe essere lecito chiedere di riscrivere le norme liturgiche e sacramentali? Non sto a domandarmi cosa ne può pensare un credente, la cosa non mi riguarda. Lascio ai cattolici, agli organizzatori del “family day”, ai fieri nemici dei PACS e dei DICO, il problema di conciliare il rispetto per la dottrina cristiana e per la gerarchia ecclesiastica con la fedeltà (per chi ce l’ha) al capo del governo.

Mi limito a registrare il crescere protervo ed onnicomprensivo dell’insofferenza a qualsiasi regola, di qualsiasi tipo, sostanziale o procedurale, a prescindere dai ruoli, dalle circostanze e da ogni scrupolo comportamentale.

Dagli arbitri che fischiano i rigori contro il Milan alle gerarchie ecclesiastiche che non gli porgono l’ostia consacrata, passando per le odiate toghe milanesi, qualsiasi autorità indipendente è potenzialmente chiamata a dover rispondere al Capo. Questa è l’Italia del 2008.

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3 Responses to Un’idea al giorno.

  1. maria ha detto:

    Già ieri ho posto il problema della “comunione ai divorziati” al circolo del Cammello. Devo dire che le risposte sono caute (tranne Francoclaudio, divorziato 3 volte).
    Probabilmente gli italiani sono ammirati dalla libertà con cui Silvio apostrofa le gerarchie ecclesiastiche, facendosi portavoce di malesseri ampiamente sentiti da minoranze oppresse.
    Mi piacerebbe immaginare che sua Santità gli negasse la comunione per altri fondati motivi e non perchè, poveretto, è divorziato.
    Così si potrebbe sentire perseguitato, oltre che dai giudici e dagli arbitri, anche dai preti.

  2. sandrozagatti ha detto:

    Il corriere intervista mons. fisichella.

    ***

    Se responsabilità ci sono da ogni parte, vorrà dire che la colpa della turbolenza sarà sia della maggioranza, sia dell’opposizione…
    «O forse anche di un terzo».

    Lei allude alla magistratura?
    «Credo che ognuno — magistratura compresa — debba fare un passo in avanti nell’assunzione di responsabilità per il bene comune».

    Nel caso della magistratura lei vorrà dire che debba fare un passo indietro…
    «Se dico un passo indietro sembra che io voglia indicare una colpa. Indico invece un impegno in positivo, che non può non riguardare tutti, teso a rendere meno acuta la conflittualità e a ridurla con appropriate riforme».

    ***

    Insomma, la chiesa non sembra pronta a comunicare i divorziati, ovvero ad assolvere del tutto i peccatori. Però se si tratta di dire ai giudici di assolvere qualcuno dai reati – e non già dai peccati – non si tira indietro. Fossi in Gandus direi a Fisichella di non fare passi, nè avanti nè indietro, e di occuparsi di ostie consacrate. E che alle sentenze ci pensano altri.

  3. nancy ha detto:

    Sinceramente questo problema del divieto di ricevere la comunione a me non tocca in modo particolare, anzi, una delle cose che non concepisco è l’idea di una fede che si adatta ai tempi, per giunta su tematiche che sono comunque invariate nei secoli; non sarà il numero ad influire su di un principio, se non per motivi di puro calcolo.

    Forse il vero problema è che in tanti ci si accosta alla chiesa solo per i rituali delle iniziazioni ai sacramenti per cui la cosa è vissuta con superficialità.

    Diverse sono invece le conseguenze che si possono riversare su altri. Ad esempio il negare, ho sentito di alcuni casi, il battesimo ai figli di divorziati.

    Se poi vogliamo parlare di ipocrisie, di stili di vita ben peggiori pur senza infrangere la sacralità dei sacramenti, di annullamenti della sacra rota elargiti a piene mani, allora sfondiamo una porta aperta.

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