Siamo rimbecilliti?

Copio e incollo dal fondo di oggi di Curzio Maltese.

Non ci saranno tempi migliori per l’opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia “bulgara” dell’agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l’opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca.

(21 giugno 2008, repubblica.it)

Da corriere.it


ROMA – La norma che sospende i processi puniti con la reclusione fino a dieci anni per i reati commessi prunto la sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura sulla legge già approvata dal Senato. Il testo, che sarà discusso lunedì dalla commissione, sottolinea la «potenziale incompatibilità» della norma con l’articolo 111 della Costituzione, e cioè con la ragionevole durata del processo, e con l’articolo 3, e cioè con il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.


Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 111

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Già: come mai non ci ho pensato prima? Non era difficile vedere i profili di incostituzionalità dell’emendamento blocca-processi. Eppure non l’avevo sottolineato. Mi sono rimbecillito anche io?

One Response to Siamo rimbecilliti?

  1. maria ha detto:

    Oggi sono inorridita ripetutamente: in vari siti e blog, trovati a caso, si trovano giustificazioni favorevoli a Berlusconi, attacchi a testa bassa alla magistratura e altro molto stomachevole.
    La caratteristica di queste argomentazioni sono un semplicistico primitivismo e una banalità disarmante.
    Mai vengono offerti supporti legislativi o normativi, alla comprensione delle tesi sostenute. Mai si ammette un contraddittorio, se non per insultarlo.
    Certamente noi siamo rimbecilliti infatti crediamo che l’Italia voglia ragionare.

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