“Salva tutti”?

Va bene che dopo l’indulto siamo assuefatti, ma quando ho letto la notizia la prima volta ho pensato a un refuso di repubblica.it. Ma corriere.it la conferma. A proposito dell’emendamento al decreto sicurezza sulla sospensione dei processi leggo quanto segue.

«NON APPROFITTO DELLA NORMA “SALVA-PREMIER» – A proposito della cosiddetta salvapremier, Berlusconi ha dichiarato che appena vedrà i suoi legali «dirò che io non voglio approfittaredi questa norma, perché voglio allontanare qualunque sospetto. È una norma salva tutti» e non una norma “salva-premier”, come scritto su molti giornali. Berlusconi si è poi detto «indignato per l’espressione usata da molti media italiani per definire l’emendamento».

“Salva tutti”? E ce lo viene anche a dire?

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7 Responses to “Salva tutti”?

  1. silvio berlusconi ha detto:

    e’ una norma salvifica e consolatoria

  2. maria ha detto:

    Timeo Danaos et dona ferentes

  3. maria ha detto:

    La cena ai Carmelitani è stata intima ma intensa di propositi…si è aperta ad orizzonti inesplorati e ha visto scorrere nuova linfa ideologica.
    La cronaca spetta al direttore di questo blog, ma voglio lasciare la mia testimonianza per non farvi perdere la prossima.
    Un pensiero ai grandi assenti. Così si costruisce la storia.

  4. sandrozagatti ha detto:

    Sul pluriblog il resoconto della serata.

  5. nancy ha detto:

    Come dice Maria è stata una cena di poche persone e tanti argomenti, si è creato subito un clima sereno e discorsivo.

    A volte ad essere in pochi aiuta a conoscersi di più. E la vita è fatta anche di questi momenti, non tutto dev’esser finalizzato a qualcosa.

    Gli obiettivi lasciamoli sul lavoro.

  6. sandrozagatti ha detto:

    corriere.it

    ROMA – La norma che sospende i processi puniti con la reclusione fino a dieci anni per i reati commessi prima del 2002 è incostituzionale. È l’opinione del Csm, espressa nella bozza che sta mettendo a punto la sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura sulla legge già approvata dal Senato. Il testo, che sarà discusso lunedì dalla commissione, sottolinea la «potenziale incompatibilità» della norma con l’articolo 111 della Costituzione, e cioè con la ragionevole durata del processo, e con l’articolo 3, e cioè con il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

  7. sandrozagatti ha detto:

    Il morso del Caimano
    di CURZIO MALTESE

    Il morso del Caimano

    È un po’ ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa è il Cavaliere. Era così già molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l’amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l’insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2.

    Il problema non è mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come è cambiata l’Italia, che in questi quindici anni è cambiata moltissimo. In parte grazie all’enorme potere mediatico del premier.

    Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l’assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d’urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di più, nei contenuti dei provvedimenti.

    Il pacchetto giustizia di oggi è più eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta più eversivi del “colpo di spugna” del ’94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell’opinione pubblica sempre più debole. Nel ’94 la rivolta contro la “salva-ladri” azzoppò da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i “girotondi” inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento.

    La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora più clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione è molto debole. L’opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta società civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la libertà di tutti, così come l’hanno disegnata i padri della Costituzione.

    Ecco che la questione non è che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa è successo al Paese. Siamo davvero diventati un “paese un po’ bulgaro”, come si è lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, è sì.

    In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l’Italia è cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell’Italia del ’94 sarebbero stati inimmaginabili.

    Il berlusconismo è partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si è mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di destra e di sinistra), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed è arrivato al cervello. La mutazione genetica della società italiana è evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo “antipatico”, com’è oggi. Più seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale.

    Si tratta però di vedere se il “caso Italia” è tale anche per gli italiani. Se nell’opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel ’94 e nel 2001 la deriva, più o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita è aperta. Certo, in questi decenni la forza d’urto del populismo berlusconiano è andata crescendo, così come la presa su pezzi sempre più ampi di società. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell’editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell’opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto.

    Altro che “l’onda lunga” di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S’illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del “giù le mani” e con l’arroccarsi nelle regioni rosse, che sono già rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori.

    Non ci saranno tempi migliori per l’opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia “bulgara” dell’agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l’opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca.

    (21 giugno 2008, repubblica.it)

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