L’ici, Berlusconi e la “luna di miele”.

La nozione viene dagli Stati Uniti: il Presidente neoeletto gode, all’inizio del mandato, di una sorta di franchigia concessa dagli elettori che gli perdonano ogni suo errore, accettano ogni sua decisione e assecondano quasi acriticamente le sue idee. Ma tale condizione dura settimane, mesi al massimo; un periodo detto appunto “luna di miele”, trascorso il quale il senso critico torna a prevalere sull’entusiasmo iniziale.

Bisogna riconoscere che Silvio Berlusconi è riuscito, nel corso degli anni, ad instaurare con gli italiani una sorta di luna di miele permanente o quasi. A tratti detestato dalla maggioranza dei cittadini (si pensi al bassissimo consenso raggiunto dal suo governo nell’inverno 2005-2006), si è sempre risollevato, riuscendo periodicamente ad imbonire l’elettorato con le sue fantasiose se non menzognere promesse.

Ed anche l’ineffabile Walter Veltroni ha beneficiato a suo modo del fenomeno della “hooneymoon”: non appena eletto segretario del neonato pd, egli ha goduto dell’entusiastico seguito degli aderenti al partito, ad onta della formidabile lista di sciocchezze che ha infilato in pochi mesi, tanto che il suo primato verrà prima o poi inserito, a qualche titolo, nel Guinness.

Tornando a Berlusconi, però, ci si dovrebbe attendere l’effetto “hooneymoon” anche per il suo governo; ma non mi pare che sia proprio così: l’esordio è stato abbastanza modesto. Gli immediati sospetti su favoritismi per mediaset e per se stesso, la ruvida gestione della questione rifiuti (ammesso che egli avesse alternative) sono appena compensate dall’annuncio dell’abolizione dell’Ici, ma bisogna vedere quanti cittadini abboccheranno.

Permettetemi innanzitutto di dire una bestemmia: io credo che l’ici sia una tassa giusta. Beninteso, non è mai bello pagare le tasse, e ne farei volentieri a meno, ma fra i tanti balzelli cui siamo soggetti, l’imposta comunale sugli immobili mi pare sensata. Ricordo infatti che il valore di un’abitazione, sia anche la prima, dipende non già dall’immobile in sé, ma dai servizi esterni di cui è fornita (strade, trasporti, urbanizzazioni, parchi, scuole, eccetera) e che gravano in massima parte sul Comune. Quanto migliori sono tali servizi, tanto più vale l’immobile; ovvero, per converso, quanto peggio funziona il Comune in cui risediamo, tanto più si deprezza la nostra casa. Ne consegue che pagando l’ici, ovvero finanziando il Comune ed i servizi che esso offre, contribuiamo indirettamente a mantenere alto il valore della nostra abitazione.

Per esser chiari, trovo molto meno giuste tasse come il bollo auto o il canone Rai che, a dispetto del nome, è un’imposta a tutti gli effetti.

Inutile dire poi che il mancato introito dell’ici verrà compensato in qualche modo: torneremo a pagare l’irpef sulla prima casa, pagheremo di più le tariffe comunali, vedremo aumentare l’addizionale comunale e, chi di noi guida, pagherà più multe.

Ma tornando all’argomento, dicevo che l’esordio del governo del Cavaliere non è stato particolarmente esaltante. Già si registrano il malumore dei napoletani manganellati e dei dipendenti pubblici presi di mira da Brunetta (ed in tale settore Alleanza Nazionale ha radici elettorali vaste). Pare improvvisamente ammutolita la vociante Lega Nord, forse presa in contropiede dall’accelerazione dei lavori per il ponte di Messina. Sulla questione sicurezza-immigrazione, i vuoti proclami da campagna elettorale si scontreranno a breve con la realtà dei fatti. Ed il dramma degli italiani alle prese con la terza o quarta settimana non si dissolverà certo da sé.

La realtà è che i problemi del paese erano e restano seri: il governo Prodi faticava ad affrontarli non tanto per la “rissosità” della maggioranza, ma per la loro profondità. La campagna elettorale del centrodestra, validamente spalleggiata dal genio di Veltroni, ha indotto gli italiani a credere che è sufficiente un governo con una solida maggioranza per risolverli, ma non è così. Perché essi necessitano di intelligenza, di soluzioni, di coraggio, e possono essere solamente affrontati, non certo risolti dall’oggi al domani. E’ ovvio che serve anche il consenso parlamentare, ma purchè esso sia rivolto ad una politica assennata; da solo non basta. Prendendo le distanze da Prodi, tacendo i difetti del precedente governo Berlusconi, il segretario del pd ha contribuito a far credere che, togliendo di mezzo Mastella e Bertinotti, liquidando l’Unione, il paese sarebbe rinato. Magari fosse così. L’unico risultato che ha ottenuto è stato di screditare il suo schieramento e gli ex ministri suoi compagni di partito. Ha così direttamente confermato tutto quello che la propaganda di centrodestra aveva predicato per due anni, incrementando e cementando in tal modo il consenso a favore dei suoi “avversari”.

Ora lo stesso Veltroni ci dice che al pd toccherà governare fra cinque anni, confermando appunto il suo sostegno indiretto al governo in carica che egli ritiene in grado di completare la legislatura. In realtà il centrodestra mi sembra comunque inadeguato a guidare il paese, incapace di dare risposte che non siano estemporanee o vane. Una coalizione che ha nella propaganda la propria unica ragion d’essere non può avere, al di là delle buone intenzioni dei singoli, la forza di governare una situazione difficile come la nostra.

Concludo quindi (e so di sognare) che i partiti di centrosinistra dovrebbero ragionare con serietà sull’opposizione da esercitare nel paese, non sulla collaborazione con il governo, per prepararsi a guidare il paese, questa volta sul serio, forse prima del 2013. E quando avranno seppellito le veltronate di questi mesi, sarà sempre troppo tardi.

4 Responses to L’ici, Berlusconi e la “luna di miele”.

  1. maria ha detto:

    A testimonianza della mia personale deriva autoritaria.
    Machiavelli insegna che per governare bisogna individuare i problemi, quindi agire con determinazione: ci saranno forse vittime, ma anche risultati.
    Quando il duca Valentino volle piegare la rissosità e la tracotanza dei mafiosi signori di Romagna, diede l’incarico ad un suo ministro, Oliverotto da Fermo, che si adoperò per farli ammazzare tutti, seminando il terrore nelle Romagne. Finita la mattanza e tacitata qualsiasi opposizione dei Signori, il duca Valentino fece uccidere il suo odioso e odiato ministro. Il cui cadavere venne fatto trovare in due pezzi sulla piazza di Cesena, con “uno coltello sanguinoso allato”. Alla mattina presto le gente“Satisfatta e stupida” vide lo spettacolo. Il duca Valentino non ebbe più problemi nelle Romagne: aveva raggiunto l’obiettivo politico di pacificazione, di eliminazione delle bande armate, di sicurezza e giustizia per la gente della contrada.
    Inoltre aveva acquisito il consenso, perché il problema era stato risolto.
    Questo episodio ci spiega che cosa Machiavelli ammiri nell’uomo di Stato: il realismo, la freddezza nella decisione, il calcolo dei vantaggi e degli svantaggi per il raggiungimento dell’obiettivo.
    Altri tempi… Oggi l’esercizio della democrazia vincola alla ricerca di un consenso preventivo (sui programmi e le promesse) e il consenso non basta per governare il paese.
    Però, almeno, qualcuno potrebbe imparare a stare zitto e non a fare il gioco degli altri, con un autolesionismo imperdonabile e balbettante.
    Sono d’accordo con te sull’ICI: pagheremo caro, pagheremo di più e gli italiani continueranno a non arrivare a fine mese.

  2. LG ha detto:

    @sandro.
    L’ici è un’imposta, non una tassa. In questo secondo caso il richiamo alle forme di “servizi” ricevuti indirettamente da parte del Comune, stante il contesto urbano in cui l’immobile si trova, potrebbe avere un senso.
    Non l’aveva in quanto imposta e aveva introdotto, sotto traccia, un illiberale principio “punitivo”: che va tassata la ricchezza in quanto tale, cioè indipendentemente dal fatto che essa abbia o meno scontato imposte durante il suo accumularsi.

    Resta comunque il fatto che, anche secondo la mia opinione, togliere l’ici è un provvedimento demagogico che non aiuta le fasce deboli (che spesso non possiedono case).

  3. sandrozagatti ha detto:

    Ringrazio per la precisazione, sono stato forse impreciso. Ma il senso del mio ragionamento penso di poterlo confermare.

  4. gianna ha detto:

    forse in città piccole o gestite onestamente il pagamento dell’ici può avere una sua validità. In città grandi, in questo caso io mi riferisco a milano che è la mia città, ci sono talmente tanti sprechi a livello comunale, vedasi le consulenze d’oro ecc ecc… che il fatto di versare l’ici non porta al cittadino nessun beneficio, serve solo ad ingrassare le casse comunali. E’ anche vero che se non dovessimo pagare l’ici in qualche modo ce la faranno comunque scontare, la prima cosa che farannop saranno tagli alla cultura, tanto di quello non gliena frega niente a nessuno.
    P.S. oggi ho visto “il divo”, seguito dibattito con il regista Sorrentino. Molto interessante e altrettanto bello il film, girato splendidamente.

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