Quattro mesi dopo Orvieto.

Apprendiamo che il segretario del PD ha mutato linea. Sono passati quattro mesi dalla svolta di Orvieto con la quale Veltroni annunciò la rottura delle alleanze prodiane e la fine dell’Unione, e lo stesso Veltroni informa che si torna indietro. Non sono certo io che posso decrittare i movimenti interni al principale partito di opposizione, ma qualche ipotesi può essere avanzata.

Il voltafaccia di Prodi, giustamente irritato per la leggerezza e per la superficialità con le quali Veltroni gli ha addossato le colpe della sconfitta, distruggendo al tempo stesso l’alleanza dell’Unione che il professore aveva pazientemente costruito negli anni, è l’emblema della solitudine del neosegretario che, a mio modo di vedere, resta al vertice del partito solo perché nessuno è disposto ora a sostituirlo. Ma l’avvio dei contatti con gli ex alleati della sinistra (ora extraparlamentare) è il sintomo che egli agisce per conto terzi, che sono altri a decidere la linea da adottare. E’ la sconfessione solenne, definitiva, proporzionata alla pesantezza della sconfitta elettorale, della leadership dell’ex sindaco di Roma che ha contro tutti i maggiorenti del partito.

Chi mi ha letto (qui ma soprattutto in altri blog) sa che ho sempre considerato la linea veltroniana sbagliata in tutto, superficiale e velleitaria. Con ciò non intendo affermare che il centrosinistra dovesse riproporre nel 2008 la fotocopia del cartello del 2006, ma, anche accettando il superamento dell’Unione, essa andava sostituita con qualche cosa, con un progetto politico alternativo che non si riducesse all’eliminazione degli alleati.

Consentitemi un paragone. Se si viaggia con un’automobile per percorrere un lungo tragitto e la vettura resta in panne, ci sono due alternative: o la si ripara oppure se ne trova una sostitutiva. Non è pensabile continuare a piedi. Veltroni ha fatto questo: è salito sulla macchina che Prodi ed altri gli hanno messo a disposizione (ed avevano impiegato anni ed anni a metterla insieme), ha verificato che era malfunzionante (in verità qualcuno sostiene, con qualche ragione, che egli stesso ha aggravato i guasti) ed ha pertanto deciso di buttarla, senza preoccuparsi di trovare un mezzo sostitutivo. Il risultato è stato quello che sappiamo, ed io sono sbalordito (ora come quattro mesi fa) dalla leggerezza con la quale Veltroni ha impostato la linea del partito, incurante che così facendo si consegnava il paese al centrodestra. Non sono certo io che posso dire quali alternative andavano perseguite, ma certo Veltroni nulla ha fatto per rinnovare l’alleanza dell’Unione, per ricostruirla su nuove basi, o per allargarla a soggetti diversi (per esempio i centristi). Egli ha solo avuto la pretesa e la supponenza di poter fare tutto da solo: “una cosa da cretini” sembra che abbia detto D’Alema.

Evidentemente, a differenza di tanti italiani, Veltroni ha dimenticato cosa sono stati i governi Berlusconi precedenti (basti pensare alla politica sulla Rai, alla legge Gasparri, solo per fare esempi) ed ora che si prospettano non meno di cinque anni dello stesso colore, a sinistra si corre ai ripari. Ma ciò non deve farci dimenticare l’inescusabile dilettantismo con il quale Veltroni ha affrontato un passaggio tanto importante. La presunzione di disfare un’alleanza la cui costruzione era costata anni di lavoro, l’arroganza nel voler centralizzare su di sé e sui fedelissimi la composizione delle liste e la campagna elettorale, sono sintomi di una grave inadeguatezza alla situazione italiana che, ci piaccia o no, non può essere paragonata a quella degli altri paesi. Invocare Blair, Obama o Zapatero serve a ben poco, in un quadro nazionale depresso, politicamente e culturalmente, dallo strapotere mediatico della destra, da un dibattito politico inesistente, da una crisi economica strutturale e dalla pochezza della classe dirigente. Senza contare che – qualcuno dovrebbe farglielo notare – Veltroni non è né Blair, né Obama né Zapatero.

Il partito democratico ci appare ora come una nave in balia dei venti, con un comandante inadeguato e privo della fiducia dei suoi ufficiali, senza che alcuno di essi abbia però il coraggio o la forza di spodestarlo e di riprendere la rotta. Una rotta. Perché anche sulla scelta della direzione da prendere ci sono parecchi interrogativi. E l’assenza di discussione interna, eccezion fatta per le riunioni di vertice al Loft o a casa D’Alema (l’associazione ItalianiEuropei), è il riflesso di questa afasia dei dirigenti e del timore di diaspore, fughe, dissociazioni, che pure sono da mettere in conto.

***

Da Repubblica.it di oggi.

Il segretario del Pd riapre il capitolo alleanze. Patto di consultazione con Sd
Fava incontra il leader e commenta: è la fine dell’autosufficienza
Veltroni: “Ora costruiamo
un nuovo centrosinistra”
di GIOVANNA CASADIO
ROMA – Non è stata una semplice chiacchierata tra amici quella tra Walter Veltroni e Claudio Fava ieri al Loft, la sede del Pd. Tra il segretario dei Democratici e il neo coordinatore della Sinistra democratica si è parlato di alleanze e di dialogo per costruire “un nuovo centrosinistra”. Sono state gettate le basi di un’intesa politica, è stato deciso anche un “patto di consultazione”. La novità ha eccitato gli animi sia nella Sinistra, ormai extraparlamentare – Nichi Vendola si è subito detto contrario – che tra gli stessi piddì. Per il partito riformista che ha fatto della vocazione maggioritaria la propria bandiera, è arrivato il momento del cambio di passo?

Veltroni parla piuttosto di “una nuova fase di lavoro”. Ci si muove nella prospettiva delle alleanze, una volta consolidato il baricentro riformista, cioè il Pd. Fava al termine dell’incontro commenta: è “la fine dell’autosufficienza proclamata e declamata” dai Democratici. Mentre a chi chiede al segretario del Pd se quell’epoca è davvero finita, la risposta è una battuta già fatta nelle settimane scorse, quando sembrava fosse proprio questo lo spartiacque tra la linea di Veltroni e quella di D’Alema: “L’ipotesi dell’autosufficienza è una cosa da cretini”.

Il Partito democratico avrà una strategia delle alleanze che, nel ragionamento del segretario, non è in contraddizione con il percorso fin qui seguito. Una tela tutta da tessere, sia pure. “Questa nuova fase è possibile proprio perché partiamo da un partito riformista che si è attestato quasi al 34%, un risultato che è in sé un successo, e perciò si predispone a costruire le condizioni di un centrosinistra su base programmatica”, è stata la riflessione di Veltroni.

Il “messaggino alla sinistra” che Pierluigi Bersani nell’ultimo “parlamentino” del Pd aveva invitato a mandare è stato recapitato. All’orizzonte ci sono le amministrative del 2009, su cui ci si è confrontati in una vivace assemblea dei Democratici in Emilia Romagna qualche giorno fa. In questo contesto si inserisce “la nuova fase”. Inviti e incontri previsti nei prossimi giorni, rivolti anche agli altri esponenti della Sinistra. Il “no” secco del leader di Rifondazione, Vendola suscita polemiche.

La riflessione di Veltroni è: in fase pre-congressuale non ci si poteva aspettare una reazione diversa. Non può certo il “governatore” della Puglia appiattirsi su posizioni di alleanza con il Partito democratico. E comunque, via al patto di consultazione con Sd (e le altre forze della sinistra che ci stanno) per fare emergere in Parlamento temi e proposte che tengano conto del punto di vista dei partiti non rappresentati. Altro tema affrontato, la modifica della legge elettorale per le europee. “Non è davvero una priorità”, ha insistito Fava bocciando l’ipotesi di alzare la soglia di sbarramento. Non lo è, ha convenuto Veltroni, che è favorevole a una soglia del 3% e che tuttavia anche su questo tema ritiene buona regola appunto la consultazione.

(20 maggio 2008 )

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15 Responses to Quattro mesi dopo Orvieto.

  1. Francesca ha detto:

    Senti, ma non è che questi non si accontentano di una sventola come la recente per abbandonare i metodi da casta e hanno bisogno di una sventola bis?

  2. sandrozagatti ha detto:

    E’ possibile. E se continuano così, alle prossime europee la sventola/bis arriva sicuro.

  3. maria ha detto:

    Immersa nella lettura delle opere, da giudicare per il premio letterario XYZ, sono riuscita a raggiungere il livello di distacco extrasensoriale e l’alienazione meta-emotiva che mi hanno consentito di produrre il post su Basaglia.
    Non sono in grado, quindi, di leggere anche tutti i tuoi ottimi argomenti…ma li sottoscrivo moltissimo e sono d’accordo che le autoreggenti sono una soluzione accettabile.
    Stasera andrò a vedere un film indiano da ridere, non potrei tollerare la visione di Gomorra.

  4. sandrozagatti ha detto:

    Ovviamente la linea “autoreggente” non voleva essere una fronda alla tua reggenza.

    PS. Colgo l’occasione per segnalare che oggi un utente ha raggiunto il blog digitando su google la parola “vialozzettari”. Forse è il caso di avviare una riflessione.

  5. gianna ha detto:

    ho buttato un occhio a “ballarò” ed era una gioia vedere il nostro walter d’amore e d’accordo con formigoni. non ce la faccio più a sentire parlare del problema sicurezza, in compenso non si sente più parlare di mafia o di camorra… rispetto ai rom le nostre mafie sono solo secondarie, ho letto forse ieri un’intervista di saviano nella quale diceva che negli ultimi trent’anni le mafie hanno fatto 10.000 morti. chissà se erano incluse anche le mafie straniere. mah! e per finire perchè i media ci scassano i maroni con lo stupro di un romeno nei confronti di una donna italiana e lo stupro di un italiano nei confronti di una donna romena avvenuto pochi giorni fa è una notizia che merita solo un minuscolo, ma minuscolo trafiletto? mah!

  6. Alessandra D. ha detto:

    Io sono curiosa di leggere attentamente “il pacchetto sicurezza”.
    Sono certissima di trovare infilata da qualche parte la leggina fatta su misura per Berlusconi….
    le cose non cambiano mai!

  7. sandrozagatti ha detto:

    Cara Gianna,
    non so nemmeno come tu faccia a guardare Ballarò, hai uno stomaco di ferro. D’altronde se Floris ha incassato i complimenti di Romani (non come quel maleducato di Travaglio) un motivo ci sarà.

    Per Alessandra D.

    La locuzione “pacchetto sicurezza” va interpretata. Berlusconi vuole avere la “sicurezza” che a lui i processi non si possono fare. Non lo abbiamo capito in cinque anni? Lo capiremo in sei, sette, otto, quelli che servono.

  8. sandrozagatti ha detto:

    PS. Per questa settimana pare che non si raggiunga il numero legale per celebrare il venerdì di sentieriepensieri ai Carmelitani. Ci aggiorniamo alla settimana prossima, più belli ed affamati che pria.

  9. Francesca ha detto:

    Ma ci si può sempre incontrare al Durazzo dove fischia forte il vento per un aperitivo con cevapcici venerdì sul tardo pomeriggio…

  10. Alessandra D. ha detto:

    Si ho capito, per questo sono curiosa di vedere cosa si è inventato questa volta.

  11. Alessandra D. ha detto:

    Ad essere sincera, dopo l’incarico dato a Diego Volpe Pasini dal nuovo sindaco di Udine Honsell, Berlusconi passa in secondo piano!
    Siamo al ridicolo.

  12. Alessandra D. ha detto:

    Il PD non vuole persone con la fedina penale sporca ma, nomina garante della sicurezza per la citta di Udine Volpe Pasini….
    In Questura si staranno sbellicando dalle risate…

  13. Alessandra D. ha detto:

    Pure io…!!!

  14. Francesca ha detto:

    A mici niente aperitivo domani al Durazzo?

  15. sandrozagatti ha detto:

    Francesca, mi dispiace ma io domani ho da fare tutto il giorno. Non credo di fare in tempo a liberarmi. Gli altri non so: ben lieto di mettere a disposizione il blog per prendere accordi.

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