Ma allora chi ha perso?

Hanno vinto Berlusconi, Alleanza Nazionale, la Lega, questo è fuori discussione. E ha perso la Sinistra Arcobaleno che, a dire il vero, ha fatto di tutto per procurarsi tal destino, affidandosi all’uomo del “no” per eccellenza che, negli ultimi anni, ha complicato più di chiunque altro il cammino della sinistra. Il partito democratico invece sembra non considerarsi sconfitto. Il gruppo dirigente non è mutato e Veltroni sembra proseguire per la strada imboccata non appena eletto segretario: pochi alleati (anzi, meglio nessuno) e dialogo nullo con essi; dibattito interno assente e fiducia ai pretoriani; nessun attacco agli avversari e tono conciliante con Berlusconi. La solerzia con la quale la Finocchiaro è corsa in soccorso del senatore Schifani mostra quanto il partito democratico si preoccupi innanzitutto di non disturbare il manovratore.

E in questo vi è continuità. Il governo Prodi nulla ha fatto per cancellare le cosiddette “leggi vergogna” volute dalla maggioranza precedente, con ciò dimostrando di aver accettato principio che sta alla loro base: chi conquista il potere ha il diritto di approfittarne per il proprio tornaconto personale.

Ma allora gli sconfitti sono solo gli “estremisti” della “sinistra radicale” (che tale vengono definiti quantunque le loro teorie trent’anni fa sarebbero state considerate nel p.c.i. poco meno che miglioriste)? Il “popolo della sinistra”, che fin dal 1994 è stato chiamato a combattere contro Berlusconi, contro “le destre” (descritte come “pericolose”, “impresentabili” e chi più ne ha più ne metta), a tutelare le conquiste sociali degli anni settanta e i diritti civili originati dal sessantotto, a difendere la Costituzione dalle aggressioni dei post-fascisti e dei separatisti, ha vinto o ha perso? A giudicare dai dati elettorali si dovrebbe dire che ha perso. A giudicare dal comportamento della segreteria del PD si dovrebbe dire di no.

Personalmente penso che quella del 13 aprile scorso sia stata una sconfitta pesantissima per la sinistra italiana la cui portata emergerà negli anni a venire. Ma forse sbaglio e lascio che siano gli interpreti ed i protagonisti della politica a dare risposte.

Ma se spostiamo l’attenzione dal “chi” al “cosa”, mi sento di individuare con certezza un’idea che ha sicuramente perso. Ha perso l’idea di una politica ed un paese basati sulla giustizia, sull’onestà, sulla limpidezza dei comportamenti. I partiti della sinistra vivono dell’eredità di movimenti che, dal dopoguerra, furono all’opposizione per decenni e che consolidarono il loro consenso puntando il dito sulla degenerazione del sistema democristiano, clientelare e protomafioso, che allignava in Italia. La grande massa degli elettori della sinistra sperava innanzitutto in un paese più onesto, più pulito, più sano. La falce e martello del p.c.i. non fu mai, per chi votava quel partito, il simbolo del “comunismo”, ma della fiducia (probabilmente malriposta, non voglio parlare oggi delle degenerazioni che anche a sinistra vi furono) in un paese più giusto, governato dall’intelligenza, dalla pulizia, dal rigore morale, dal rispetto per il bene comune e non dagli interessi corporativi, clientelari e dal malaffare.

Enrico Berlinguer capì ben poco della realtà che lo circondava e la sua statura politica è sopravvalutata, ma va ricordato per il suo richiamo alla “questione morale”: l’ultimo tassello di rilievo del suo pensiero politico, di cui riassume il significato più autentico. Ed esso ha avuto come eredità il rifiuto del prevalere in politica dell’affarismo, della spregiudicatezza, del primato dell’interesse personale. Il disprezzo ed il fastidio che la classe dirigente mostra verso chiunque punti il dito contro questi mali (da Travaglio a Grillo, passando per chiunque osi criticare le degenerazioni del potere) sono il sintomo più nitido che la “questione morale” è definitivamente seppellita. Un oscuro avvocato in passato colluso con mafiosi siede alla presidenza del Senato, ma il principale partito di opposizione si preoccupa solo di censurare i giornalisti che osano rivelare il fatto.

La stessa storia dei processi a Berlusconi, che le leggi da lui votate hanno (parzialmente) insabbiato, ci illustra che la sua fortuna imprenditoriale è di dubbia provenienza, ma questo non ha importanza. Il fatto che egli abbia conseguito il successo economico e politico (come se le due cose fossero distinte) in maniera discutibile non ha rilievo pubblico. Va bene così, e se altri hanno fatto o sapranno fare altrettanto, emergendo grazie al malaffare e all’illegalità, saranno premiati dall’indulgenza e dall’oblio sul loro passato poco limpido.

La sentenza Andreotti ci spiega che per decenni la DC ha intrattenuto rapporti con le cosche mafiose. Magari non organicamente, in modo non penalmente rilevante, ma stabilmente. E come il divo Giulio siede al Senato, altri che hanno tenuto comportamenti analoghi possono essere certi che la loro condotta non sarà sottoposta a censura. Perlomeno non in pubblico, non in televisione. E comunque essa non avrà conseguenze politiche.

Travaglio ha ricordato un commento di Giuliano Ferrara il quale, cinicamente, disse che “per entrare in politica bisogna essere ricattabili”, cioè avere un passato torbido, discutibile, in modo da essere “gestibili”, manovrabili, da parte di quei pochi che effettivamente detengono il potere. E se lo dice lui che fu aedo di Craxi prima di correre ad abbracciare Berlusconi (ora cerca protezioni ancor più mistiche) dobbiamo credergli.

Chi di noi, al di là delle convinzioni ideali, spera(va) – o, per meglio dire, sogna(va) – in un paese più giusto, dove il valore delle persone si misura prima di tutto dalla loro onestà, dalla loro intelligenza, può ben dire di essere stato sconfitto; e temo che dovrà ricordare il 13 aprile 2008 come una data di svolta.

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11 Responses to Ma allora chi ha perso?

  1. maria ha detto:

    Vorrei aggiungere, alle tue sacrosante parole, una breve riflessione sulla MERITOCRAZIA.
    Quando si è incominciato ad usare questo termine, pensavo fosse ovvio: chi ci rappresenta, deve avere acquisito meriti di qualche genere, qualificanti per il suo settore di competenze, deve aver acquisito riconoscimento nella soluzione di problemi, riconoscimento di idee e di indirizzo di marcia.
    Secondo me, l’aver individuato e insistito sulla questione morale, è stato un grande merito della sinistra.
    Oggi di questa parola si abusa, vale per i concorsi, vale per ogni promozione, vale per la politica.
    Ma si è perso il suo significato, anzi il suo significato è stato banalizzato e adeguato ad una società profondamente cambiata.
    Sembra oggi che maggior merito sia: studiare il meno possibile, riuscire a cavarsela, copiare il compito, dimostrare sicurezza, fare operazione d’immagine, vincere il dibattimento (anche a scapito della verità), usare la retorica per persuadere, avere sempre una risposta pronta, dimostrare disponibilità e correttezza, farsi percepire (senza che la realtà corrisponda)…
    Che bello! Abbiamo il merito di non aver mai capito un tubo!
    Insomma questa cosa della meritocrazia è un’invenzione un po’ simile alle quote rosa. E tutti sono pronti a cavalcarla, specialmente da destra.
    In effetti con una scala di valori adeguata ai mala tempora che currunt.

  2. LG ha detto:

    Spiacente di…. condividere il giudizio su Berlinguer.
    Estendo tuttavia il commento al ricordo di un fatto essenziale: la “questione morale” fu posta in Italia prima di tutti da Ugo La Malfa, già negli anni Sessanta, netto anticipatore di Berlinguer (ciò che ne dimostra – ancora una volta – la sopravalutazione in termini di cifra politica, essendo stato egli un accodato replicante).
    E la pose non solo ai compagni di viaggio dell’allora pentapartito, ma soprattutto al PCI, determinato com’egli era nella sua lunga opera di contrasto e stimolo, sempre mirato all’evoluzione della sinistra dell’ortodossia verso mete più moderne e coerenti con la collocazione internazionale dell’Italia.
    Ciò che mi turba oggi è che non si comprende che siamo a un passo dal disfacimento del Paese.
    La Finocchiaro fa bene a sdoganare Schifani, perché la strategia adottata dai due mega-contenitori politici (PD e Pdl) è quella di abbassare i toni, esasperati da 15 anni di attacchi all’arma bianca (con tanta disonestà intellettuale e puro spirito di distruzione dell’avversario-nemico) che hanno trasformato l’Italia in un universo di bande opposte.
    Il timore di un’impennata del terrorismo neonazista e brigatista, sicuramente monitorato dal Ministero degli Interni e segnalato ai politici, deve il suo humus alla lunga stagione di attacchi mediatici reciproci.

    Io mi fido istintamente del buonsenso della Finocchiaro e temo che quelli come Grillo ora siano assai dannosi, mentre quelli come Travaglio bene fanno a documentare (continuino a farlo con dovizia di particolari) ma non ci accompagnino a colazione, pranzo e cena con le loro invettive spesso parziali perché hanno i tempi misurati della comunicazione televisiva e rendono perciò un’idea spesso distorta.

    L’Italia è un paese in enorme difficoltà. Per riprendersi essa necessita di una stagione di “nuova tensione ideale” che parta da cose molto semplici come la solidarietà responsabile.

    Infine ditemi…….sono divenato troppo vecchio?

  3. LG ha detto:

    “Il timore di un’impennata del terrorismo neonazista e brigatista, sicuramente monitorato dal Ministero degli Interni e segnalato ai politici, deve il suo humus alla lunga stagione di attacchi mediatici reciproci…..”

    Mi è rimasto nella tastiera il seguito incollatoa quanto sopra……”che si salda con una situazione socio-economica depressa e deprimente”

  4. sandrozagatti ha detto:

    Forse sbaglio, ma se abbassare i toni significa tacere la realta’, non mi si trova d’accordo. Il fatto che una persona ricopra ruoli istituzionali (cosa che di per se’ protegge da tante cose) non puo’ esimerlo dalla critica e dal ricordo del suo passato. E se il passato e’ nero (o grigio, o del colore che e’) la responsabilita’ non puo’ essere addossata a chi lo rivela ma solo a lui.

    Mi sembra che ci si stia allontanando dalla realta’. In base a questo principio dovremmo smettere di dire che Dell’Utri ha subito condanne pesantissime? E poi vorrei dire una cosa: negli ultimi due anni in televisioni si sono sentite cose terribili sui ministri del governo Prodi. Per tacere delle caterve di fango scaraventate addosso a svariate persone con lo scandalo fasullo Telecom-Serbia e Mitrokhin. Ma non ho visto da parte della Finocchiaro tutta questa solerzia nel difendere i suoi colleghi svillaneggiati violentemente su tutte le reti.

    Prendiamo Visco, descritto come un specie di vampiro, o lo stesso Mastella additato coi peggiori epiteti (in parte meritati). Ma non mi risulta che ci siano state veementi proteste da parte della Finocchiaro. Cosa devo pensare? Che i dirigenti del PD non hanno rispetto per se stessi? E se e’ cosi’, perche’ dovremmo rispettarli noi?

    La verita’, temo, e’ che non si e’ voluto solo proteggere il povero Schifani, ma colpire Travaglio che non ha mai risparmiato critiche a nessuno, compresi i politici di centrosinistra. Scomodo per tutti (non ha mancato di rivelare dell’affarone fatto da veltroni con la Scip per comprarsi casa), e’ interesse di tutti metterlo a tacere.

    Trovo surreale l’argomento per cui e’ mancato a Schifani i diritto al “contraddittorio”. In primo luogo il contraddittorio ha senso quando si confrontano le idee, e non quando si riferiscono fatti documentati e pubblici, come avvenuto in questo caso. Inoltre osservo che il presidente del senato non puo’ passare le sue serate in televisione a contraddire chiunque parli di lui, e quindi, in base alla teoria Finocchiaro, di una qualsiasi carica istituzionale non si dovrebbe parlare mai, perche’ manca il contraddittorio.

    Mi sembra che si stia uscendo dalla logica, perdendo ogni genere di riferimento razionale.

    Quanto ai pericoli di terrorismo o altro, se cominciamo a ipotizzare che e’ il giornalismo a suscitarli raccontando la verita’, direi che stiamo prendendo una brutta piega.

    Non voglio dire di essere un fan di Travaglio, che ha una esposizione notevole. ma cio’ avviene perche’ e’ rimasto il solo a dire quello che va detto. Magari ce ne fossero altri con il coraggio di dire la verita’.

  5. LG ha detto:

    Ipotizzo che il rapporto dei servizi segreti sia arrivato a ridosso delle elezioni. Quindi la nuova piega è stata assunta da poco tempo.

    Per il resto sono d’accordo che ci sono dei rischi a tacere, ma si dia atto che ve ne sono anche a parlare troppo. E’ questione di misura. Nei momenti “caldi” ritengo che un generale abbassamento dei toni sia salutare per riprendere il pallino.

    Chi fa cassa con la denuncia – come Travaglio che pure apprezzo – ovviamente si sente esentato in quanto non gli è chiesto un particolare senso dello Stato (che la Finocchiaro invece è chiamata ad avere).

    Spiacente che sia passata inosservata la mia opinione rispetto alla distorsione dei messaggi che la comunicazione televisiva – visti i suoi tempi tambureggianti – innesca, con potenziale consolidamento pregiudizievole in frange già surriscaldate di popolo.

    Peraltro oggi, in diretta dal Senato (che è tutto altro luogo rispetto la TV) ho sentito la dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori che non ha risparmiato proprio nulla sull’inattendibilità (spergiuro provato, poi amnistiato) e sul rimanente passato del Berlusca.

    Ci sono luoghi e luoghi, perché vi sono uditori ed uditori.

  6. LG ha detto:

    ovviamente…..abbassamento (con due b)

  7. maria ha detto:

    Io ne ho piene le scatole del senso dello stato che dimostrano queste ombre, se ne stessero un po’ zitte, che nessuno gli chiede niente.
    Non sono stati capaci, quando potevano, di metter mano a qualcosa (RAI, conflitto interessi), si sono fatti infangare in modo inqualificabile, senza ricevere sostegno (per le congiure di palazzo sopra ricordate e per altre ordinarie questioni di mafia)…hanno fatto l’Indulto.
    E adesso, lascino fare al giornalismo TV lo scoop da giornalismo, lascino che siano i conduttori a scusarsi, e la smettano di metterci sempre una pezza su tutte le questioni.
    Bisognerebbe capire quando è il momento di stare zitti.
    Appunto ci sono luoghi e luoghi, uditori ed uditori: il governo ombra non è un luogo e gli uditori sono molto distratti.
    Tanto ormai abbiamo i nuovi messia che hanno capito chi sono i fannulloni, gli scansafatiche e i perditempo, che hanno ricette preconfezionate in tasca, sanno parlare alla gente…. e persino nei campi Rom vogliono le squadre di sicurezza.

  8. sandrozagatti ha detto:

    Mah, non posso che ripetermi. Se affermiamo che dire la verità sul presidente del senato significa non avere senso dello stato, al punto che si deve avvertire la necessità di autocensurarsi, io dico che stiamo prendendo una strada non tanto buona.

    Giusto per fare un esempio (preso assolutamente a caso), ricordo che in una puntata di ottoemezzo di pochi mesi fa il senatore Paolo Guzzanti, intervistato in qualità di presidente della commissione bicamerale d’inchiesta “Mitrokhin” disse di aver maturato la convizione, non provata da alcunchè ma di cui egli era sicuro, che Prodi era “l’uomo del KGB in Italia”. Nessuno ebbe da ridire, tantomeno la Finocchiaro, il cui senso dello stato in quel momento era forse dormiente. Vorrei capire: un senatore accusa sulla base di nulla che il capo del governo è un ex spia nemica e la cosa passa del tutto inosservata. Un giornalista cita un fatto arcinoto che riguarda il passato remoto del presidente del senato ed in tal caso è un sedizioso che aizza i terroristi. A me sembra che si stia perdendo il senso della misura e pure quello della logica.

  9. LG ha detto:

    Non toccatemi la Finocchiaro……scherzo ovviamente.

    Ribadisco un concetto.
    La stagione attuale è stata impostata diversamente e Travaglio è una voce fuori dal coro. Ma non sto difendendo questa situazione. Sto solo cercando di rappresentarla, per come essa mi appare.

    Anche io mi sono chiesto…..ma che fanno da qualche tempo in qua?
    Già in campagna elettorale. Non solo Veltroni e il suo buonismo distensivo (che poteva connotarlo e differenziarlo in quanto “uomo nuovo”…..si fa per dire!! e quindi costituire una tattica comunicativa di differenziazione).

    Soprattutto il Berlusca. Così poco insistente, così preoccupato, così “statista”…., così poco scenografico.
    Ma cosa stanno facendo, mi chiedevo?

    Poi la fredda valutazione, l’analisi. Dati, trend, statistiche: ho fotografato il momento storico, i consumi, i disagi, le tendenze.

    L’unica spiegazione possibile – a me pare – è quella che vi ho fornito.

    Maria.
    Capisco la tua reazione e la condivido pure.
    Ma la fotografia mi pare proprio questa.

    Sandro.
    Guzzanti si commenta da solo. Non è letto. Non è credibile. Non conta nulla. Non è un giornalista né un politico. Non è più nulla. Lo ricorderanno per essere il padre di due che fanno satira. Quelo che si dice a Ottoemezza rimane in un circolo molto ristretto di persone di cultura elevata che non si scandalizzano delle stupidaggini dette da un “Guzzanti senza prove ma a sensazione”.

    Travaglio invece ora parla troppo, secondo loro, in trasmissioni serali di rete 2 e 3, a maggiore presa (giovani soprattutto) rispetto Ottoemezza.

    Si condivido che è una deriva……seguiamola e vediamo dove ci porta. Occhi aperti però.

  10. sandrozagatti ha detto:

    Due cose veloci, vado di fretta.

    Io e te non crediamo a Guzzanti, come non crediamo a Fede e ad altri come loro. Ma non vale per tutti. Sono anni che ci diciamo che queste persone non sono credibili, ma intanto la loro azione diffamatoria si propaga e ci sono persone che credono e vogliono credere che Andreotti, Dell’Utri e Cuffaro sono perseguitati dalla magistratura, che Prodi è stato corrotto dalla telecom serbia, eccetera, eccetera.

    Dove ci porterà questa deriva? Io dico che ci ha già portati fin qui: ad accettare Dell’Utri stabilmente in parlamento, tanto per fare un esempio a caso. Per tacere di chi siede a palazzo chigi: rivedere la sua storia personale. Per dirla con travaglio, ci ha portato alla scomparsa dei fatti, al travisamento della realta’.

  11. sandrozagatti ha detto:

    Stamattina sono stato rapido, provo a spiegarmi. A me pare che il grande cambiamento portato da Berlusconi nella politica sia stato quello di averla trasformata in pura comunicazione, o, a voler chiamare le cose con il loro nome, il propaganda. E ciò in forza del fatto che il nucleo delle sue imprese vive di pubblicità, che è la versione commerciale della propaganda politica. In tale quadro, l’illusione della sinistra di poterlo contrastare sul suo terreno è stato un tragico errore: un dilettante che sfida il professionista è destinato a soccombere. I meccanismi della pubblicità non sono percepibili al suo destinatario, e, parimenti, i meccanismi della propaganda politica attuati dalla destra ci sfuggono. Ma non ci sfugge, credo, il loro esito: la inscalfibilità politica del leader Berlusconi che appare sempre nuovo, sempre vincente a discapito degli anni trascorsi al potere.

    In questo quadro tutte le fasi della comunicazione mediaset-rai pilotate da Berlusconi si inquadrano in una logica comunicativa la cui matrice profonda ci sfugge, ed anche le forme più balzane, assurde o deteriori, hanno una funzione. Trovo sbagliato sottovalutare i fenomeni come fede, guzzanti, studio aperto e così via, perchè sono ingranaggi di un meccanismo generale. Grazie al quale Berlusconi vive una perenne luna di miele (come dicono gli americani) con gli italiani.

    Detto questo, e per questo, trovo pazzesco che si censuri un giornalista che ha detto una verità, lasciando ad altri la possibilità di spargere menzogne a piene mani (telekom serbia è un esempio).

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