R.S.I. Capire cosa.

“Il ricordo di un dramma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico, perchè richiamarlo duole o almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il dolore nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il senso di colpa. Qui, come in altri fenomeni, ci troviamo davanti a una paradossale analogia fra vittima e oppressore e ci preme essere chiari: i due sono nella stessa trappola, ma è l’oppressore, lui solo, che l’ha approntata e l’ha fatta scattare.”

Primo Levi

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One Response to R.S.I. Capire cosa.

  1. maria ha detto:

    “…. non è che non veda come la guerra non è un gioco, questa guerra che è giunta fin qui, che prende alla gola anche il nostro passato. Non so se Cate, Fonso, Dino, e tutti gli altri, torneranno. Certe volte lo spero, e mi fa paura.
    Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini.
    Sono questi che mi hanno svegliato.
    Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso.
    Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi.
    Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perchè si capisce -si tocca con gli occhi- che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato.
    Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.”
    Cesare Pavese
    dal racconto “la casa in collina” (esperienza dei bombardamenti di Torino e dell’occupazione tedesca), insieme con “il carcere” (condanna al confino scritto tra 1938-40) venne pubblicato nel 1949 nella raccolta “Prima che il gallo canti”.

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