Saviano e Report.

Ieri sera mi sono visto su raitre l’intervista a Saviano, l’autore di Gomorra, e la puntata di Report sulle truffe basate sulla legge 488/92.

E’ emersa da entrambi i servizi l’immagine di un paese pervaso dall’illegalità, e governato da una politica che considera il disprezzo per la legge come un fatto naturale. Non insisto sulle mie opinioni sull’argomento ma mi limito a considerare che anche in questa campagna elettorale il tema della Giustizia ha un ruolo tristemente marginale. Non è sufficiente eliminare dalle liste elettorali personalità condannate per “gravi reati” (ma Salvatore Cuffaro è regolarmente in lista): la Giustizia, a mio modo di vedere, dovrebbe essere il tema centrale della politica nazionale. Le cifre snocciolate ieri sera sono impressionanti: truffe ai danni dello Stato per decine e decine di milioni di euro realizzate alla luce del sole, senza pudore. Fatturati criminali per centinaia di miliardi di euro (il triplo della FIAT). Se tali immense risorse fossero messe a disposizione della collettività, utilizzate per migliorare i servizi od abbattere il debito pubblico, l’Italia non sarebbe il paese disgraziato che è. Non mi stancherò mai di ripeterlo, ma mi sento anche un po’ solo.

6 Responses to Saviano e Report.

  1. anonimo ha detto:

    Dovremmo domandarci quanto è penetrata la mafia nell’economia nazionale ed europea. Inutile illuderci che sia un fenomeno meridionale, ormai i mafiosi sono fra noi, anche al nord Italia, ma facciamo tutti finta di non saperlo.

  2. maria ha detto:

    Anch’io ho voluto soffrire con la conferma -documentata- di quello che già sappiamo.
    Ci si sente meno soli, e ci si domanda se anche tanti altri che la pensano così, non dovrebbero vivere sotto scorta.
    E si incomincia a nutrire un fastidio fortissimo per la politica, l’antipolitica, i programmi e i vociferatori, l’esercizio della democrazia, l’esercizio del voto, perchè ormai il sistema non sembra più recuperabile.
    Questo becero neoliberismo che si ingrassa con la valutazione del PIL ( unico metro e valore riconosciuto)e che ci depista sui prezzi dei mercati rionali, ha dato fiato a tutte la mafie del business, dell’appalto truccato, della privata speculazione totale.
    Rispondo all’anonimo che non è esatto dire che la mafia è penetrata nell’economia; ma è l’economia che ha conosciuto una trasformazione tale (voluta dagli illuminati economisti che abbiamo anche votato) da renderla simbiotica e arrendevole alla mafia.

  3. LG ha detto:

    Vedete, la giustizia è il presupposto logico che fa di un’accozzaglia di persone, una società (civile). In altre parole, il presupposto che sottende a qualunque “patto sociale” è che vi siano regole note e semplici e qulcuno in grado di farle rispettare.
    Invece la nostra storia borbonica e individualistica, il nostro italico “homo homini lupus”, l’arte dell’arrangiarsi sublimato da una letteratura verista e neorealistica, nonché il culto del “furbo come più abile” hanno fatto si che oggi si possa veramente parlare di “barbarie dello stato di diritto”, dove si arrangia chi conosce i meccanismi e li sfrutta indecorosamente.
    Giudici e avvocati – molto spesso – non sono prodromici ad un elevamento della questione. Possiedono un retroterra culturale minimamente idoneo a conferire alla loro attività, nel modo cioè in cui essa si esplica, una funzione a sfondo sociale, più alta, tesa cioè a preservare non solo il diritto del singolo, ma anche a ricordare la naturale induzione pedagogica – sull’insieme dei cittadini ovvero sulla società – che ogni sentenza e ogni strategia difensivistica implicitamente comporta.
    Oggi non è indifferente il fatto che un cittadino non si senta più tale, cioè parte di una comunità, quando vede che la funzione pubblica della giustizia è divenuta solamente un vuoto terreno di confronto per fare prevalere, troppo spesso, meri interessi corporativi dei principali attori (giudici e avvocati, ma anche del personale amminsitrativo delle burocrazie) e non già l’ambito dove vada prioritariamente risolto efficacemente il contenzioso tra cittadini e cittadini e tra cittadini e Stato.
    La “rifondazione democratica” del insano rapporto (oggi incancrenito) tra Istituzioni e loro rappresentanti e cittadini, parte dalla franca ammissione che i rappresentatnti delle prime hanno smarrito completamente ogni “senso” della funzione propria del servizio pubblico che presidiano e rappresentano. E non se ne rendono conto. Ciò a partire dai partiti che non conoscono l’abbecedario di come si forma, rafforza e sviluppa in senso compiuto, un’autentica società democratica.
    Saviano l’ha capito e sta rischiando la vita per fare capire ai cittadini e alle istituzioni che bisogna ricominciare ad annusarsi, se si vuole uscire dal tunnel.

  4. Alessandra D. ha detto:

    Non avrei potuto esprimere un parere migliore di quanto scritto da LG

  5. LG ha detto:

    Ringrazio Ale D.
    Mi permetto di aggiungere, rileggendo quanto ho d’impulso scritto, che in fondo, in fondo, si tratta sempre della “questione morale” e del fatto che se non si parte dalla base (l’abbecedario, appunto), poi la sintassi diviene singhiozzante.
    Avanti i Saviano e noi…..rimaniamo pure ai margini, ma almeno consapevoli.

  6. Alessandra D. ha detto:

    Sono io che ringrazio LG per aver articolato il mio pensiero, è un piacere trovare una persona con cui interagire e questo mi porta a pensare che abbiamo ancora qualche speranza.

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