Telefono Rosa.

Qualche tempo fa il Ministero per le Pari Opportunità promosse una campagna di spot televisivi per incentivare le donne vittime di violenza endofamiliare a denunciare i reati subiti. Ora Telefono Rosa rilancia: traggo la notizia da repubblica.it.

Telefono Rosa, il nuovo spot
(21 marzo 2008)
“I panni sporchi non si lavano in casa”. E’ lo slogan della campagna per esortare le donne a denunciare le violenze subite in famiglia

Come non essere d’accordo? La violenza esercitata fra le mura domestiche è odiosa ed è noto che rarissimamente viene denunciata. Quindi appare giusto e naturale che si esortino le vittime a rivolgersi alla polizia, alla magistratura, a un avvocato, alle associazioni femminili. In tal modo si porterebbe alla luce un fenomeno deplorevole che fa dell’Italia un paese ai margini dell’Europa evoluta. Questo ragionamento ha però un lato debole, cioè proprio le vittime. Perché in Italia denunciare il responsabile di un delitto non comporta che essa venga punita e, soprattutto, non comporta che la persona offesa ne tragga alcun beneficio. Significa solamente che inizia un procedimento penale della durata di svariati anni che si conclude, nella peggiore ipotesi per il reo, con una sentenza simbolica. Una multa o, al più, una pena sospesa con la condizionale (o addirittura condonata in qualche modo). Se qualcuno ha dubbi su questa interpretazione, rifletta su fatti di cronaca come il delitto di Cogne o l’omicidio della Sapienza. Se per due omicidi che tanto hanno colpito l’opinione pubblica, i responsabili hanno trascorso pochissimo tempo in carcere, cosa ci si deve aspettare per minori episodi di violenza (percosse, lesioni, minacce, stalking, ingiuria, maltrattamenti, eccetera) che rimangono sconosciute al pubblico? E allora che sorte tocca alla vittima dopo che ha denunciato il reato subito? Innanzitutto la rottura del rapporto con l’autore (spesso il marito) e quindi l’obbligo di trovarsi un’altra sistemazione (da amici, da parenti o in una casa-famiglia), perdendo il sostegno economico che ne derivava. Quindi, innanzitutto, un peggioramento della propria condizione economica. Poi un processo interminabile (che costa denaro) e che la obbliga a molteplici adempimenti in qualità di persona offesa e di testimone: accertamenti peritali, citazioni, rinvii, colloqui con gli avvocati, interrogatori… Ciò comporta rivivere le violenze subite, cosa che ne aggrava le conseguenze. Poi la diffidenza dei conoscenti che, in genere, tendono a isolare chi ricorre alla Giustizia per questioni che il senso comune considera ancora private: isolamento sociale, rottura delle amicizie, ostilità sul lavoro, maldicenze e perdita degli affetti più prossimi. Infine, se tutto va bene, una sentenza beffa, che seppur riconoscendo le ragioni della persona offesa, irroga una pena irrisoria e nessun risarcimento. Perché per ottenere qualche somma a titolo risarcitorio è in genere necessario, dopo il processo penale, avviare una causa civile, altrettanto lunga, costosa e faticosa. Se invece il processo va male per la vittima, essa rischia di dover pagare pure i danni alla controparte.

Vogliamo porci queste domande? Facendolo non possiamo far altro che concludere che istigare le vittime di violenza in famiglia a denunciare i fatti è, nelle condizioni attuali, da irresponsabili. Prima di farlo la vittima deve garantirsi la certezza di poter affrontare il futuro che l’aspetta, sotto il profilo economico, psicologico e familiare. E va detto ancora una volta che, finchè il processo penale italiano non verrà radicalmente migliorato, denunciare un reato subito rischia di compromettere la propria esistenza più che non farlo. E che la riforma del codice di procedura viene prima di qualsiasi campagna di sensibilizzazione.

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One Response to Telefono Rosa.

  1. Alessandra D. ha detto:

    Con il nostro attuale sistema giudiziario, spingere le donne che subiscono violenze in famiglia a denunciare il fatto, porta solo a far subire ulteriori violenze psicologiche alle donne, per arrivare alla conclusione che non è servito a niente se non a peggiorare la loro qualità di vita.

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