Saviano e Report.

marzo 31, 2008

Ieri sera mi sono visto su raitre l’intervista a Saviano, l’autore di Gomorra, e la puntata di Report sulle truffe basate sulla legge 488/92.
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Cerro Torre.

marzo 28, 2008


Di Pietro e la prescrizione.

marzo 27, 2008

Copio ed incollo dal Programma de L’Italia dei Valori, al capitolo Giustizia.
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Per gli indecisi.

marzo 27, 2008

Ringrazio Grazia per il link.

Fate il test per scoprire chi siete.


Buona Pasquetta.

marzo 24, 2008

Fate come me: rimanete a casa.


Rimonte e sondaggi.

marzo 22, 2008

A tre settimane dalle elezioni corriere.it pubblica i sondaggi sulle intenzioni di voto. Il rilevamento di Crespi del 20 marzo dà questi risultati:

PD 32,8%
IdV 3,6%

Subtotale 36,4%

PdL 36,4%
LN 6,0%
Mpa 1,5%

Subtotale 43,9%

SA 6,5%
UdC 6,0%
LD 4,0%
PS 2,0%

Per curiosità sono andato a rivedere i risultati elettorali delle politiche 2006 per raffrontarli a questi numeri (fonte repubblica.it).

Ulivo 31,3%
RnP 2,6%
IdV 2,3%

Subtotale 36,2%

RC 5,8%
CI 2,3%
Verdi 2,1%

Altri Unione 3,5%

Totale Unione 49,8%

FI 23,7%
AN 12,3%
LN 4,6%

Subtotale 40,6%

UdC 6,8%

Altri CdL 2,3%

Totale CdL 49,7%

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Ha ragione Di Pietro.

marzo 22, 2008

Da repubblica.it

12:18 Di Pietro: “Su Alitalia Berlusconi fa insider trading”

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano – ha aggiunto – annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

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Telefono Rosa.

marzo 21, 2008

Qualche tempo fa il Ministero per le Pari Opportunità promosse una campagna di spot televisivi per incentivare le donne vittime di violenza endofamiliare a denunciare i reati subiti. Ora Telefono Rosa rilancia: traggo la notizia da repubblica.it.

Telefono Rosa, il nuovo spot
(21 marzo 2008)
“I panni sporchi non si lavano in casa”. E’ lo slogan della campagna per esortare le donne a denunciare le violenze subite in famiglia
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Alitalia e Berlusconi.

marzo 20, 2008

Nella vicenda Alitalia, che fa da sfondo alla campagna elettorale (o forse è più giusto dire il viceversa), si stanno riversando tutti i mali della nostra pessima politica e della nostra economia malata. Il risultato è una specie di pochade, un vaudeville politico finanziario dai contorni amari e grotteschi.

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Dice Veltroni.

marzo 19, 2008

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Alitalia e il fallimento.

marzo 18, 2008

Ho già scritto di Alitalia e della mia incapacità di prendere una posizione sulla disputa sul miglior compratore possibile per la ex compagnia di bandiera. Ma oggi il dibattito sull’argomento si arricchisce di un pesante contributo: l’intervento del sindaco di Milano contro la vendita ad Air France, sostanziato dalla richiesta di risarcimento avanzata dalla SEA nei confronti della compagnia. Se si aggiunge l’intervento della commissione europea, contraria al prestito ponte che consentirebbe ad Alitalia di sopravvivere nel periodo necessario alla vendita ai francesi, la sua sorte diventa ancora più buia.

Ma leggiamo da repubblica.it le parole di Letizia Moratti.
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Elezioni e Cipolla.

marzo 18, 2008

La campagna elettorale ha ben poco di entusiasmante ed ho fatto la deliberata scelta di seguirla il meno possibile. Però non si può fare a meno di leggere qualche articolo, di ascoltare qualche discorso. E provo sempre un senso di vuoto: c’è un qualcosa che non trovo nelle parole di alcuno, nemmeno impercettibilmente. Sarà un caso, ma nel corso di tali frequentazioni e riflessioni mi è balzato alla mente l’ineguagliato saggio del prof. Cipolla, già professore emerito di economia a Berkeley, intitolato “Allegro ma non troppo”.
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Ladri e puttane.

marzo 14, 2008

Sono passati 37 anni da quando Lucio Dalla presentò la canzone “Quattro marzo 1943” al festival di Sanremo. E sapendo che il testo aveva una connotazione autobiografica, suonava a tutti un po’ strana la strofa finale:

“E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.”

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Altri tempi. L’infanzia di Ivan

marzo 13, 2008

Montgomery 20% lana e 80% acrilico con gli alamari di plastica, similclark ai piedi, jeans della Piazzola, sciarpa di lana fatta a maglia dalla mamma. Una nebbia che si taglia col coltello, un cinema parrocchiale con le sedie di legno riscaldato da stufe a kerosene. Un freddo della madonna.

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Politica e antipolitica.

marzo 13, 2008

Sulla campagna elettorale in corso e sulla vita politica nazionale incombe, ospite indesiderata, quella che viene comunemente chiamata “antipolitica”. Termine improprio con il quale si designa un sentimento popolare di ostilità e risentimento nei confronti della classe politica in generale e, per traslato, verso le istituzioni. Esempio più lampante è il movimento di Beppe Grillo. Il fenomeno, si sa, non è nuovo. Dal movimento dell’Uomo Qualunque agli esordi di Liga Veneta e di Lega Lombarda, passando per il Partito Radicale e per i movimenti della sinistra all’epoca detta “extraparlamentare”, ricorrentemente il paese è stato percorso da sentimenti di tale matrice. Che, in quanto tali, andrebbero definiti “prepolitici” e non “antipolitici”, dal momento che essi hanno quasi sempre trovato, dopo un periodo di incubazione, uno sviluppo politico ordinario, assimilandosi ai partiti già esistenti e che essi intendevano contestare in radice.
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Violenza sessuale fra coniugi

marzo 8, 2008

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Nel giorno dell’otto marzo è doveroso ricordare i grandi progressi che la società ha compiuto nei tempi recenti sul piano dei diritti delle donne. Mi concentro in questo post su alcuni dettagli che riguardano uno degli aspetti più delicati: la violenza sessuale, con particolare riferimento alla violenza endofamiliare che, come ci dicono le statistiche, costituisce un universo sommerso di violazioni di legge e che, a giudicare dai contatti al blog, riscuote un certo interesse.

Tutti sappiamo che la riforma della normativa penale in materia di violenza sessuale è relativamente recente, essendosi realizzata con la Legge 66 del 15 febbraio 1996. Con essa venne soppresso l’intero Capo I (dei delitti contro la libertà sessuale) previsto dal Titolo IX (dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume) che si componeva degli articoli da 519 a 526 del vecchio codice penale del 1930 (violenza carnale, atti di libidine violenti, ratto a fine di matrimonio, ratto a fine di libidine, eccetera). Vennero introdotti contestualmente dieci nuovi articoli (609 bis-decies) nel Capo III (dei delitti contro la libertà individuale) previsto dal Titolo XII (dei delitti contro la persona).

Vale la pena di raffrontare il testo degli articoli principali.

Art. 519 c .p. (abrogato) Violenza carnale.
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a congiunzione carnale è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi si congiunge carnalmente con persona la quale al momento del fatto:
1. non ha compiuto gli anni quattordici;
2. non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole ne è l’ascendente o il tutore, ovvero è un’altra persona a cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia;
3. è malata di mente, ovvero non è in grado di resistergli a cagione delle proprie condizioni d’inferiorità psichica o fisica, anche se questa è indipendente dal fatto del colpevole;
4. è stata tratta in inganno, per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

Art. 521.c.p. (abrogato) Atti di libidine violenti.
Chiunque, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, commette su taluno atti di libidine diversi dalla congiunzione carnale soggiace alle pene stabilite nei detti articoli, ridotte di un terzo.
Alle stesse pene soggiace chi, usando dei mezzi o valendosi delle condizioni indicate nei due articoli precedenti, costringe o induce taluno a commettere gli atti di libidine su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri.

Art. 609-bis. (in vigore) Violenza sessuale.
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Art. 609-quater. (in vigore) Atti sessuali con minorenne.
Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.
Al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 609-bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni .
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui all’articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

Oltre alla misura della pena, con la riforma cambia la natura della condotta incriminata, svanendo la distinzione fra violenza carnale e atto di libidine violento, ora ricompresi nella figura di atti sessuali imposti alla vittima. Non si tratta di una distinzione formale, poiché ad essere modificata è la natura del bene tutelato dalla norma incriminatrice: non più la morale pubblica ed il buon costume, bensì la libertà personale del singolo, ovvero la libertà di vivere la sfera sessuale della propria personalità.

La cronaca e le statistiche ci informano che la maggior parte delle violenze si consumano all’interno del nucleo familiare o comunque della coppia (fra conviventi, fidanzati o ex tali eccetera ) e mi soffermo su questo tema. Tralascio l’aspetto procedurale che ha tuttavia particolare importanza per via della difficoltà che la vittima incontra nel riferire all’Autorità Giudiziaria episodi tanto intimi e delicati. Mi dedico semplicemente alla punibilità del reato in senso stretto.

Chi ha memoria del dibattito su questi temi ricorda bene quanto sia stato faticoso far penetrare nel senso comune il principio che con il matrimonio non si acquista un diritto reale sul corpo del coniuge, ma solamente un diritto all’assistenza reciproca ed alla condivisione dell’esistenza, ivi compresa la sfera sessuale. Ma ciò non dà diritto ad esigere in maniera violenta la prestazione del corpo del coniuge.

Rammento un’intervista televisiva rilasciata da Indro Montanelli, che si diceva orripilato all’idea che Pubblici Ministeri o Carabinieri potessero entrare nelle camere da letto per perseguire mariti o mogli intenti in rapporti sessuali, paventando uno sconvolgimento epocale della vita privata degli italiani. I fatti non gli hanno dato ragione e le poche nozioni che illustro nel seguito, quantunque possano sembrare ora del tutto naturali, hanno una portata in un certo senso rivoluzionaria.

Le norme che ho riportato – evidentemente – non toccano il tipo di rapporto intercorrente fra attore e vittima e non disciplinano la punibilità della violenza sessuale consumata all’interno della coppia. Tuttavia, contemporaneamente alla riforma, la magistratura ha adeguato i propri riferimenti giurisprudenziali affermando in maniera oggi in equivoca che la violenza sessuale è reato punibile anche se commessa in danno del coniuge. Si tratta di una conquista non da poco che deriva dalla riforma del diritto di famiglia e dalla mutata collocazione del reato all’interno del codice. Non più fattispecie delittuosa contro la moralità pubblica ed il buon costume ma contro la persona (sia essa coniugata o no con l’autore, ovviamente).

In precedenza, infatti, la disciplina del diritto di famiglia e la nozione di debitum coniugale (in base al quale con il matrimonio si acquisisce un generico diritto alla congiunzione sessuale) tendeva a riconoscere il diritto ad esigere un rapporto sessuale, disconoscendo il simmetrico diritto a rifiutarlo. Ciò ingenerava una sorta di esimente (inesistente nel codice) che metteva al riparo dall’accusa di violenza carnale chi la esercitava sulla moglie o sul marito.

Già negli anni settanta, tuttavia, la Cassazione aveva negato la sussistenza di tale esimente con una sentenza del 1978 ove si legge, in particolare che

L’esercizio del diritto di congiungersi carnalmente con il proprio coniuge, quale effetto del matrimonio, non comprende il potere di imporre con la violenza (fisica o morale) il congiungimento al coniuge dissenziente, ma, in caso di dissenso ingiustificato, costituente ingiuria reale e violazione degli obblighi di assistenza coniugale verso il coniuge respinto, questi può ricorrere al giudice civile per ottenere sentenza di separazione personale per colpa dell’altro coniuge. Ma non può mai farsi ragione da sé esercitando il preteso diritto a detta prestazione, di natura incoercibile, in forma minacciosa e violenta. (Cass. Pen. Sent. n. 73, 1978 )

Questo brano rivela innanzitutto una cosa: è la legge sul divorzio (che qualcuno voleva abrogare) che ha reso pianamente perseguibile lo stupro in danno del coniuge. Infatti si stabilisce che il rifiuto a congiungersi col marito (o la moglie) costituisce condotta contraria ai doveri coniugali che dà solamente diritto a chiedere la separazione, ma perché ciò avvenga occorre che tale possibilità sia prevista dalla legge. Altrimenti, per sottrazione, risulterebbe implicitamente riconosciuto il diritto a pretendere la copula in dispregio del rifiuto del coniuge.

Da allora la disciplina è evoluta e la punibilità dello stupro endomatrimoniale, o comunque all’interno della coppia, è divenuta pacifica, anche sulla scorta della riforma del 1996.

Vi sono stati casi in cui il marito accusato di violenza sessuale sulla moglie ha comunque invocato indirettamente come ragione di non punibilità il rapporto matrimoniale. Adducendo la tenuità dell’azione violenta o minatoria utilizzata per costringere la vittima al rapporto, alcuni avvocati hanno sostenuto che nell’ambito del matrimonio, in virtù appunto del principio del dovere coniugale, una particolare condotta che, se adottata da un estraneo, configurerebbe il reato, se estrinsecata dal coniuge non lo integra pienamente. A tal riguardo una pronunzia della Cassazione del 2004 ha dissolto ogni dubbio.

La Corte ritiene di dovere con fermezza ribadire che ogni forma di costringimento fisio-psichico, idonea in qualche modo ad incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione, se finalizzata al compimento di un atto sessuale costituisce – anche all’interno del rapporto di coppia, coniugale o paraconiugale che sia – condotta punibile ai sensi della norma incriminatrice in epigrafe. Sul tema va scandito che il concetto di violenza sessuale, nella oggettiva tutela apprestata dalla previsione normativa, ha una sua sostanziale ed immodificabile unitarietà, che non consente di distinguere fra violenza sessuale consumata fra estranei e violenza sessuale consumata all’interno del rapporto coniugale. … Nel paradigma della fattispecie incriminatrice in esame (art. 609-bis c.p.) la qualità di coniuge è del tutto sterile ai fini dell’apprezzamento della condotta vietata. Non esiste una “quantità” di violenza sessuale tollerabile fra coniugi e non pure fra estranei. (Cass. Pen. III sent. n. 14789, 26 marzo 2004)

Fonti.
A. Ancheschi, Reati in famiglia e risarcimento del danno, Giuffrè,
F.M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking, Giuffrè,
http://www.altalex.com.


Boselli, Casini e l’informazione televisiva.

marzo 8, 2008

(ANSA) – ROMA, 6 MAR – ‘Questa e’ una campagna che si svolge con regole truccate e voglio esprimere ai telespettatori la mia protesta’: parole di Enrico Boselli. Detto questo, il leader socialista, ospite di Vespa a ‘Porta a porta’, si e’ alzato e ha lasciato la trasmissione. Boselli, ringraziando Vespa per averlo invitato, ha sottolineato come quella di oggi fosse la prima trasmissione politica a cui era invitato dopo 2 mesi. ‘I socialisti sono stati cancellati dalla campagna elettorale’, ha denunciato.

Roma, 7 mar. – (Adnkronos) – Pier Ferdinando Casini abbandona stizzito gli studi di Otto e mezzo in polemica con i conduttori del programma. ”Non e’ una cosa accettabile, mi avete invitato per parlare del programma e invece non ne ho parlato per nulla… Sono qui a rispondere alle domande su Mastella e di gossip vario…”, si lamenta il leader dell’Udc. ”Vorra’ dire che la prossima volta non vengo”’, dice Casini mentre la trasmissione volge al termine senza che abbia potuto illustrare il programma dell’Udc. Poi si alza e se ne va visibilmente seccato. Ritanna Armeni commenta: ”Abbiamo un Casini in versione Boselli”, alludendo a quanto accaduto ieri a ‘Porta a porta’ con il leader socialista.
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Zapping e PD

marzo 7, 2008

Invasioni barbariche.

Daria Bignardi: “queste liste del PD sembrano il cast di un talk show.”
Goffredo Bettini (coordinatore nazionale PD): “adesso che me lo fa notare ha ragione.”

Ho finito.

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Diciamolo.

marzo 7, 2008

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Il signor XY.

marzo 6, 2008

Autorevoli commentatori ci dicono che in Italia vige un sistema giudiziario doppio, che discrimina fra indagati eccellenti e “poveracci”. I primi sarebbero i membri di una qualche “casta” (per esempio politici o grandi imprenditori) mentre i secondi, presumo, sarebbero i delinquenti comuni. Da un lato ci sarebbe garanzia di un esercizio della giustizia sempre e comunque mite ed indulgente, se non addirittura complice, nell’altro la legge mostrerebbe il proprio volto severo ed implacabile.

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