Quote rosa.

Si voterà il 13 e 14 di aprile, con la legge elettorale voluta dal centrodestra nel dicembre 2005. Sui modelli elettorali di cui si è largamente discusso nelle settimane scorse non mi pronuncio, ho già scritto che in questa fase politica la cosa migliore, a mio modo di vedere, sarebbe un ritorno al proporzionalismo con quote di sbarramento ma senza premi di maggioranza. So bene che è una visione del tutto minoritaria e quindi non mi sforzo nemmeno di insistere e di spiegare le mie ragioni.

Mi limito ad una modesta considerazione laterale. Il partito democratico sembra intenzionato a mantenere il principio delle cosiddette quote rosa, per cui (salvo cambiamenti di linea) formerà liste elettorali a sessi alternati, in modo da garantire una rappresentanza paritetica fra i sessi. L’assenza del voto di preferenza (voluta dalla legge Calderoli ma prevista anche dalla bozza Bianco) fa sì che l’ordine di lista stabilirà la composizione dei gruppi parlamentari. In più non posso fare a meno di osservare che l’asserita intenzione di procedere a consultazioni primarie per ogni carica (quindi anche per quelle di deputato e di senatore) non avrà seguito per ragioni di tempo: le liste verranno formate dalle segreterie nazionali e regionali. Poiché il dibattito interno ai partiti (nessuno escluso) è praticamente nullo, la scelta delle segreterie cadrà inevitabilmente su persone conosciute ed apprezzate solo dai vertici, non dall’elettorato né, tantomeno, dagli (ex)iscritti o dagli aderenti/simpatizzanti (non so come chiamarli).

Quindi, per via del combinato disposto di questi tre strumenti (quote rosa, liste bloccate, selezione verticistica), una certa quantità di donne ascenderà al ruolo di parlamentare esclusivamente per via di un rapporto fiduciario di tipo personale. Indubbiamente si tratterà di persone di eccellenti qualità, non discuto, ma in politica il merito (parola che molti usano ma senza dar l’impressione di comprenderne il significato) consiste nella capacità di raccogliere il consenso. E’ così per i partiti e vale lo stesso per le persone. Non sarà quindi il merito individuale ad selezionare i nostri rappresentanti, bensì un altro tipo di merito. Sia chiaro: a me starebbe benissimo anche un parlamento composto al cento per cento da donne, a patto che esse si conquistino il posto da sole, non grazie a marchingegni selettivi distorti, frutto di tendenze disorganiche ed emergenziali.

Posso dire che si tratta di un’aberrazione? Della negazione di principi democratici basilari? Accetto di essere tacciato di maschilismo, di sciovinismo e di ogni altra peggiore nequizia.

Posso dire che non è così che andrebbe affrontata la questione femminile, consistente nei problemi che affliggono milioni di donne?

Posso dire che non occorre essere donne per capire i problemi delle donne?

Posso dire che non è con l’algebra che si risolvono i problemi della rappresentanza politica?

Posso dire che un politico, quale che sia il suo sesso e a meno che non sia scemo (in tal caso che cambi mestiere), deve e può capire, deve e può affrontare i problemi di tutti e non di singole categorie di riferimento?

Posso dire che la formula delle quote rosa nasconde forme di arrivismo che ben poco hanno a che vedere con i problemi del nostro paese?

Almeno qui sul mio blog, posso dirlo?

5 Responses to Quote rosa.

  1. Laura TS ha detto:

    “Posso dire che non occorre essere donne per capire i problemi delle donne?”

    però aiuta…

  2. sandrozagatti ha detto:

    Vero, come aiutano tante altre cose. So di essere minoritario, ma almeno qui lo dico.

  3. Aureo ha detto:

    Se le donne credessero nelle donne, essendo in maggioranza, dovremmo avere una dirigenza in grande maggioranza di donne, non necessariamente con i tacchi a spillo.

  4. maria ha detto:

    Sono donna, credo nelle donne, posso capire i problemi veri delle donne (meno quelli delle “signore”, mogli di…).
    Tuttavia non credo nelle quote. Da noi, nel nostro bel paese, qualsiasi battaglia di emancipazione e di diritti, si trasforma in crociata, alla ricerca di formule risolutrici, che alla fine conducono a Caporetto del buon senso.
    Per varie categorie si è ricorso all’uso delle quote o alla distribuzione automatica di diritti: mi riferisco ad esempio ai diversamente abili (portatori di handipap fisico e/o psichico) distribuiti nelle classi dei vari livelli scolastici.
    Il principio era, naturalmente, condiviso perchè tutti sappiamo cosa vuol dire “stato sociale”, tuttavia il risultato è stato fallimentare: mancano i sostegni didattici, è carente la formazione dei docenti specifici che devono interagire con i docenti di classe, è carente l’accompagnamento, è carente l’analisi delle diversità e dei metodi per affrontarla, spesso fallisce completamente l’integrazione nella classe.
    Il diritto viene però rivendicato e impugnato dalle famiglie, anche per ottenere un posto di lavoro protetto. Ho visto persino dichiarazioni di handicap ( con tutta l’organizzazione che ne deve conseguire a carico della scuola) ad uso e consumo di un posto-quota presso gli enti pubblici.
    Tornando alle donne: Aureo hai ragione. Ma le donne che cosa hanno fatto? Si sono approriate dei metodi della politica (creati, se me la perdonate, dai loro colleghi maschi) e delle formule astratte.
    Questa storia delle quote rosa è fumo negli occhi, si fa bella figura a riordinare la scacchiera e i vantaggi li avranno sempre gli stessi o le stesse. Le donne sono soprattutto concrete…infatti riescono a diventare presidenti di Ceppaloni…finanziere di lamberto…passano da un partito ad un altro.
    Saranno le quote rosa a fermare Veltroni e il Vaticano sulla revisione della 194?

  5. sandrozagatti ha detto:

    Ricopio un’intervista di Emma Bonino (uno dei migliori ministri dei tempi recenti) risalente al 2005.

    Però, Bonino, quello delle quote-rosa si è configurato come un dramma nel dramma. Lei le giudica alla stregua di liste-Panda, riserva d’apartheid femminile. Ma con la situazione che c’è in Italia, resa plasticamente evidente con il voto segreto per affossarle, e richiesto proprio dal centrosinistra, non si può considerare necessità una non-virtù?

    «Ancora con i provvedimenti emergenziali? Ma allora le donne sono davvero parte della politica! Guardi, sono accettabili in Afghanistan, in Marocco. Non in Italia».

    Lo dice perché il trenta per cento di quote rosa nelle proposte della Cdl e della Margherita erano ben al di sotto della riserva afghana, notoriamente fissata al cinquanta per cento?

    «Anche. Ma il punto è che fa ridere pensare che in Italia abbiamo bisogno di quote. Il punto, come è noto, è il potere delle donne all’interno dei partiti, per quel che riguarda la politica. E forse è anche meglio che non siano passate, visto che per metterci una pezza tutti, da Forza Italia ad An ai diesse, hanno poi assicurato che ci saranno percentuali forti di candidate. Badi bene che quando dico “nei partiti” intendo “nella società”. E’ per quello che le quote sono ridicole. Che vogliamo fare, tot giornailiste alla Rai, tot signorine negli enti pubblici?».

    Quindi, meglio che la Camera abbia bocciato…

    «Meglio. A me sembra che noi donne dovremmo ritenere e cercare di valere ben oltre la semplice appartenenza a un genere. Le faccio un esempio: quando nel 1976, non per legge ma per scelta politica, tutti i capilista del partito radicale erano donne, non per legge ma per scelta politica, verificammo la ridicolaggine. Fu difficilissimo non dover ricorrere a certe signorine che non avevano requisiti politici, o di intelligenza, difetti che si riscontrano naturalmente anche tra le donne, oltre che tra gli uomini. E bisognerebbe invece chiedersi perché, a parte la Aglietta, la Francescato e me, in Italia non ci sono e non ci siano state donne segretario di partito».

    Dunque un’emergenza c’è. Ed è, se vuole, un’emergenza che non riguarda solo le donne, essendo legata al meccanismo di selezione delle classi dirigenti, che in Italia ancora avviene troppo spesso più per cooptazione che per merito…

    «La fermo subito. Io non penso affatto che i mezzi giustifichino i fini. Piuttosto, i mezzi prefigurano i fini. E a me prefigurare una società a quote, in cui dobbiamo essere tot neri, tot gialli, tot bianchi, tot donne nere, tot donne gialle…».

    Questo lei lo dice per via della sua larga esperienza nelle istituzioni internazionali, dove, dall’Onu alla Commissione europea, dal Fondo Monetario alla World Bank, le quote ci sono, e da sempre.

    «Lì e un problema di nazionalità, ed è una regola che vige anche e soprattutto in base ai finanziamenti, nazione per nazione. Si chiameranno anche quote, ma non sono stabilite da leggi, si tratta di semplice consuetudine, legata al fatto che chi più mette, più posti vuole. Una specie di lottizzazione, che nella Ue è legata specificatamente a criteri di grandezza e contributi dei paesi. E guardi che non produce risultati particolarmente brillanti. Anzi, è spesso uno dei motivi non secondari di disfunzione e inefficienza di queste istituzioni».

    E tuttavia le quote rosa in Germania e in Francia esistono, anche se certo non sono state loro a produrre nè Edith Cresson, nè Angela Merkel…

    «In Germania le quote ci sono, ma all’interno dei partiti. In Francia non hanno prodotto, se così possiamo dire, neanche un sindaco. Ma farle in Italia, per il Parlamento, sa cosa signilicherebbe? In un Paese come il nostro produrrebbe quote tra i direttori di giornali, di banche pubbliche, di ospedali… E poi lei parlava di cooptazione: anche le quote lo sono. Perché c’è sempre qualcuno che decide, i segretari di partito, gli editori di giornali o televisioni, di enti locali o finanziari. E loro, in un mondo in cui c’è la cooptazione e non la meritocrazia, molto semplicemente invece degli amichetti loro ci metteranno le amichette loro. Problema non risolto, insomma».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: