Berlusconi e Veltroni alleati?

La notizia è di oggi ed appare sulla prima pagina de “Il Giornale”. Berlusconi mediterebbe di proporre un’alleanza con il Partito Democratico alle imminenti elezioni politiche.

Scrive il quotidiano di proprietà del leader di Forza Italia:

Allora perché non ipotizzare davvero una coalizione trasversale capace di realizzare le riforme essenziali al rilancio dell’economia e della società? Perché non costruire un vero e proprio «patto per l’Italia»? In molti in questi giorni hanno lanciato l’idea di un’intesa bipartisan per varare la riforma elettorale. Ma questo sarebbe un accordicchio utile solo a rinviare le elezioni e incapace di produrre alcunché di positivo.
Ben altro respiro avrebbe una coalizione elettorale con Veltroni e con chi ci stesse, a cominciare da An. Una specie di Caw, come lo chiama Giuliano Ferrara, cioè Cavaliere più Walter, un’alleanza fra le due vere novità di questa seconda Repubblica per porre finalmente le basi del cambiamento.
Molti nel centrosinistra in questi giorni tentano di accreditare l’ipotesi che il fallimento di un’intesa bipartisan, inseguita velleitariamente da Marini, sarebbe da addossare al centrodestra. «E allora perché non rilanciamo la palla in avanti? Perché non li sfidiamo a provare un accordo vero?»

Fantasie di un politico anziano o un progetto vero? Lo dirà chi è addentro alle cose. Personalmente posso fare solo alcune considerazioni.

1. Ammettiamo che una simile proposta arrivi sul tavolo del segretario del PD. Chi deciderà sulla risposta da dare? Perché non mi è chiaro se il neonato partito abbia una struttura dirigente che vada oltre il binomio Veltroni-Franceschini. Giorni fa il primo ha annunciato che il suo partito correrà da solo alle prossime elezioni, ed è sembrato che tale decisione sia unicamente sua, non essendo uscita da alcun organismo collegiale. Ne deduco che, perlomeno al momento, a stabilire la linea sia esclusivamente il segretario. E se questi dovesse accettare la proposta di alleanza Forza Italia, gli altri dovranno adeguarsi? I tre milioni di partecipanti alle primarie avranno modo di far sapere se sono d’accordo o no? Nel secondo caso ci si domanda a cosa servano le strutture elettive che essi hanno votato (con liste bloccate), e soprattutto ci si dovrebbe porre su questo partito la domanda: “democratico in che senso?”

2. Ma consideriamo la ventilata proposta de “Il Giornale” come una provocazione, perché penso che non sia altro che tale. Dobbiamo meravigliarcene? Dobbiamo stupirci se pensano di allearsi foirze che negli ultimi anni si sono reciprocamente accusate delle peggiori nequizie? Da molti anni i partiti interpretano la politica come esclusivo esercizio del potere. Si è discusso quasi unicamente di leggi elettorali, di meccanismi, di assetti di governo, di alleanze, di strategie. Di politica, quella vera, non se ne è fatta. O meglio, si è stabilita l’equazione politica=potere: si adottano tattiche e strategie per arrivare al governo (nazionale o locale che sia) e, una volta raggiunto l’obiettivo, si fa politica gestendo il potere che ne deriva. La politica intesa come dialogo ed interazione con la società è sparita. Il cittadino elettore, anche se nessuno sembra accorgersene, si è trasformato da soggetto portatore di diritti a destinatario della propaganda; da titolare del potere politico (a norma di Costituzione) a vittima del raggiro elettorale. La denuncia della chiusura in casta degli uomini politici è solo un aspetto dello svuotamento del vincolo di rappresentanza che la Costituzione affida(va), con una certa debolezza, ai partiti politici.

Su tali basi non stupisce che sia scaturita la proposta de “Il Giornale”. Se la politica coincide con la gestione del potere mediante alleanze intessute alle spalle dei cittadini, cosa vi è di più naturale se non il patto più sicuro di tutti: l’alleanza dei più forti?
E all’elettore cosa resterebbe? L’abbandono dei suoi riferimenti: il rifiuto, la fuga dalla partecipazione, l’abdicazione alle sue prerogative costituzionali. Quel che si chiama antipolitica.

Non credo che si farà alcuna alleanza di tal genere, ma il fatto stesso che essa venga promossa sui giornali testimonia di quanta stortura abbia assunto il dibattito politico nazionale.

E non si facciano paragoni con la Grande Coalizione tedesca. Innanzitutto perché essa è nata dopo elezioni nelle quali i due maggiori partiti si sono combattuti strenuamente; in secondo luogo perché quello è un paese serio.

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