I delusi e gli smarriti

smarrito

Quando nell’aprile 1996 l’Ulivo vinse le elezioni politiche, l’Italia fu percorsa da un fremito di entusiasmo. Intere generazioni di italiani erano cresciute nella convinzione che i mali del loro paese risiedessero nel “malgoverno dei democristiani” e che la fine di quell’epoca avrebbe lasciato il posto ad un futuro migliore. Il primo governo Berlusconi era visto come un incidente di percorso e l’approdo al governo degli ex comunisti e dei loro alleati era visto (dai tanti che li avevano seguiti dal dopoguerra a quel giorno) come il coronamento di un sogno decennale. Il film “Aprile”, di e con Nanni Moretti, descrive magistralmente quello stato d’animo, quel desiderio di lasciare alle spalle le formule che ci avevano afflitto per decenni (centrosinistra, centrismo, solidarietà nazionale, non sfiducia, monocolore, governo balneare, unità dei cattolici, e si potrebbe continuare all’infinito), per costruire una politica ed un paese nuovi.

La delusione era dietro l’angolo e non stava solo nella debolezza del patto di desistenza stipulato fra Ulivo ed il partito di Rifondazione Comunista, ma nella stessa linea del governo. Il continuismo debolmente riformatore di Romano Prodi si palesò immediatamente e, al di là della quotidiana polemica politica, per molti fu l’inizio di una lenta, lunga, inesorabile disillusione. I passaggi successivi, dal pessimo accordo della bicamerale al governo D’Alema (sia nella sua genesi che nella sua azione) e l’epilogo della legislatura, con degenerazioni da basso impero, non fecero che confermare quel sentimento.

In tanti furono progressivamente presi dalla consapevolezza che l’inefficienza della macchina dello Stato, il clientelismo meridionale, la propensione a compromessi al ribasso, la presenza endemica della mafia, l’immoralità della vita pubblica si sarebbero propagati dal prima al dopo. E che la speranza di una nuova stagione era solo un’illusione. Anche gli italiani che di quella illusione non erano partecipi ma avevano guardato con curiosità all’esperienza degli ex comunisti alla guida del paese, videro confermate le peggiori previsioni degli scettici: l’Italia sarebbe rimasto lo stesso paese di cui vergognarsi. Dramatic but not serious, come dicono gli inglesi; un pauvre pays, pas un pays pauvre, come disse De Gaulle.

Tutto quello che è accaduto in seguito, nell’animo di quelle persone, è stato il tentativo di rianimare quella vana speranza. E sembra che tutto sia stato pensato per soffocare tale tentativo. La riproposizione nel 2006 di Romano Prodi come leader della stessa coalizione ne è l’aspetto più macroscopico.

Ora i piloti di quelli che furono i partiti della rinascita postbellica si guardano intorno smarriti, consapevoli di vivere solamente grazie ad un’eredità fatta di vergogne da nascondere e di speranze tradite. Stupisce che non sappiano da che parte volgere lo sguardo?

Perdonate la sintesi: avrei dovuto riassumere mezzo secolo di storia, e questo è solo un blog.

3 risposte a I delusi e gli smarriti

  1. Aureo Muzzi scrive:

    Bravo Sandro. Scrivi tanto su Zvech.it ma ti risponde con l’ottimismo della ragione (e non con la storica “Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”). Che fare? Intanto ci penserà Grillo a raccogliere i delusi, poi l’astensionismo, un po’ di voti alla cosa rossa ed è fatta. La nuova Italia sta nascendo. I conservatori del PD, politici e elettori,grideranno allo scandalo che gli altri non li hanno capiti. Sono d’accordo soprattutto con la critica mossa aVeltroni: questo esce con una frase che rivoluziona tutto il quadro politico (IL PD correrà da solo), senza che vi sia stata una dscussione o una decisione di un organo politico collegiale. Ma d’altra parte è questo il futuro della politica nuova? Comunque si può benissimo pensare e agire secondo coscienza.

  2. maria scrive:

    Ho letto i commenti sul blog di Bruno e altri; mi sembra, che gran parte dei pensieri delle persone mature siano assolutamente in sintonia, con qualche distinguo, rivelando grandi preoccupazioni.
    Mi pare anche che gli unici ottimisti (o rianimatori di spiriti) per vocazione, siano solamente quelli che fanno i politici per mestiere o quelli appena entrati per dare una mano e immaginare una collaborazione continuata.
    Se è vero che “una convinzione è un’idea che possiede la mente, non la mente che possiede un’idea”: invito quelli che posso a smettere le convinzioni, li invito a smettere di domandarsi che cosa si deve fare o dire ai giovani, cercare di sospendere il triste confronto con i propri modelli mentali. Il che non vuol dire rinunciare.
    infatti noi vetero-moralisti abbiamo convinzioni generate dalla nostra storia personale, che possiedono la nostra mente, e perciò facciamo tanta fatica a capire e a comportarci.
    I prestigiatori del consenso politico e i loro servili aiutanti non hanno questo tipo di convinzioni: sono in grado di sottrarre la loro mente al dominio di un’idea, e cercano le soluzioni di volta in volta.
    Per il momento, Sandro, ho deciso almeno il titolo (che è come dire il programma) del mio prossimo lavoro letterario che sarà un poemetto imitativo in endecasillabi sciolti: BATRACOMIOMACHIA ovvero Battaglia delle Rane e dei Topi. Aperto a collaborazioni.

  3. sandrozagatti scrive:

    Cari Aureo e Maria, io intervengo tanto (sicuramente troppo) perche’ credo che la nostra societa’ abbia bisogno di politica, e che la nostra vita potrebbe essere migliore se la politica la si facesse. Sicuramente scrivo anche una montagna di minchiate, ma magari il mio esempio induce altri, che valgono piu’ di me e ne sanno piu’ di me, a dire la loro.

    Quanto alla questione sessuale e generazionale io fatico a reprimere il mio fastidio. Vogliono essere il partito dei giovani e delle donne? E che si facciano votare dai giovani e dalle donne. Intanto in coda per le primarie ed ai seggi di giovani non ne ho visto manco uno. Donne qualcuna, ma una minoranza. Un giorno scopriranno che i giovani non votano e che le donne votano Berlusconi perche’ e’ un gran puttaniere, e ci faranno sopra un convegno con Crepet e Vera Slepoj.

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