I delusi e gli smarriti

gennaio 27, 2008

smarrito

Quando nell’aprile 1996 l’Ulivo vinse le elezioni politiche, l’Italia fu percorsa da un fremito di entusiasmo. Intere generazioni di italiani erano cresciute nella convinzione che i mali del loro paese risiedessero nel “malgoverno dei democristiani” e che la fine di quell’epoca avrebbe lasciato il posto ad un futuro migliore. Il primo governo Berlusconi era visto come un incidente di percorso e l’approdo al governo degli ex comunisti e dei loro alleati era visto (dai tanti che li avevano seguiti dal dopoguerra a quel giorno) come il coronamento di un sogno decennale. Il film “Aprile”, di e con Nanni Moretti, descrive magistralmente quello stato d’animo, quel desiderio di lasciare alle spalle le formule che ci avevano afflitto per decenni (centrosinistra, centrismo, solidarietà nazionale, non sfiducia, monocolore, governo balneare, unità dei cattolici, e si potrebbe continuare all’infinito), per costruire una politica ed un paese nuovi.

La delusione era dietro l’angolo e non stava solo nella debolezza del patto di desistenza stipulato fra Ulivo ed il partito di Rifondazione Comunista, ma nella stessa linea del governo. Il continuismo debolmente riformatore di Romano Prodi si palesò immediatamente e, al di là della quotidiana polemica politica, per molti fu l’inizio di una lenta, lunga, inesorabile disillusione. I passaggi successivi, dal pessimo accordo della bicamerale al governo D’Alema (sia nella sua genesi che nella sua azione) e l’epilogo della legislatura, con degenerazioni da basso impero, non fecero che confermare quel sentimento.

In tanti furono progressivamente presi dalla consapevolezza che l’inefficienza della macchina dello Stato, il clientelismo meridionale, la propensione a compromessi al ribasso, la presenza endemica della mafia, l’immoralità della vita pubblica si sarebbero propagati dal prima al dopo. E che la speranza di una nuova stagione era solo un’illusione. Anche gli italiani che di quella illusione non erano partecipi ma avevano guardato con curiosità all’esperienza degli ex comunisti alla guida del paese, videro confermate le peggiori previsioni degli scettici: l’Italia sarebbe rimasto lo stesso paese di cui vergognarsi. Dramatic but not serious, come dicono gli inglesi; un pauvre pays, pas un pays pauvre, come disse De Gaulle.

Tutto quello che è accaduto in seguito, nell’animo di quelle persone, è stato il tentativo di rianimare quella vana speranza. E sembra che tutto sia stato pensato per soffocare tale tentativo. La riproposizione nel 2006 di Romano Prodi come leader della stessa coalizione ne è l’aspetto più macroscopico.

Ora i piloti di quelli che furono i partiti della rinascita postbellica si guardano intorno smarriti, consapevoli di vivere solamente grazie ad un’eredità fatta di vergogne da nascondere e di speranze tradite. Stupisce che non sappiano da che parte volgere lo sguardo?

Perdonate la sintesi: avrei dovuto riassumere mezzo secolo di storia, e questo è solo un blog.